IL PAPA TORNA DAL MESSICO, IL TESTO INTEGRALE DEL SUO DISCORSO IN AEREO

guerra

Sull’aereo papale che dal Messico ha riportato a Roma Papa Francesco, il Pontefice risponde alle domande dei vaticanisti parlando a tutto campo sulle questioni che attanagliano la società: dal sogno di un viaggio in cina, alla legge sulle unioni civili, dall’incontro con il patriarca Kirill, ai casi in cui la contraccezione potrebbe essere tollerata, fino a Trump che accusa di non essere cristiano perché vuole erigere muri e non ponti.

A introdurre il dialogo con i giornalisti è Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede e portavoce vaticano: “Santo Padre, grazie per essere qui, come al termine di ogni viaggio, per la conversazione di sintesi, un grande sguardo sul viaggio avvenuto, e la Sua disponibilità a rispondere a tante domande della nostra comunità internazionale. Cominciamo con i colleghi del Messico, naturalmente. La prima persona che ci fa una domanda è Maria Eugenia Jimenez Calíz di “Milenio”, che è un importante giornale messicano.

Unioni Civili e Famiglia

Carlo Marroni: “Santo Padre, la mia domanda è sulla famiglia, tema che Lei ha affrontato in questo viaggio. Nel Parlamento italiano è in discussione la legge sulle unioni civili, tema che sta portando a forti scontri in politica, ma anche a un forte dibattito nella società e fra i cattolici. In particolare, volevo sapere il Suo pensiero sul tema delle adozioni da parte delle unioni civili, e quindi sui diritti dei bambini e dei figli in generale. Grazie”.

Papa Francesco: “Prima di tutto, io non so come stanno le cose nel Parlamento italiano. Il Papa non si immischia nella politica italiana. Nella prima riunione che ho avuto con i Vescovi [italiani], nel maggio2013, una delle tre cose che ho detto: ‘Con il governo italiano, arrangiatevi voi’. Perché il Papa è per tutti, e non può mettersi nella politica concreta, interna di un Paese: questo non è il ruolo del Papa. E quello che penso io è quello che pensa la Chiesa, e che ha detto in tante occasioni. Perché questo non è il primo Paese che fa questa esperienza: sono tanti. Io penso quello che la Chiesa sempre ha detto”.

Anne Thompson: “Santo Padre, Lei ha parlato molto di famiglie e dell’Anno della Misericordia, in questo viaggio. Alcuni si chiedono, come una Chiesa che sostiene di essere ‘misericordiosa’ possa perdonare più facilmente un assassino piuttosto di chi divorzia e si risposa”.

