VENERDÌ 14 GIUGNO 2019, 23:03, IN TERRIS

FEDE

La strategia del dialogo tra i Papi e l’Islam

Da Benedetto a Francesco: la via del confronto che argina le differenze

LUCIO BRUNELLI
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L'incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam di al Azhar
L'incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam di al Azhar
L'

ultima sul papa e l’islam, diffusa nei social, è che Francesco a Santa Marta si sarebbe inginocchiato davanti ai leader musulmani del Sud Sudan, ovviamente interpretato come un segno di sottomissione alla religione del Corano. Ovviamente nessuno dei leader in questione, nel ‘ritiro’ tenutosi lo scorso aprile in Vaticano, era musulmano: il presidente è cattolico e il suo vice presbiteriano. Entrambi cristiani, almeno all’anagrafe, ma impegnati in una guerra fratricida che coinvolge contrapposte etnie e ha causato 400mila morti e milioni di sfollati. Il papa li aveva convocati in Vaticano insieme ai capi delle altre chiese cristiane del Sud Sudan; dopo averli supplicati di mettere fine a un’assurda carneficina, per dare più forza alla sua implorazione si era chinato a terra baciando i loro piedi. Molti fedeli cattolici seguendo in tv quella scena e vedendo la sofferenza del papa il cui ansimo era impressionante si erano commossi fino alle lacrime. Ma subito, senza fare alcuno sforzo di informarsi seriamente, decine di account ‘militanti’ hanno cominciato a diffondere nel web la versione del papa prostrato davanti ai capi “musulmani”. Ancora pochi giorni fa si potevano leggere su Facebook e Twitter commenti deliranti in reazione a un articolo postato da Aleteia che riferiva la sorpresa e l’emozione del presidente sud sudanese di fronte all’inatteso e umanissimo gesto del pontefice.


Identità da preservare

In modo deliberato e sistematico si vuole accreditare l’immagine caricaturale di un pontefice, Francesco, ‘sottomesso’ all’Islam, contrapposto a un predecessore, Benedetto XVI, che invece avrebbe assunto un atteggiamento di sfida, se non di vera e propria belligeranza verso i nuovi saraceni. Difficile dire se in questa rappresentazione deformata giochi più l’ignoranza o la mala fede. Certamente molti sarebbero sorpresi nell’apprendere l’autore di questo commento su san Francesco e le crociate: “Francesco capì anche che le crociate non erano la via giusta per difendere i diritti dei cristiani in Terra Santa, bensì bisognava prendere alla lettera il messaggio dell’imitazione del Crocifisso. Da quest’uomo, da Francesco, che ha risposto pienamente alla chiamata di Cristo crocifisso, emana ancora oggi lo splendore di una pace che convinse il sultano e può abbattere veramente le mura. Se noi come cristiani intraprendiamo il cammino verso la pace sull’esempio di san Francesco, non dobbiamo temere di perdere la nostra identità: è proprio allora che la troviamo”. Buonismo in salsa bergogliana? No, è un testo del cardinale Ratzinger del gennaio 2002, scritto in occasione dell’incontro interreligioso convocato da san Giovanni Paolo II ad Assisi dopo l’attacco alle Torri Gemelle per scongiurare i rischi di uno ‘scontro di civiltà’ e dire no all’uso blasfemo del nome di Dio per fini terroristici. Pochi inoltre saprebbero rispondere correttamente alla domanda: qual è il papa che ha varcato più volte la soglia di una moschea, come gesto di stima e amicizia con il mondo musulmano? Ancora una volta la risposta può apparire sorprendente: sì, Benedetto XVI.


