VENERDÌ 10 LUGLIO 2015, 17:17, IN TERRIS

IL PONTEFICE AI DETENUTI BOLIVIANI: "DAVANTI A VOI UN PECCATORE SALVATO"

Il Papa ha visitato il carcere Santa Cruz Palamasola. "Non potevo partire senza incontrarvi. Chi conosce Gesù vive il presente con speranza"

AUTORE OSPITE
IL PONTEFICE AI DETENUTI BOLIVIANI:
IL PONTEFICE AI DETENUTI BOLIVIANI: "DAVANTI A VOI UN PECCATORE SALVATO"
Commovente l'incontro di Papa Francesco con i detenuti presso il carcere Santa Cruz-Palamasola, nella Bolivia. Il Pontefice rivolgendosi ai carcerati ha detto: "Chi c'è davanti a voi? Potreste domandarvi. Vorrei rispondere alla domanda con una certezza della mia vita, con una certezza che mi ha segnato per sempre. Quello che sta davanti a voi è un uomo perdonato. Un uomo - ha proseguito - che è stato ed è salvato dai suoi molti peccati. Ed è così che mi presento. Non ho molto da darvi o offrirvi, ma quello che ho e quello che amo, sì, voglio darvelo, voglio condividerlo: Gesù Cristo, la misericordia del Padre". Bergoglio ha confessato di non voler lasciare la Bolivia "senza venire a trovarvi. Senza condividere la fede e la speranza che nascono dall'amore offerto sulla croce. Grazie per avermi accolto. So che vi siete preparati e avete pregato per me. Vi ringrazio tanto". Il Pontefice ha raccontato di aver constatato che il dolore "non è in grado di spegnere la speranza nel profondo del cuore, e che la vita continua a germogliare con forza in circostanze avverse". Cristo, poi, "è venuto a mostrarci, a rendere visibile l'amore che Dio ha per noi. Per voi, per me. Un amore attivo, reale. Un amore che ha preso sul serio la realtà dei suoi. Un amore che guarisce, perdona, rialza, cura. Un amore che si avvicina e restituisce dignità. Una dignità che possiamo perdere in molti modi e forme. Ma Gesù è un ostinato in questo: ha dato la vita per questo, per restituirci l'identità perduta".

La solidarietà verso i detenuti passa anche attraverso il richiamo delle Sacre Scritture, nelle quali spesso gli apostoli vengono privati della libertà "Mi viene alla memoria un'esperienza che può aiutarci: Pietro e Paolo sono stati anche prigionieri - ha detto Bergoglio -. In quella circostanza c'è stato qualcosa che li ha sostenuti, qualcosa che non li ha lasciati cadere nella disperazione, nell'oscurità che può scaturire dal non senso". E' stata la preghiera, secondo il Santo Padre, a risollevarli durante quelle ore difficili. Un raccoglimento personale e comunitario. "Loro hanno pregato e per loro pregavano - ha spiegato ancora - . Due movimenti, due azioni che insieme formano una rete che sostiene la vita e la speranza. Ci preserva dalla disperazione e ci stimola a continuare a camminare. Una rete che sostiene la vita, la vostra e quella dei vostri famigliari. La preghiera della madre, degli sposi, dei figli. E' la vostra rete che porta avanti la vita".

Quando Gesù entra nella vita, ha sottolineato il Papa, uno non resta imprigionato nel suo passato, "ma inizia a guardare il presente in un altro modo, con un'altra speranza. Uno inizia a guardare se stesso, la propria realtà con occhi diversi. Non resta ancorato in quello che è successo, ma è in grado di piangere e lì trovare la forza di ricominciare. E se in qualche momento ci sentiamo tristi, stiamo male, abbattuti, vi invito a guardare il volto di Gesù crocifisso. Nel suo sguardo tutti possiamo trovare posto. Tutti possiamo affidare a Lui le nostre ferite, i nostri dolori, anche i nostri peccati. Nelle sue piaghe, trovano posto le nostre piaghe. Per essere curate, lavate, trasformate, risuscitate. Egli è morto per voi, per me, per darci la mano e sollevarci. Parlate, con i sacerdoti che vengono, parlate... Gesù vuole risollevarci sempre".
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