Papa Francesco: “Mi piace la domanda! Sulla famiglia, hanno parlato due Sinodi e il Papa ha parlato tutto l’anno nelle catechesi del mercoledì. E la domanda è vera, mi piace, perché Lei l’ha fatta plasticamente bene. Nel documento post-sinodale che uscirà – forse prima di Pasqua –, in uno dei capitoli – perché ne ha tanti – si riprende tutto quello che il Sinodo ha detto sui conflitti o sulle famiglie ferite, e la pastorale delle famiglie ferite… E’ una delle preoccupazioni. Come un’altra è la preparazione per il matrimonio. Lei pensi che per diventare prete ci sono otto anni di studio, di preparazione, e poi, dopo un certo tempo, se non ce la fai, chiedi la dispensa e te ne vai, ed è tutto a posto. Invece, per fare un Sacramento che è per tutta la vita, tre-quattro conferenze… La preparazione al matrimonio è molto, molto importante, perché credo che sia una cosa che la Chiesa, nella pastorale comune – almeno nel mio Paese, in Sudamerica – non ha valutato tanto. Per esempio – adesso non tanto, ma alcuni anni fa – nella mia Patria, c’era l’abitudine di… si chiamava ‘casamiento de apuro’: sposarsi di fretta perché viene il bambino. E per coprire socialmente l’onore della famiglia… Lì, non erano liberi, e tante volte questi matrimoni sono nulli. E io, come vescovo, ho proibito di fare questo ai sacerdoti, quando c’era questo… Che venga il bambino, che continuino da fidanzati, e quando si sentono di farlo per tutta la vita, che vadano avanti. Ma c’è una carenza [nella preparazione] al matrimonio. Poi, un altro capitolo molto interessante: l’educazione dei figli. Le vittime dei problemi della famiglia sono i figli. Ma sono anche vittime dei problemi della famiglia che né il marito né la moglie vogliono: per esempio, il bisogno di lavoro. Quando il papà non ha tempo libero per parlare con i figli, quando la mamma non ha tempo libero per parlare con i figli… Quando io confesso una coppia che ha figli, dei coniugi, dico: ‘Quanti figli ha?’. E alcuni si spaventano perché dicono: ‘Il prete mi domanderà perché non ne ho di più…’. E io dico: ‘Le farò una seconda domanda: lei gioca con i suoi figli?’; e la maggioranza – quasi tutti! – dicono: ‘Ma, padre, non ho tempo: lavoro tutta la giornata’. E i figli sono vittime di un problema sociale che ferisce la famiglia. E’ un problema… Mi piace, la sua domanda. E una terza cosa interessante, nell’incontro con le famiglie, a Tuxtla – c’era una coppia di ri-sposati in seconda unione, integrati nella pastorale della Chiesa; e la parola-chiave che ha usato il Sinodo – e io la riprenderò – è ‘integrare’ nella vita della Chiesa le famiglie ferite, le famiglie di risposati, e tutto questo. Ma non dimenticare i bambini al centro! Sono le prime vittime, sia delle ferite sia delle condizioni di povertà, di lavoro, di tutto questo”.

Anne Thompson: “Significa che potranno fare la comunione?”

Papa Francesco: “Questa è una cosa… è il punto di arrivo. Integrare nella Chiesa non significa ‘fare la comunione’; perché io conosco cattolici risposati che vanno in chiesa una volta l’anno, due volte: ‘Ma, io voglio fare la comunione!’, come se la comunione fosse un’onorificenza. E’ un lavoro di integrazione… tutte le porte sono aperte. Ma non si può dire: da ora in poi ‘possono fare la comunione’. Questo sarebbe una ferita anche ai coniugi, alla coppia, perché non farà compiere loro quella strada di integrazione. E questi due erano felici! E hanno usato un’espressione molto bella: ‘Noi non facciamo la comunione eucaristica, ma facciamo comunione nella visita all’ospedale, in questo servizio, in quello…”. La loro integrazione è rimasta lì. Se c’è qualcosa di più, il Signore lo dirà a loro, ma… è un cammino, è una strada”.

Franca Giansoldati: “Sull’argomento della legge che sta per essere votata al Parlamento italiano: è una legge che in qualche modo riguarda anche altri Stati, perché altri Stati hanno all’attenzione leggi che riguardano unioni fra persone dello stesso sesso. C’è un documento della Congregazione della Dottrina della Fede, che risale al 2003, che dedica un’ampia attenzione a questo, e in più dedica un capitolo al comportamento che devono tenere i parlamentari cattolici in Parlamento davanti a queste leggi, e si dice espressamente che i parlamentari cattolici non devono votare queste leggi. Visto che c’è molta confusione su questo, Le volevo chiedere innanzitutto se questo documento del 2003 ha ancora un valore, e effettivamente, quale comportamento un parlamentare cattolico deve tenere?”

