LUNEDÌ 22 LUGLIO 2019, 00:01, IN TERRIS

Il volto nascosto dell'India intollerante

In aumento la violenza degli indù contro i musulmani. Sotto tiro anche la minoranza cristiana

GIACOMO GALEAZZI E MARCO GRIECO
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Manifestanti indù protestano per avere più diritti - Foto © Associated Press
Manifestanti indù protestano per avere più diritti - Foto © Associated Press
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n giovane terrorizzato, legato a un palo e ripreso in video, poi pestato a sangue da un gruppo di altri uomini: è un episodio che gli indù come torturatori, mentre musulmana è la vittima, perché costretta anche a invocare una divinità del pantheon induista, secondo quanto riferisce l’Ansa. Si tratta di uno dei tanti episodi di crescente violenza in ambito religioso che, rende noto l'emittente britannica Bbc, sono aumentati in modo esponenziale in diverse regioni dell'India. Giugno, in particolare, è stato un mese particolarmente sanguinoso, con diversi attacchi. Il video del linciaggio, avvenuto un mese fa nello stato orientale del Jharkhand, ha avuto grande diffusione online. Alla fine, il ragazzo è quattro giorni dopo il linciaggio per i traumi riportato. I suoi aggressori, mentre lo picchiavano, lo hanno costretto a cantare ripetutamente "Jai Shri Ram", un'invocazione al dio indù Ram.


Un fenomeno in aumento

Negli ultimi anni, stando a quanto riporta la Bbc, gli estremisti indù autori dei linciaggi a danno dei musulmani hanno trasformato il nome della divinità in un grido di violenza e minaccia. Già a partire dal 2015, le violenze fra gruppi religiosi sono aumentate del 30% rispetto all'anno precedente, per un ammontare di oltre trecento attacchi, di cui 51 mortali. Il fenomeno è in continua crescita al punto che, registra l'emittente britannica, molti nel Paese avvertono un senso di disagio per il fatto che questi attacchi e queste uccisioni siano commesse in nome di un dio venerato da milioni di persone perché nume tutelare di giustizia e benevolenza. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha presentato un volto "moderato" al nazionalismo indù. Si ricorda discorso tenuto nel febbraio 2015 quando, come risposta ai continui attacchi alla minoranza cristiana, dichiarava: "Il nostro governo non permetterà a nessun gruppo religioso appartenente alla maggioranza o alla minoranza di incitare l'odio verso altri, né apertamente né segretamente". Eppure, i dati presentano un quadro tutt'altro che mite in termini di tolleranza.


Motivi socio-economici

Dietro l'aspetto religioso spesso si celano ragioni di natura socio-economica, al punto che la "persecuzione religiosa" diventa spesso un prestesto per regolare conti di altra natura. Questo, per esempio, avviene nel vicino Pakistan, dove è la legge anti-blasfemia è utilizzata per perseguitare le minoranze religiose. Lo dimostra il caso di Asia Bibi, arrestata nel 2009 perché accusata di aver offeso Maometto e il Corano, minacciata di morte dai fontamentalisti e solo di recente espatriata in Canada, dove ha potuto ricominciare a vivere. In India non esiste una legge analoga, eppure non mancano aree in cui gli incontri tra le varie comunità sono in qualche modo complessi perché celano lotte di potere intestine. L'Orissa, uno fra gli Stati più poveri dell'India, per esempio, è lacerato da battaglie inter-comunitarie destinate, come sottolinea la rivista di geopolitica Limes, ad aumentare in futuro. In luoghi in cui lo Stato è del tutto assente, il vuoto delle istituzioni è generalmente riempito da organizzazioni sociali di natura più o meno religiosa; un pò , con le dovute differenze, come in Pakistan hanno fatto madrasa e organizzazioni integraliste islamiche. Madre Teresa di Calcutta l’aveva capito immediatamente e non aveva mai subordinato aiuti e sostegno alla conversione dei suoi protetti. Così come l’hanno capito molti singoli religiosi che svolgono in India il loro lavoro e fanno della compassione e della carità senza etichette la loro regola di vita.


Il ruolo dei cristiani

Per gli indù, il concetto dell’esistenza di un unico vero Dio implica la falsità delle altre religioni e degli altri dèi e, pertanto, è profondamente estraneo alla mentalità e alla cultura indiana: non soltanto alla cultura induista, ma anche, in qualche misura, a un certa cultura musulmana radicata in enclaves locali. Ciononostante, come sottolineato dalla giornalista Francesca Marino su Limes, sebbene le confessioni cristiane siano, come anticipato, viste con diffidenza, la Chiesa cattolica rappresenta un'eccezione. I locali non cattolici vedono, nell'ampia rete di scuole, ospedali e organizzazioni umanitarie, una grande apertura all'assistenz adel popolo indiano, dal carattere religioso tanto quanto sociale. In passato, molti esponenti dell'attuale classe dirigente indiana si sono formati, infatti, nelle cosiddette convent schools, le scuole gestite da religiosi e religiose che rappresentanto anche nel sub-continente un fulgido modello di formazione tout-court. Un altro esempio è rappresentato dal rispetto che gli indiani hanno per madre Teresa di Calcutta, il secondo cittadino privato - dopo il Mahatma Gandhi - a cui sono stati tributati i funerali di Stato. In virtù della sua posizione, la Chiesa cattolica si batte da anni contro la discriminazione praticata dagli induisti nei confronti dei fuori casta e tuona contro l’aberrazione del sistema castale. L'avvenire, tuttavia, non si prospetta roseo: secondo l'ultimo rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre, quello degli attacchi alle minoranze in India è un fenomeno che ha luogo su una scala talmente vasta da far paura. 


Il silenzio della politica

I cattolici indiani, che rappresentano l'1,6 % della popolazione locale, vale a dire circa 17,6 milioni di fedeli, sono sempre più stretti dalla morsa degli estremisti, soprattutto nelle "perferie" del Paese, laddove le realtà tribali sono molto più forti nel sostrato comunitario. Ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Theodore Mascarenhas, vescovo ausiliare di Ranchi e segretario generale della Conferenza episcopale indiana esprime la propria preoccupazione non soltanto per la presenza di gruppi che promuovono l'odio contro le minoranze, ma per il forte sostegno di cui essi godono: "Questi gruppi non vengono fermati, né sui social media né nella vita reale". Anzi, "sembrano ricevere privilegi politici, e persino l’autorizzazione da parte della leadership. Ed è questo il problema più grave: anziché fermarli i leader politici li stanno incoraggiando". Monsignor Mascarenhas è convinto che l’opera della Chiesa al fianco degli ultimi sia una delle motivazioni dietro gli attacchi. "Come afferma un proverbio locale, si tirano sassi soltanto all’albero che porta frutti. Ed io ritengo che una delle ragioni per cui i fondamentalisti sono contro di noi sia il nostro lavoro a sostegno dei poveri". L’aumento delle violenze, non impedisce tuttavia alla Chiesa di portare avanti la propria missione. "Ho chiesto alle suore recentemente attaccate se avessero paura e mi hanno risposto di non essere spaventate e di voler continuare a gestire la loro scuola. E così tutti noi continueremo a servire i più poveri dei poveri. Sappiamo che questo ci causerà gravi difficoltà, che ci porterà persecuzioni, e avversità, ma seguiteremo a fare il nostro lavoro per i poveri, per Dio e per Gesù".

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