DOMENICA 14 GIUGNO 2015, 15:14, IN TERRIS

L’ESORTAZIONE DEL SANTO PADRE ALLA RESPONSABILITÀ VERSO L’AMBIENTE

Durante l’Angelus il Papa annuncia la presentazione dell’imminente enciclica sulla cura del creato

STEFANO CICCHINI
L’ESORTAZIONE DEL SANTO PADRE ALLA RESPONSABILITÀ VERSO L’AMBIENTE
L’ESORTAZIONE DEL SANTO PADRE ALLA RESPONSABILITÀ VERSO L’AMBIENTE
“Il Regno di Dio richiede la nostra collaborazione, ma è soprattutto iniziativa e dono del Signore”. E’ questa una delle considerazioni di Papa Francesco durante l’Angelus domenicale a piazza San Pietro. Il vescovo di Roma ha commentato le due parabole del Vangelo odierno: quella del seme che germoglia e cresce da solo e quella del granello di senape. L’uomo, ha spiegato, è “umile collaboratore” del Signore e “gioisce dell’azione creatrice divina” attendendone “con pazienza i frutti”. Secondo il Santo Padre per entrare a far parte del Regno di Dio “bisogna essere poveri nel cuore; non confidare nelle proprie capacità, ma nella potenza dell’amore di Dio; non agire per essere importanti agli occhi del mondo, ma preziosi agli occhi di Dio, che predilige i semplici e gli umili”.

“Quando viviamo così – ha continuato – attraverso di noi irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è piccolo e modesto in una realtà che fa fermentare l’intera massa del mondo e della storia”. Dopo l’Angelus ha annunciato che giovedì prossimo sarà pubblicata la nuova enciclica sulla cura del creato. Ha invitato i fedeli “ad accompagnare questo avvenimento con una rinnovata attenzione alle situazioni di degrado ambientale, ma anche di recupero, nei propri territori” e a “crescere nella responsabilità verso la casa comune” affidata a tutti dal Creatore. A seguire il testo integrale dell’Angelus.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di oggi è formato da due parabole molto brevi: quella del seme che germoglia e cresce da solo, e quella del granello di senape (cfr Mc 4,26–34). Attraverso queste immagini tratte dal mondo rurale, Gesù presenta l’efficacia della Parola di Dio e le esigenze del suo Regno, mostrando le ragioni della nostra speranza e del nostro impegno nella storia.

Nella prima parabola l’attenzione è posta sul fatto che il seme, gettato nella terra, attecchisce e si sviluppa da solo, sia che il contadino dorma sia che vegli. Egli è fiducioso nella potenza interna al seme stesso e nella fertilità del terreno. Nel linguaggio evangelico, il seme è simbolo della Parola di Dio, la cui fecondità è richiamata da questa parabola. Come l’umile seme si sviluppa nella terra, così la Parola opera con la potenza di Dio nel cuore di chi la ascolta. Dio ha affidato la sua Parola alla nostra terra, cioè a ciascuno di noi con la nostra concreta umanità. Possiamo essere fiduciosi, perché la Parola di Dio è parola creatrice, destinata a diventare «il chicco pieno nella spiga» (v. 28). Questa Parola, se viene accolta, porta certamente i suoi frutti, perché Dio stesso la fa germogliare e maturare attraverso vie che non sempre possiamo verificare e in un modo che noi non sappiamo (cfr v. 27). Tutto ciò ci fa capire che è sempre Dio, è sempre Dio a far crescere il suo Regno - per questo preghiamo tanto che “venga il tuo Regno” - è Lui che lo fa crescere, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti.

La Parola di Dio fa crescere, dà vita. E qui vorrei ricordarvi un’altra volta l’importanza di avere il Vangelo, la Bibbia, a portata di mano - il Vangelo piccolo nella borsa, in tasca - e di nutrirci ogni giorno con questa Parola viva di Dio: leggere ogni giorno un brano del Vangelo, un brano della Bibbia. Non dimenticare mai questo, per favore. Perché questa è la forza che fa germogliare in noi la vita del Regno di Dio.

La seconda parabola utilizza l’immagine del granello di senape. Pur essendo il più piccolo di tutti i semi, è pieno di vita e cresce fino a diventare «più grande di tutte le piante dell’orto» (Mc 4,32). E così è il Regno di Dio: una realtà umanamente piccola e apparentemente irrilevante. Per entrare a farne parte bisogna essere poveri nel cuore; non confidare nelle proprie capacità, ma nella potenza dell’amore di Dio; non agire per essere importanti agli occhi del mondo, ma preziosi agli occhi di Dio, che predilige i semplici e gli umili. Quando viviamo così, attraverso di noi irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è piccolo e modesto in una realtà che fa fermentare l’intera massa del mondo e della storia.

Da queste due parabole ci viene un insegnamento importante: il Regno di Dio richiede la nostra collaborazione, ma è soprattutto iniziativa e dono del Signore. La nostra debole opera, apparentemente piccola di fronte alla complessità dei problemi del mondo, se inserita in quella di Dio non ha paura delle difficoltà. La vittoria del Signore è sicura: il suo amore farà spuntare e farà crescere ogni seme di bene presente sulla terra. Questo ci apre alla fiducia e alla speranza, nonostante i drammi, le ingiustizie, le sofferenze che incontriamo. Il seme del bene e della pace germoglia e si sviluppa, perché lo fa maturare l’amore misericordioso di Dio.

La Vergine Santa, che ha accolto come «terra feconda» il seme della divina Parola, ci sostenga in questa speranza che non ci delude mai.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

oggi ricorre la Giornata Mondiale dei Donatori di Sangue, milioni di persone che contribuiscono, in modo silenzioso, ad aiutare i fratelli in difficoltà. A tutti i donatori esprimo apprezzamento e invito specialmente i giovani a seguire il loro esempio.

Saluto tutti voi, cari romani e pellegrini: gruppi parrocchiali, famiglie, e associazioni. In particolare saluto i fedeli venuti da Debrecen (Ungheria), da Malta, da Houston (Stati Uniti) e da Panamá; e dall’Italia i fedeli di Altamura, Angri, Treviso e Osimo.

Un pensiero speciale alla comunità dei romeni cattolici che vivono a Roma e ai ragazzi della Cresima di Cerea.

Saluto il gruppo che ricorda tutte le persone scomparse e assicuro la mia preghiera. Come pure sono vicino a tutti i lavoratori che difendono in modo solidale il diritto al lavoro, che è un diritto alla dignità!

Come è stato annunciato, giovedì prossimo sarà pubblicata una Lettera Enciclica sulla cura del creato. Invito ad accompagnare questo avvenimento con una rinnovata attenzione alle situazioni di degrado ambientale, ma anche di recupero, nei propri territori. Questa Enciclica è rivolta a tutti: preghiamo perché tutti possano ricevere il suo messaggio e crescere nella responsabilità verso la casa comune che Dio ci ha affidato a tutti.

A tutti voi auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
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