Papa Francesco: “Non ricordo bene quel documento del 2003 della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma un parlamentare cattolico deve votare secondo la propria coscienza ben formata: questo, direi soltanto questo. Credo che sia sufficiente. E dico ‘ben formata’, perché non è la coscienza del ‘quello che mi pare’. Io mi ricordo quando è stato votato il matrimonio delle persone dello stesso sesso a Buenos Aires, che c’era un pareggio di voti, e alla fine uno ha detto all’altro: ‘Ma tu vedi chiaro?’ – ‘No’ – ‘Neppure io’ – ‘Andiamocene’ – ‘Se ce ne andiamo, non raggiungiamo il quorum’. E l’altro ha detto: ‘Ma se raggiungiamo il quorum, diamo il voto a Kirchner!’, e l’altro: ‘Preferisco darlo a Kirchner e non a Bergoglio!’ … e avanti. Questa non è coscienza ben formata! E sulle persone dello stesso sesso, ripeto quello che ho detto nel viaggio di ritorno da Rio de Janeiro e che è nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

Contraccezione e Aborto

Paloma Garcia Ovejero: “Santo Padre, da qualche settimana c’è molta preoccupazione in parecchi Paesi latinoamericani, ma anche in Europa, per il virus ‘Zika’. Il rischio più grande sarebbe per le donne in gravidanza: c’è angoscia. Alcune autorità hanno proposto l’aborto, oppure di evitare la gravidanza. In questo caso, la Chiesa può prendere in considerazione il concetto di ‘male minore’?”

Papa Francesco: “L’aborto non è un ‘male minore’. E’ un crimine. E’ fare fuori uno per salvare un altro. E’ quello che fa la mafia. E’ un crimine, è un male assoluto. Riguardo al ‘male minore’: evitare la gravidanza è un caso – parliamo in termini di conflitto tra il quinto e il sesto comandamento. Paolo VI – il grande! – in una situazione difficile, in Africa, ha permesso alle suore di usare gli anticoncezionali per i casi di violenza. Non bisogna confondere il male di evitare la gravidanza, da solo, con l’aborto. L’aborto non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico. Si uccide una persona per salvarne un’altra – nel migliore dei casi – o per passarsela bene. E’ contro il Giuramento di Ippocrate che i medici devono fare. E’ un male in sé stesso, ma non è un male religioso, all’inizio, no, è un male umano. Ed evidentemente, siccome è un male umano – come ogni uccisione – è condannato. Invece, evitare la gravidanza non è un male assoluto, e in certi casi, come in quello che ho menzionato del Beato Paolo VI, era chiaro. Inoltre, io esorterei i medici che facciano di tutto per trovare i vaccini contro queste due zanzare che portano questo male: su questo si deve lavorare… Grazie.

Immigrazione

Phil Pullella: “Buona sera, Santità. Lei oggi ha parlato molto eloquentemente dei problemi degli immigrati. Dall’altra parte della frontiera, comunque, c’è una campagna elettorale abbastanza dura. Uno dei candidati alla Casa Bianca, il repubblicano Donald Trump, in un’intervista recentemente ha detto che Lei è un uomo politico e addirittura ha detto che forse Lei è anche una pedina, uno strumento del governo messicano per la politica di immigrazione. Lui ha dichiarato che, se eletto, vuole costruire 2.500 km di muro lungo la frontiera; vuole deportare 11 milioni di immigrati illegali, separando così le famiglie, eccetera. Allora, vorrei chiedere prima di tutto che cosa pensa di queste accuse contro di Lei e se un cattolico americano può votare per una persona del genere”.

Papa Francesco: “Ma, grazie a Dio che ha detto che io sono politico, perché Aristotele definisce la persona umana come animal politicus: almeno sono persona umana! E che sono una pedina… mah, forse, non so… lo lascio al giudizio vostro, della gente… E poi, una persona che pensa soltanto a fare muri, sia dove sia, e non a fare ponti, non è cristiana. Questo non è nel Vangelo. Poi, quello che mi diceva, cosa consiglierei, votare o non votare: non mi immischio. Soltanto dico: se dice queste cose, quest’uomo non è cristiano. Bisogna vedere se lui ha detto queste cose. E per questo do il beneficio del dubbio.

