“La regia degli eventi non appartiene agli uomini ma allo Spirito Santo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:37

La Parola di Dio è inarrestabile e vuole correre per comunicare salvezza a tutti”, afferma Francesco raccontando con toni freschi e immediati gli”arresti domiciliari” nei quali San Paolo a Roma riesce comunque a evangelizzare malgrado le difficoltà della sua condizione di detenuto in casa propria, costantamente guardato a vista da un militare di guardia. Una situazione particolare, insolita ma che ben raffigura la capacità degli “evangelizzatori coraggiosi” di diffondere il Buona Novella in ogni epoca e nonostante le persecuzioni e limitazioni imposte dal potere politico. All'udienza generale di questa mattina nell’Aula Paolo VI, il Papa ha incontrato i gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Continuando il ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli, il Pontefice ha incentrato la sua meditazione sul tema: “Paolo accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio con tutta franchezza e senza impedimento”.

Minacce e pericoli

Il Papa approfondisce la prigionia di Paolo a Roma e la fecondità dell’annuncio. “Nella sua ultima tappa missionaria l'Apostolo delle genti approda dopo un viaggio lungo e travagliato, segnato da minacce e pericoli, ma anche da incontri ospitali, dal buon profumo della fede dei discepoli di Cristo e dalle rivelazioni consolanti e incoraggianti del Signore- afferma Francesco-. Il viaggio di Paolo, che è stato un tutt’uno con quello del Vangelo, è la prova che le rotte degli uomini, se vissute nella fede, possono diventare spazio di transito della salvezza di Dio,  attraverso la Parola della fede che è un fermento attivo nella storia, capace di trasformare le situazioni e di aprire vie sempre nuove”. Secondo Jorge Mario Bergoglio “le peripezie di Paolo non hanno devitalizzato la Parola, ma l’hanno potenziata: la fragile argilla della sua vita non ha soffocato il tesoro della potenza di Dio, ma lo ha messo in luce, mostrando che la regia degli eventi non appartiene agli uomini ma allo Spirito Santo, che dà fecondità all’azione missionaria della Chiesa“. Con l’arrivo di Paolo nel cuore dell’Impero termina il racconto degli Atti degli Apostoli, che “non si chiude con il martirio di Paolo, ma con la semina abbondante della Parola: la fine del racconto di Luca, imperniato sul viaggio del Vangelo nel mondo, contiene e ricapitola tutto il dinamismo della Parola di Dio”.

Sotto custodia

Il Vangelo, che aveva iniziato il suo viaggio a Gerusalemme, la città santa, ora è giunto a Roma, da dove potrà ripartire per nuovi orizzonti, secondo i disegni di Dio”, evidenzia Francesco. E a Roma, “Paolo incontra anzitutto i suoi fratelli in Cristo, che lo accolgono e gli infondono coraggio e la cui calda ospitalità lascia pensare a quanto fosse atteso e desiderato il suo arrivo”. puntualizza il Pontefice: “Poi gli viene concesso di abitare per conto proprio sotto custodia militaris, cioè con un soldato che gli fa da guardia“. Malgrado la sua condizione di prigioniero, “Paolo può incontrare i notabili giudei per spiegare come mai sia stato costretto ad appellarsi a Cesare e per parlare loro del regno di Dio: egli cerca di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalle Scritture e mostrando la continuità tra la novità di Cristo e la speranza d’Israele”.

Profondamente ebreo

“Paolo si riconosce profondamente ebreo e vede nel Vangelo che predica, cioè nell’annuncio di Cristo morto e risorto, il compimento delle promesse fatte al popolo eletto- sottolinea il Papa-. Dopo questo primo incontro informale che trova i Giudei ben disposti, ne segue uno più ufficiale durante il quale, per un’intera giornata, Paolo annuncia il regno di Dio e cerca di aprire i suoi interlocutori alla fede in Gesù, a partire dalla legge di Mosè e dai Profeti”. E aggiunge Jorge Mario Bergoglio: “Poiché non tutti sono convinti, egli denuncia l’indurimento di cuore del popolo di Dio, causa della sua condanna e celebra con passione la salvezza delle nazioni che si mostrano invece sensibili a Dio e capaci di ascoltare la Parola del Vangelo”.  A questo punto ad emergere non è la morte di Paolo ma il dinamismo di una Parola che “non è incatenata” ma pronta a lasciarsi seminare a piene mani dall’Apostolo. Paolo lo fa “con tutta franchezza e senza impedimento”, in una casa dove “accoglie quanti vogliono ricevere l’annuncio del regno di Dio e conoscere Cristo“.

Evangelizzare concoraggio

Evidenzia il Pontefice: “Questa casa aperta a tutti i cuori in ricerca è immagine della Chiesa che, pur se perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù”. E conclude il Papa. “Cari fratelli e sorelle, al termine di questo itinerario, vissuto insieme seguendo la corsa del Vangelo nel mondo, lo Spirito ravvivi in ciascuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Renda capaci anche noi, come Paolo, di impregnare le nostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo“.

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