Benedetto XVI

Papa Ratzinger è entrato, dopo essersi tolto le scarpe in segno di rispetto secondo l’usanza islamica, in tre delle moschee più prestigiose dell’intero pianeta islam: la moschea blu di Istanbul (29/11/ 2006), la moschea Al-Hussein Bin Talal di Amman (9/5/2009) la Cupola della Roccia sulla spianata delle moschee a Gerusalemme (12/5/2009). Gesti tutti successivi al famoso discorso di Ratisbona che i tradizionalisti esaltano, forzandolo, come un atto di guerra all’islam, lasciando in ombra però due cose. La lectio magistralis di Ratzinger nel suo antico ateneo non aveva come centro l’islam ma i rapporti tra “Fede, ragione, università”. Secondo: la polemica nata dalla citazione dell’imperatore bizantino su Maometto, estrapolata dal contesto e sentita offensiva dalle piazze islamiche (con violenze di cui pagarono il conto le minoranze cristiane), fu valutata con sincero rincrescimento dall’umile papa bavarese: “Avevo concepito quel discorso – confidò Benedetto XVI nel 2010 al giornalista amico Peter Seewald nel libro Luce del mondo – come una lezione strettamente accademica, senza rendermi conto che il discorso di un Papa non viene considerato dal punto di vista accademico, ma da quello politico. Da una prospettiva politica non si considerò il discorso prestando attenzione ai particolari; fu invece estrapolato un passo e dato ad esso un significato politico, che in realtà non aveva”. Molti altri episodi potrebbero essere narrati, per evidenziare le contraddizioni palesi nella caricatura dei due papi, l’uno dialogante l’altro ostile all’islam. Benedetto ricevette con tutti gli onori in Vaticano – primo papa della storia – il re dell’Arabia saudita, la nazione islamica meno indulgente verso i cristiani. E figuriamoci cosa sarebbe successo se fosse stato Francesco a compiere un simile gesto…


Oltre le differenze

La realtà è un’altra. La Chiesa cattolica, specialmente dopo il Concilio ecumenico Vaticano II, ha sempre guardato con rispetto e realismo al miliardo di fedeli musulmani che abitano il pianeta. La fede monoteista e la comune discendenza abramitica sono i tratti che tutti i pontefici hanno indicato come patrimonio spirituale comune ad ebrei, cristiani e musulmani. Il dialogo naturalmente non nasconde le grandi differenze e i numerosi problemi aperti. Mancanza di una piena libertà religiosa, crescita dei gruppi fondamentalisti, terrorismo, ruolo subalterno della donna sono punti dolorosi ben presenti a tutti i papi dopo il Concilio, da Paolo VI a Francesco. Temi che sono entrati in tutti i dialoghi portati avanti dalla Chiesa cattolica negli ultimi anni, sia nei colloqui pubblici sia in quelli privati. A volte con denunce forti, altre volte a porte chiuse. Ma la domanda è proprio questa: ai fini di un islam più ‘pacifico’, si ottiene di più con un dialogo tenace e franco o riempiendo di insulti i devoti del Corano? Ci darà davvero più sicurezza criminalizzare come potenziali delinquenti o fanatici sanguinari un’intera generazione di giovani musulmani? È quello che fanno ogni giorno diversi giornali, blog e account social propagandando l’equazione islam uguale terrorismo o delinquenza. Operazione ingiusta di per sé, come ogni falsa generalizzazione (italiani uguale mafiosi, si diceva dei nostri immigrati in America non tanto tempo fa). Ma non solo ingiusta. Anche irresponsabile, proprio dal punto di vista della sicurezza. Umiliare e ghettizzare un’intera comunità non può che nutrire risentimento e il risentimento porta alla radicalizzazione. Più si demonizza l’islam tout court, più si allevano nuovi terroristi.


Sviluppi importanti

Non stupidamente buonista ma concreta e pragmatica è la linea seguita dagli ultimi papi. Sensibilizzare i capi religiosi e politici dell’islam, ad esempio, perché isolino i violenti al loro interno (come si fece in Italia, in un dialogo col Pci, al tempo delle brigate rosse) e non si può dire che questo non sia avvenuto, con qualche risultato, almeno a livello dei più importanti centri dottrinali musulmani come l’università di Al Azhar che ora condanna come bestemmia religiosa il terrorismo nel nome di Allah. Nello stesso tempo creare le condizioni per una migliore tutela dei cristiani storicamente appena ‘tollerati’ nelle terre della ex mezza luna. Certo il cammino è lungo e aspro. Piccoli passi. Ad Abu Dhabi lo scorso 5 febbraio papa Francesco ha potuto radunare 170 mila fedeli cattolici nella prima messa mai celebrata nella penisola arabica. Come non rallegrarsi di questi sviluppi? Nella stessa città degli Emirati è stato firmato un documento che impegna il mondo sunnita a perseguire l’obiettivo di una “cittadinanza piena” per tutti i fedeli di altra religione che vivono in un paese islamico. Certo, ci vorrà tempo perché questi impegni diventino mentalità diffusa nel popolo dei devoti di Maometto, superando pregiudizi secolari. Ma in altri tempi un simile documento non sarebbe stato nemmeno pensabile. E poi, qual è l’alternativa? Indire nuove crociate, diffondere e fomentare ancora più odio? Sbagliato, non solo perché in contrasto con i più autentici sentimenti cristiani ma anche perché renderebbe ancora più insicuro questo nostro povero mondo.

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