Viaggio in Messico, Pedofilia e Desaparecido

Maria Eugenia Jimenez Caliz: “Santo Padre, in Messico ci sono migliaia di desaparecidos, però il caso dei 43 di Ayotzinapa è un caso emblematico. Vorrei chiederLe perché non ha incontrato i loro familiari, ed anche un messaggio per i familiari delle migliaia di desaparecidos”

Papa Francesco: “In realtà, se Lei legge i messaggi, ci sono riferimenti continui agli assassinati, alle morti, alla vita presa da tutte queste bande del narcotraffico, dei trafficanti di esseri umani. Cioè che di questi problemi ho parlato come di una delle piaghe di cui sta soffrendo il Messico. C’è stato qualche tentativo di ricevere delle persone; ed erano tanti gruppi, anche opposti tra di loro, con lotte interne. Allora io ho preferito dire che nella Messa li avrei visti tutti, nella Messa di Juarez se preferivano, o in un’altra, ma ero aperto a questa disponibilità. Era praticamente impossibile ricevere tutti i gruppi, che, d’altra parte, erano anche opposti tra di loro. E’ una situazione difficile da capire, per me, chiaramente, che sono straniero. Ma credo che pure la società messicana sia vittima di tutto questo: dei crimini, di questo far sparire la gente, scartare la gente. Ne ho parlato nei discorsi in cui ho potuto, e Lei lo può constatare. E’ un dolore che mi porto molto grande, perché questo popolo non merita un dramma come questo”.

Javier Solorzano Zinser: “Molte Grazie. Papa Francesco, molte grazie. Il tema della pedofilia, come sa, in Messico ha radici molto pericolose, molto dolorose. Il caso di padre Maciel ha lasciato forti segni, soprattutto nelle vittime. Le vittime continuano a sentirsi non protette dalla Chiesa; molti di loro continuano ad essere uomini di fede, e alcuni addirittura hanno seguito il sacerdozio. Le domando cosa pensa di questo tema, se in qualche momento ha pensato di incontrare le vittime e, in generale, questa idea che ai sacerdoti, quando arrivano ad essere scoperti per un caso di questa natura, quello che si fa è cambiare loro la parrocchia e niente più. Come vede questo tema? E molte grazie”.

Papa Francesco: “Bene, comincio dal secondo. Un vescovo che cambia la parrocchia ad un sacerdote, quando si verifica un caso di pedofilia, è un incosciente, e la cosa migliore che possa fare è presentare la rinuncia. Chiaro? Secondo, andando indietro, caso Maciel. E qui mi permetto di rendere un omaggio all’uomo che ha lottato in un momento in cui non aveva forza per imporsi, finché è riuscito ad imporsi: Ratzinger. Il Cardinale Ratzinger – un applauso per lui! – è un uomo che ha avuto tutta la documentazione. Quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede ha avuto tutto nelle sue mani, ha fatto le indagini e è andato avanti, avanti, avanti… ma non è potuto andare più in là nell’esecuzione. Ma se voi ricordate, dieci giorni prima che morisse san Giovanni Paolo II, quella Via Crucis del Venerdì Santo, disse a tutta la Chiesa che bisognava pulire le “sporcizie” della Chiesa. E nella Messa Pro Eligendo Pontifice – non è uno sciocco, lui sapeva di essere un candidato – non gli importò di mascherare la suo posizione, disse esattamente la stessa cosa. Vale a dire, è stato l’uomo coraggioso che ha aiutato tanti ad aprire questa porta. Così che voglio ricordarvelo, perché a volte ci dimentichiamo di questi lavori nascosti che sono stati quelli che hanno preparato le basi per scoperchiare la pentola. Terzo, stiamo lavorando abbastanza. Con il Cardinale Segretario di Stato, parlando, ed anche con il gruppo dei nuovi Cardinali consiglieri, dopo aver ascoltato, ho deciso di nominare un terzo Segretario aggiunto alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che si occupi solamente di questi casi, perché la Congregazione non può farcela con tutto quello che ha da fare, e dunque uno che sappia gestire questo. Inoltre, è stato costituito il Tribunale d’Appello, presieduto da Mons. Scicluna, che si sta occupando dei casi di seconda istanza, quando si fa ricorso; la prima istanza, infatti, la esamina la “feria quarta” – come la chiamiamo, perché si riunisce il mercoledì – della Congregazione per la Dottrina della Fede. Quando c’è il ricorso si torna alla prima istanza, e questo non è giusto. Quindi, il secondo ricorso, già con un profilo legale, con l‘avvocato difensore. Però bisogna appurare perché siamo abbastanza in ritardo nei casi, perché si presentano casi. Terzo, un’altra realtà che sta lavorando molto bene è la Commissione per la tutela dei minori. Non è strettamente riservata ai casi di pedofilia, ma di tutela dei minori. In quella sede mi sono incontrato per una mattina intera con sei di loro – due tedeschi, due irlandesi e due inglesi – uomini e donne, abusati, vittime. E mi sono incontrato con le vittime anche a Filadelfia. Anche lì una mattina ho avuto un incontro con le vittime. Insomma, si sta lavorando. Però io ringrazio Dio che si sia scoperchiata questa pentola, e bisogna continuare a scoperchiarla, e prendere coscienza. E, infine, voglio dire che è una mostruosità, perché un sacerdote viene consacrato per portare un bambino a Dio, e lì se lo “mangia” in un sacrificio diabolico, lo distrugge. Poi, per quanto riguarda Maciel, tornando alla Congregazione, è stato fatto tutto un intervento, e oggi la Congregazione, il governo della Congregazione è semi-commissariato, ossia, il Superiore generale è eletto dal Consiglio, dal Capitolo Generale, però il Vicario lo elegge il Papa. Due consiglieri generali sono eletti dal Capitolo Generale e altri due li elegge il Papa, in modo tale che li aiutiamo a revisionare dei vecchi conti”.

