SABATO 30 MARZO 2019, 15:07, IN TERRIS


VIAGGIO APOSTOLICO IN MAROCCO

Il Papa: "Crisi migratoria non troverà soluzione con costruzione di barriere"

L'incontro con il popolo, le autorità, i rappresentati della società civile e i membri del corpo diplomatico

ANGELA ROSSI
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ll Papa in Marocco - ©Vatican News
ll Papa in Marocco - ©Vatican News
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s-Salam Alaikum", "La pace sia con voi". Con questo saluto, Papa Francesco ha iniziato il suo discorso, nella spianata della Tour Hassan, alla presenza del popolo del Marocco, le autorità, i rappresentatnti della società civile e i membri del corpo diplomatico. Il Pontefice ha espresso la sua felicità nel "calcare il suolo di questo Paese, ricco di molte bellezze naturali, custode di vestigia di antiche civiltà e testimone di una storia affascinante". Dopo aver salutato Sua Maestà Mohammed VI e aver spiegato che per lui "questa visita è fonte di gioia e gratitudine", Papa Francesco ha fatto memoria "ottocento anni dopo, dello storico incontro tra San Francesco d'Assisi e il Sultano al-Malik al-Kamil". Un evento profetico che sottolinea come "il coraggio e la mano tesa sono una via di pace e di armonia per l'umanità, là dove l'estremismo e l'odio sono fattori di divisione e di distruzione". "Desidero ribadire la necessità di unire i nostri sforzi per dare un nuovo impulso alla costruzione di un mondo più solidale, più impegnato nello sforzo onesto, coraggioso e indispensabile di un dialogo rispettoso delle ricchezze e delle specificità di ogni popolo e di ogni persona. Questa è una sfida che tutti siamo chiamati a raccogliere, soprattutto in questo tempo in cui si rischia di fare delle differenze e del misconoscimento reciproco dei motivi di rivalità e disgregazione".


L'importanza del dialogo 

La cultura del dialogo, la collaborazione, la conoscenza reciproca, ha sottolineato il Pontefice, sono elementi fondamentali per partecipare "all'edificazione di una società aperta, plurale e solidale". "Pertanto, un dialogo autentico ci invita a non sottovalutare l’importanza del fattore religioso per costruire ponti tra gli uomini e per affrontare con successo le sfide precedentemente evocate. Infatti, nel rispetto delle nostre differenze, la fede in Dio ci porta a riconoscere l’eminente dignità di ogni essere umano, come pure i suoi diritti inalienabili. Noi crediamo che Dio ha creato gli esseri umani uguali in diritti, doveri e dignità e che li ha chiamati a vivere come fratelli e a diffondere i valori del bene, della carità e della pace - ha aggiunto il Pontefice - In questo spirito, abbiamo sempre bisogno di passare dalla semplice tolleranza al rispetto e alla stima per gli altri. Perché si tratta di scoprire e accogliere l’altro nella peculiarità della sua fede e di arricchirsi a vicenda con la differenza, in una relazione segnata dalla benevolenza e dalla ricerca di ciò che possiamo fare insieme. Così intesa, la costruzione di ponti tra gli uomini, dal punto di vista del dialogo interreligioso, chiede di essere vissuta sotto il segno della convivialità, dell’amicizia e, ancor più, della fraternità".


Il problema della crisi migratoria

"La  grave crisi migratoria che oggi stiamo affrontando è per tutti un appello urgente a cercare i mezzi concreti per sradicare le cause che costringono tante persone a lasciare il loro Paese, la loro famiglia, e a ritrovarsi spesso emarginate, rifiutate. Da questo punto di vista, sempre qui in Marocco, lo scorso dicembre, la Conferenza intergovernativa sul Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare ha adottato un documento che vuole essere un punto di riferimento per l'intera comunità internazionale. Nello stesso tempo, è vero che resta ancora molto da fare, specialmente perché occorre passare dagli impegni presi con quel documento, almeno a livello morale, ad azioni concrete e, specialmente, ad un cambiamento di disposizione verso i migranti, che li affermi come persone, non come numeri, che ne riconosca nei fatti e nelle decisioni politiche i diritti e la dignità. Voi sapete quanto ho a cuore la sorte, spesso terribile, di queste persone, che, in gran parte, non lascerebbero i loro Paesi se non fossero costrette - ha detto il Pontefice - . Spero che il Marocco, che con grande disponibilità e squisita ospitalità ha accolto quella Conferenza, vorrà continuare ad essere, nella comunità internazionale, un esempio di umanità per i migranti e i rifugiati, affinché essi possano essere, qui, come altrove, accolti con umanità e protetti, si possa promuovere la loro situazione e vengano integrati con dignità. Quando le condizioni lo consentiranno, essi potranno decidere di tornare a casa in condizioni di sicurezza, rispettose della loro dignità e dei loro diritti. Si tratta di un fenomeno che non troverà mai una soluzione nella costruzione di barriere, nella diffusione della paura dell'altro o nella negazione di assistenza a quanti aspirano a un legittimo miglioramento per sé stessi e per le loro famiglie - ha aggiunto -. Sappiamo anche che il consolidamento di una vera pace passa attraverso la ricerca della giustizia sociale, indispensabile per correggere gli squilibri economici e i disordini politici che sono sempre stati fattori principali di tensione e di minaccia per l’intera umanità".


I saluti

Concludendo il suo discorso, Papa Francesco ha sottolineato che "i cristiani si rallegrano per il posto fatto loro nella società marocchina. Essi vogliono fare la loro parte nell’edificazione di una nazione solidale e prospera, avendo a cuore il bene comune del popolo. Da questo punto di vista, l’impegno della Chiesa Cattolica in Marocco, nelle sue opere sociali e nel campo dell’educazione attraverso le sue scuole aperte agli studenti di ogni confessione, religione e origine, mi sembra significativo. Per questo, mentre rendo grazie a Dio per il cammino fatto, permettetemi di incoraggiare i cattolici e i cristiani ad essere qui, in Marocco, servitori, promotori e difensori della fraternità umana - ed ha aggiunto - Vi ringrazio ancora una volta, così come tutto il popolo marocchino, per la vostra accoglienza così calorosa e per la vostra cortese attenzione". "Shukran bi-saf", "Grazie mille". Il Papa utilizza ancora una volta l'arabo marocchino per rivolgersi ai presenti e ringraziarli, prima di invocare la benedizione su tutti i presenti. 

 

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