GIOVEDÌ 18 FEBBRAIO 2016, 10:41, IN TERRIS

MESSA AL CONFINE CON GLI USA, TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA

REDAZIONE
MESSA AL CONFINE CON GLI USA, TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA
MESSA AL CONFINE CON GLI USA, TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA
Di seguito pubblichiamo il testo completo pronunciato da Papa Francesco nella messa di chiusura del suo viaggio apostolico in Messico, funzione celebrata a 80 metri dal confine con gli Usa.

La gloria di Dio è la vita dell’uomo: così diceva sant’Ireneo nel II secolo, espressione che continua a risuonare nel cuore della Chiesa. La gloria del Padre è la vita dei suoi figli. Non c’è gloria più grande per un padre che vedere la realizzazione dei suoi; non c’è soddisfazione maggiore che vederli andare avanti, vederli crescere e svilupparsi. Lo attesta la prima Lettura che abbiamo ascoltato. Ninive: una grande città che si stava autodistruggendo, frutto dell’oppressione e della degradazione, della violenza e dell’ingiustizia. La grande capitale aveva i giorni contati, poiché non era sostenibile la violenza generata in sé stessa. E lì entra in scena il Signore muovendo il cuore di Giona, entra in scena il Padre invitando e inviando il suo messaggero. Giona viene chiamato per ricevere una missione. Va’, gli dice, perché "ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta" (Gn 3,4). Va’, aiutali a comprendere che con questo modo di comportarsi, di regolarsi, di organizzarsi stanno generando solo morte e distruzione, sofferenza e oppressione. Fa’ vedere loro che non c’è vita per nessuno, né per il re né per il suddito, né per i campi né per il bestiame. Va’ e annuncia che si sono talmente abituati al degrado che hanno perso la sensibilità di fronte al dolore. Va’ e di’ loro che l’ingiustizia ha preso possesso del loro sguardo. Per questo Giona parte! Dio lo invia a mettere in luce ciò che stava succedendo, lo invia a risvegliare un popolo ubriaco di sé stesso.

E in questo testo, ci troviamo di fronte al mistero della misericordia divina. La misericordia scaccia sempre la malvagità, prendendo molto sul serio l’essere umano. Fa sempre appello alla bontà di ogni persona, anche se è addormentata, anestetizzata. Lungi dall’annientare, come molte volte pretendiamo o vogliamo fare noi, la misericordia si avvicina ad ogni situazione per trasformarla dall’interno. Questo è propriamente il mistero della misericordia divina. Si avvicina e invita alla conversione, invita al pentimento; invita a vedere il danno che a tutti i livelli si sta causando. La misericordia entra sempre nel male per trasformarlo. Mistero di Dio nostro Padre: manda il suo Figlio, che entra nel male, si fa peccato per trasformare il male. Questa è la sua misericordia.

Il re ascoltò, gli abitanti della città reagirono e si decretò il pentimento. La misericordia di Dio entrò nel cuore rivelando e manifestando ciò che è la nostra certezza e la nostra speranza: c’è sempre la possibilità di cambiare, siamo in tempo per reagire e trasformare, modificare e cambiare, convertire quello che ci sta distruggendo come popolo, che ci sta degradando come umanità. La misericordia ci incoraggia a guardare il presente e avere fiducia in ciò che di sano e di buono è nascosto in ogni cuore. La misericordia di Dio è nostro scudo e nostra fortezza.

Giona aiutò a vedere, aiuta a prendere coscienza. Subito dopo, la sua chiamata trova uomini e donne capaci di pentirsi, capaci di piangere. Piangere per l’ingiustizia, piangere per il degrado, piangere per l’oppressione. Sono le lacrime che possono aprire la strada alla trasformazione; sono le lacrime che possono ammorbidire il cuore, sono le lacrime che possono purificare lo sguardo e aiutare a vedere la spirale di peccato in cui molte volte si sta immersi. Sono le lacrime che riescono a sensibilizzare lo sguardo e l’atteggiamento indurito e specialmente addormentato davanti alla sofferenza degli altri. Sono le lacrime che possono generare una rottura capace di aprirci alla conversione. Così accadde a Pietro dopo aver rinnegato Gesù: pianse, e le lacrime gli aprirono il cuore.

Questa parola risuoni con forza oggi in mezzo a noi; questa parola è la voce che grida nel deserto e ci invita alla conversione. In questo anno della misericordia, voglio con voi, in questo luogo implorare la misericordia divina, voglio chiedere con voi il dono delle lacrime, il dono della conversione.

Qui a Ciudad Juárez, come in altre zone di frontiera, si concentrano migliaia di migranti dell’America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare “dall’altra parte”. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del traffico umano, della tratta di persone.

Non possiamo negare la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali. Questa tragedia umana che la migrazione forzata rappresenta, al giorno d’oggi è un fenomeno globale. Questa crisi, che si può misurare in cifre, noi vogliamo misurarla con nomi, storie, famiglie. Sono fratelli e sorelle che partono spinti dalla povertà e dalla violenza, dal narcotraffico e dal crimine organizzato. A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete che cattura e distrugge sempre i più poveri. Non solo soffrono la povertà, ma devono anche patire tutte queste forme di violenza. Ingiustizia che si radicalizza nei giovani: loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall’inferno delle droghe. E che dire di tante donne alle quali hanno strappato ingiustamente la vita?

Chiediamo al nostro Dio il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto come i Niniviti al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne. Mai più morte e sfruttamento! C’è sempre tempo per cambiare, c’è sempre una via d’uscita e c’è sempre un’opportunità, c’è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre.

Come accadde al tempo di Giona, anche oggi scommettiamo sulla conversione; ci sono segni che diventano luce nel cammino e annuncio di salvezza. So del lavoro di tante organizzazioni della società civile in favore dei diritti dei migranti. So anche del lavoro impegnato di tante sorelle religiose, di religiosi e sacerdoti, di laici che si spendono nell’accompagnamento e nella difesa della vita. Danno aiuto in prima linea rischiando molte volte la propria. Con la loro vita sono profeti di misericordia, sono il cuore comprensivo e i piedi accompagnatori della Chiesa che apre le sue braccia e sostiene.

E’ tempo di conversione, è tempo di salvezza, è tempo di misericordia. Perciò diciamo, insieme con la sofferenza di tanti volti: “per la tua immensa compassione e misericordia, Signore, abbi pietà di noi… purificaci dai nostri peccati e crea in noi un cuore puro, uno spirito nuovo”.

E in questo momento desidero anche salutare da qui i nostri cari fratelli e sorelle che ci accompagnano simultaneamente dall’altra parte della frontiera. Specialmente quelli che si sono radunati nello stadio dell’Università di El Paso, conosciuto come il “Sun Bowl”, sotto la guida del loro Vescovo, Mons. Mark Seitz. Grazie all’aiuto della tecnologia, possiamo pregare, cantare e celebrare insieme l’amore misericordioso che il Signore ci dà, e che nessuna frontiera potrà impedirci di condividere. Grazie, fratelli e sorelle di El Paso, perché ci fate sentire una sola famiglia e una stessa comunità cristiana.
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