Javier Martínez Brocal: “Santo Padre, grazie tante per questo viaggio in Messico: è stato un onore accompagnarLa e vedere quello che abbiamo visto. Ancora non siamo tornati a Roma e già stiamo pensando a futuri viaggi, a fare le valige di nuovo. Santo Padre, quando andrà in Argentina, dove La aspettano da tanto tempo? E poi quando tornerà in America Latina o in Cina?… Poi, una battuta: Lei, durante questo viaggio, ci ha parlato tante volte di ‘sognare’: Lei, cosa sogna? E soprattutto, qual è il Suo incubo?”

Papa Francesco: “La Cina… andare là: mi piacerebbe tanto! Voglio dire una cosa, una cosa giusta, sul popolo messicano. E’ un popolo di una ricchezza, di una ricchezza tanto grande, è un popolo che sorprende… Ha una cultura, una cultura millenaria… Voi sapete che oggi, in Messico si parlano 65 lingue, contando gli indigeni? 65! E’ un popolo di una grande fede, anche ha sofferto persecuzioni religiose, ci sono martiri – adesso ne canonizzerò due o tre – E’ un popolo… non lo si può spiegare. E un popolo non lo si può spiegare semplicemente perché la parola “popolo” non è una categoria logica, è una categoria mistica. E il popolo messicano non lo si può spiegare, questa ricchezza, questa storia, questa gioia, questa capacità di festa, e queste tragedie delle quali voi avete domandato. Io non posso dire un’altra cosa, che questa unità, anche che questo popolo sia riuscito a non fallire, a non finire con tante guerre, e cose che succedono adesso… Lì, a Ciudad Juárez, c’era un patto di 12 ore di pace per la mia visita: dopo continueranno a lottare tra loro, i trafficanti… Un popolo che ha ancora questa vitalità, si spiega solamente per Guadalupe. E io vi invito a studiare seriamente il fatto Guadalupe. La Madonna è lì. Io non trovo un’altra spiegazione. E sarebbe bello che voi, come giornalisti… Ci sono alcuni libri buoni che spiegano, spiegano anche il dipinto, com’è, cosa significa… E così si potrà capire un po’ questo popolo tanto grande, tanto bello”.

