Mons. Gaenswein: “Siamo all'11 settembre della Chiesa”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:07

Oggi la Chiesa cattolica guarda con sconcerto al proprio 11 settembre“. Così è intervenuto, proprio nel 17esimo anniversario degli attentati agli Stati Uniti d'America, mons. George Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia e segretario particolare di Benedetto XVI, facendo riferimento allo scandalo degli abusi sessuali che hanno coinvolto il clero. Lo ha fatto in occasione della presentazione, alla Camera dei Deputati, del libro del giornalista americano Rod Dreher “Opzione Benedetto”, che propone la creazione di piccole comunità di credenti come via di salvezza per la Chiesa.

Il parallelo con l'11 settembre

L'invito del presule tedesco è a non essere frainteso. “Non intendo confrontare né le vittime né i numeri degli abusi nell’ambito della Chiesa cattolica con le complessive 2.996 persone innocenti che l’11 settembre persero la vita a seguito degli attentati terroristici al World Trade Center e al Pentagono”, ha detto. Del resto, ha sottolineato il vescovo, nessuno finora ha attaccato la Chiesa con aerei di linea carichi di passeggeri. “La Basilica di San Pietro è in piedi – ha affermato – e così anche le cattedrali in Francia, in Germania o in Italia che continuano a rappresentare l’emblema di molte città del mondo occidentale”. E tuttavia – ha aggiunto – “le notizie provenienti dall’America che ultimamente ci hanno informato di quante anime sono state ferite irrimediabilmente e mortalmente da sacerdoti della Chiesa cattolica, ci trasmettono un messaggio ancor più terribile di quanto avrebbe potuto essere la notizia dell’improvviso crollo di tutte le chiese della Pennsylvania, insieme alla Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione a Washington”. Il riferimento allo Stato della Pennsylvania non è casuale: qui il gran giurì ha ritenuto valide le prove a carico di 300 preti pedofili raccolte dagli inquirenti negli ultimi due anni. Così come non è un caso che mons. Gaenswein abbia citato quel Santuario di Washington, dove nel 2008 accompagnò Benedetto XVI, il quale parlò “chino per la profonda vergogna” causata “dall’abuso sessuale dei minori da parte dei sacerdoti”, un lamento che “non riuscì a contenere il male, e nemmeno le assicurazioni formale e gli impegni a parole di una grande parte della gerarchia”.

La crisi

Il presule ha continuato a sottolineare la grande attenzione che Papa Ratzinger aveva nei confronti di questo grave peccato che alligna tra alcuni membri del clero. Ha così ricordato le parole che l’11 maggio 2010 rivolse ai giornalisti nell’aereo che lo portava a Fatima, con la denuncia che “la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa”. E ancora, cinque anni prima, era il 25 marzo 2005, in una meditazione della Via Crucis al Colosseo, il cardinale Ratzinger parlò della “sporcizia nella Chiesa”. Cumuli di immondizia che formano le ombre “dei peccati, dei misfatti e dei delitti all’interno della Chiesa”. Anche per questo si perdono i fedeli. Mons. Gaenswein ha rivolto lo sguardo al suo Paese, la Germania, dove ormai “solo il 9,8% dei fedeli si incontrano la domenica nelle case di Dio per celebrare l’eucaristia”. Questi elementi negativi non sono altro – ha osservato il vescovo tedesco – che “la prova finale che dovrà attraversare la Chiesa prima della venuta di Cristo descritta dal Catechismo”. E “la persecuzione che accompagna il pellegrinaggio della Chiesa sulla terra – ha aggiunto – svelerà il mistero di iniquità“.

La salvezza

Mysterium iniquitatis con cui ha famigliarità Rod Dreher, secondo mons. Gaenswein. Il segretario particolare di Benedetto XVI apprezza il libro “Opzione Benedetto”, anche perché è scritto da un laico e la crisi “nel suo nocciolo”, è “una crisi del clero”, pertanto è “scoccata l’ora dei laici forti e decisi, soprattutto nei nuovi mezzi di comunicazione cattolici indipendenti”. Mons. Gaenswein definisce il volume dello scrittore americano come “una sorta di manuale di istruzioni” per “la costruzione di un’arca” perché “non c’è alcuna diga con la quale si possa ancora arginare la grande alluvione”, che “non solo da ieri è in procinto di inondare l’antico Occidente cristiano”.

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