Caroline Pigozzi: “Santo Padre, buona sera. Due cose. Volevo sapere cosa Lei ha chiesto poi alla Vergine di Guadalupe, perché è rimasto molto tempo nella chiesa a pregare la Vergine di Guadalupe. Poi, la seconda cosa, se Lei sogna in italiano o in spagnolo?”

Papa Francesco: “Sì, dirò che sogno in esperanto… Non so come rispondere a questo, davvero. Alcune volte sì, ricordo, qualche sogno in altra lingua, ma sognare in lingue no, con figure, sì. La mia psicologia è così. Con parole sogno poco. E la prima domanda era?”

Caroline Pigozzi: “La prima domanda, Santità, Lei è stato molto tempo a pregare la Madonna”

Papa Francesco: “Ho chiesto per il mondo, per la pace… Tante cose… La poverina ha finito con la testa così… Ho chiesto perdono, ho chiesto che la Chiesa cresca sana, ho chiesto per il popolo messicano … E anche una cosa che ho chiesto tanto è che i preti siano veri preti, e le suore vere suore, e i vescovi veri vescovi: come il Signore ci vuole. Questo l’ho chiesto tanto. Ma poi, le cose che un figlio dice alla mamma sono un po’ segrete… Grazie, Carolina”.

 

Incontro con il Patriarca Kirill

Jean-Louis de la Vaissière: “L’incontro con il Patriarca russo Kirill e la firma di una Dichiarazione comune è stato salutato nel mondo intero come un passo storico. Ma adesso, già oggi, in Ucraina i greco-cattolici si sentono traditi e parlano di un “documento politico”, di appoggio alla politica russa. Sul terreno, la guerra delle parole si è accesa di nuovo. Lei pensa di potere andare a Mosca? E’ stato invitato dal Patriarca? O di andare forse a Creta per salutare il Concilio panortodosso, in primavera?”

Papa Francesco: ” Incomincio dalla fine. Io sarò presente, spiritualmente e con un messaggio. Mi piacerebbe andare a salutarli nel Concilio panortodosso: sono fratelli; ma devo rispettare. Ma so che loro vogliono invitare osservatori cattolici, e questo è un bel ponte. E dietro gli osservatori cattolici ci sarò io, pregando con i migliori auguri affinché gli ortodossi vadano avanti, avanti, perché sono fratelli e i loro vescovi sono vescovi come noi. Poi, Kirill. Il mio fratello. Ci siamo baciati, abbracciati, e poi un colloquio di due ore! Due ore, nelle quali abbiamo parlato come fratelli, sinceramente, e nessuno sa di che cosa si sia parlato, soltanto ciò che abbiamo detto alla fine, pubblicamente, riguardo a quello che abbiamo provato nel colloquio. Terzo: quell’articolo, quelle dichiarazioni in Ucraina. Quando io ho letto questo, mi sono un po’ preoccupato, perché era piuttosto Svjatoslav Ševčuk che avrebbe detto che il popolo ucraino, o alcuni ucraini, o tanti ucraini si sentono profondamente delusi e traditi. Prima di tutto, io conosco bene Svjatoslav: a Buenos Aires, per quattro anni abbiamo lavorato insieme. Quando lui è stato eletto – a 42 anni, un brav’uomo! – è stato eletto Arcivescovo Maggiore, è tornato a Buenos Aires per prendere le sue cose. E’ venuto da me e mi ha regalato un’icona – piccola così – della Madonna della Tenerezza e mi ha detto: “Questa mi ha accompagnato per tutta la vita: voglio lasciarla a te, che mi hai accompagnato in questi quattro anni”. E’ una delle poche cose che mi sono fatto portare da Buenos Aires e la tengo sulla mia scrivania. E’ un uomo per il quale ho rispetto e anche familiarità, ci diamo del “tu”, e per questo mi è sembrato un po’ strano. E ho ricordato una cosa che ho detto a voi: per capire una notizia, una dichiarazione, bisogna cercare l’ermeneutica di tutto. Quando ha detto questo? E’ stato detto in una dichiarazione del 14 febbraio scorso, domenica, domenica scorsa. Un’intervista che ha fatto, presa dal padre… non ricordo, un sacerdote ucraino; in Ucraina, presa, e pubblicata. Quella notizia – l’intervista è di due pagine e un po’, più o meno – quella notizia è nel terz’ultimo paragrafo, così piccolo. Ho letto l’intervista, e dirò questo: Ševčuk – è la parte dogmatica – si dichiara figlio della Chiesa, in comunione con il Vescovo di Roma, con la Chiesa; parla del Papa, della vicinanza del Papa, e di lui, della sua fede, e anche della fede del popolo ortodosso. Nella parte dogmatica nessuna difficoltà, è ortodossa nel senso buono della parola, cioè dottrina cattolica. Poi, come in ogni intervista – questa, per esempio – ognuno ha il diritto di dire le sue cose, e questo non lo ha fatto riguardo all’incontro, perché dell’incontro dice: “E’ una cosa buona e dobbiamo andare avanti”. In questo secondo capitolo, le idee personali che una persona ha. Per esempio, questo che io ho detto sui vescovi che spostano i preti pedofili, che il meglio che possono fare è dimettersi, è una cosa… non è dogmatica, ma è quello che io penso. E così lui ha le sue idee personali che sono per dialogare, e ha diritto ad averne. Tutto quello che dice lui è sul documento: quello è il problema. Sul fatto dell’incontro dice: “Questo è il Signore, lo Spirito che va avanti, l’abbraccio…”: tutto va bene. Il Documento? E’ un documento discutibile. E c’è un’altra cosa da aggiungere: che l’Ucraina è in un momento di guerra, di sofferenza, con tante interpretazioni. Io ho nominato il popolo ucraino chiedendo preghiere e vicinanza tante volte, sia negli Angelus sia nelle Udienze del mercoledì. Ma il fatto storico di una guerra… ognuno ha la sua idea: come è questa guerra? chi l’ha incominciata? come si fa? come non si fa?… E’ evidente che questo è un problema storico, ma anche un problema esistenziale di quel Paese, e parla della sofferenza. E in questo contesto, io inserisco questo paragrafo, e si capisce quello che dicono i fedeli… Perché Svjatoslav dice: “Tanti fedeli mi hanno chiamato o scritto dicendo che sono profondamente delusi e traditi da Roma”. Si capisce che un popolo in quella situazione senta questo. Il Documento è opinabile su questa questione dell’Ucraina, ma lì si dice che si fermi la guerra e che si vada ad accordi; anche io personalmente ho auspicato che gli Accordi di Minsk vadano avanti, e non si cancelli con il gomito quello che è stato scritto con le mani. La Chiesa di Roma, il Papa ha sempre detto: “Cercate la pace”. Ho ricevuto entrambi i Presidenti . E per questo, quando lui dice che ha sentito questo dal suo popolo, io lo capisco, lo capisco. Ma non è “la” notizia. La notizia è tutto. Se voi leggete tutta l’intervista, vedete che ci sono cose dogmatiche serie, che rimangono, c’è un desiderio di unità, di andare avanti, ecumenico – lui è un uomo ecumenico… E ci sono alcune opinioni… Lui mi ha scritto, quando si è saputo del viaggio, dell’incontro, ma come un fratello, dando le sue opinioni di fratello… A me non dispiace il Documento, così; non dispiace nel senso che dobbiamo rispettare le cose che ognuno ha la libertà di pensare e in quella situazione tanto difficile. E da Roma… Adesso il Nunzio è sulla frontiera dove si combatte, aiutando i soldati, i feriti; la Chiesa di Roma ha inviato tanto aiuto, tanto aiuto lì. E sempre cercare la pace, gli accordi; si rispetti l’Accordo di Minsk…. Questo è l’insieme. Ma non bisogna spaventarsi per quella frase: questa è una lezione, che una notizia la si deve interpretare con l’ermeneutica del tutto, non della parte.

Jean-Louis de la Vaissière: Il Patriarca Kirill L’ha invitata a Mosca, ad andare una volta?

Papa Francesco: “Il Patriarca Kirill… Io preferirei… perché se dico una cosa devo dirne un’altra e un’altra e un’altra. Preferirei che quello di cui abbiamo parlato noi, da soli, sia soltanto quello che abbiamo detto in pubblico. Questo è un dato. E se dico questo, dovrei dire altro… no! Quello che io ho detto in pubblico, quello che lui ha detto in pubblico, questo è ciò che si può dire del colloquio privato. Altrimenti non sarebbe privato. Ma posso dirLe: io sono uscito felice. E anche lui”.

Franca Giansoldati: “Dopo Mosca, il Cairo: c’è un altro disgelo che si intravede all’orizzonte? Cioè, mi riferisco all’udienza che Lei desidera con il ‘Papa dei sunniti’, chiamiamolo così, con l’Imam di Al-Azhar?”

Papa Francesco: “Su questo, è andato mons. Ayuso al Cairo, la settimana scorsa, per incontrare il Vice del Gran Imam, e anche salutare l’Imam. Mons. Ayuso è Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, presieduto dal Cardinale Tauran. Io desidero incontrare l’Imam, so che a lui piacerebbe, e stiamo cercando il modo, sempre tramite il cardinale Tauran, perché quella è la strada. Ma ce la faremo, su questo”.

Premio Carlo Magno

Ludwig Ring-Eifel: “Santità, tra poche settimane Lei riceverà il Premio Carlo Magno, uno dei premi più prestigiosi della Comunità Europea. Anche il Suo predecessore, san Giovanni Paolo II, ha ricevuto questo premio: ci teneva molto. E ci teneva molto anche all’unità europea, che adesso sembra stia andando un po’ in pezzi, prima con la crisi dell’euro e adesso con la crisi dei rifugiati. Lei forse ha una parola per noi, in questa situazione di crisi europea? Grazie”.

Papa Francesco: “Primo, sul Premio Carlo Magno. Io avevo l’abitudine di non accettare onorificenze o dottorati; da sempre, non per umiltà, ma perché non mi piacciono queste cose. Un po’ di pazzia è bene averla, e non mi piace. Ma in questo caso, sono stato non dico ‘forzato’, ma ‘convinto’ con la santa e teologica testardaggine del Cardinale Kasper, che è stato scelto da Aachen per convincermi! E io ho detto: ‘Sì, ma in Vaticano’. Ho detto questo; e lo offro per l’Europa: che sia una con-decorazione, un premio perché l’Europa possa fare quello che ho auspicato a Strasburgo: perché possa essere non la ‘nonna-Europa’ ma la ‘mamma-Europa’. Secondo. L’altro giorno, leggendo le notizie su queste crisi – io leggo poco, sfoglio soltanto un giornale (non dico il nome per non suscitare gelosia, ma si sa), quindici minuti guardo, e poi mi faccio informare dalla Segreteria di Stato – una parola che mi è piaciuta – non so chi l’approvi e chi no – è ‘la rifondazione dell’Unione Europea’. E ho pensato ai grandi Padri… Ma, oggi, dove c’è uno Schuman, un Adenauer? Questi grandi, che nel dopoguerra hanno fondato l’Unione Europea. E mi piace, questa idea della ri-fondazione: magari si potesse fare! Perché l’Europa, non direi che è unica, ma ha una forza, una cultura, una storia che non si può sprecare, e dobbiamo fare di tutto perché l’Unione Europea abbia la forza e anche l’ispirazione di farci andare avanti. Non so: è questo che penso. Buon viaggio. Grazie tante per il vostro lavoro e pregate per me. E sapete che io sono a vostra disposizione. E giocate con i vostri figli!”