Il martirio dei cristiani, la conversione degli islamici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:03

C’era un tempo in cui i cristiani in Egitto erano maggioranza, e rendevano questa area dell’Impero romano prospera grazie all’ingegno e al lavoro. Con la conquista islamica delle terre ai piedi delle Piramidi, iniziò un lento declino. Le comunità cristiane furono costrette all’esilio o alla spada e vennero decimate.

Oggi, dopo vicissitudini anche molto recenti, i fedeli a Cristo in Egitto sono sotto attacco. Malgrado le tribolazioni, mantengono però salda la fede con la forza del perdono e con la testimonianza suprema del martirio. Essi sono ancora “strumenti di missione”.

La testimonianza del Patriarca

Lo ha spiegato stamattina Ibrahim Isaac Sidrak, Patriarca della Chiesa copto-cattolica in Egitto, intervenendo ad una conferenza organizzata da Aiuto alla Chiesa che Soffre sulla persecuzione dei cristiani egiziani.

Il Patriarca ha tracciato un quadro della situazione in costante mutamento. Egli, classe ’55, ha ricordato la sua infanzia, quando “c’erano difficoltà per i cristiani, ma non così evidenti come oggi”. In passato – ha proseguito – il contributo in ambito sociale, sanitario e dell’istruzione da parte dei cristiani era considerato un patrimonio per il Paese da tutta la popolazione, musulmani compresi.

Nasser e Sadat

Ai tempi della monarchia, durata fino al 1952, la presenza di missionari cristiani in Egitto era molto alta. A questo periodo si deve la costruzione di scuole, ospedali, la costituzione di associazioni di assistenza sociale. La situazione mutò con l’avvento di Gamal Abdel Nasser, la cui rivoluzione – ha detto il Patriarca – “ha portato dei benefici al Paese, ma anche molte ombre”.

Questi lati oscuri si dilatarono durante la presidenza del suo successore, Anwar Sadat, il quale si dichiarò “presidente musulmano di uno Stato musulmano”. Alle parole seguirono i fatti. Si saldarono le relazioni dell’Egitto con Paesi dalla tradizione fondamentalista islamica, ad esempio con le monarchie del Golfo. È così che il Paese del Nilo venne penetrato dall’influenza culturale di un Islam politico, che incise sui costumi e sul modo di vivere delle persone. “Da quel momento – ricorda Sidrak – i Fratelli musulmani iniziarono a prendere piede nella società egiziana”, e al contempo si aggravò la persecuzione verso la minoranza cristiana.

Le difficoltà di oggi

Quello in cui si trova ad agire il Patriarca copto-cattolico, è dunque un contesto di enorme difficoltà. “Negli ultimi trent’anni abbiamo costruito cinque o sei nuove scuole, su centosettanta degli anni precedenti”, ha spiegato il rappresentante dei cattolici egiziani, seconda comunità cristiana più numerosa dopo quella copto-ortodossa e prima di quella protestante.

La sfida, per un leader religioso come lui, è anche quella del dialogo. Il Patriarca ha parlato dell’Università di Al-Azhar, maggiore istituzione dell’Islam sunnita in Egitto. Da lì – ha detto – “sono usciti molti pensatori liberi, liberi di pensare e criticare anche la stessa Istituzione religiosa. Purtroppo nel tempo sono nate anche correnti fondamentaliste”. Sidrak chiede quindi un segnale alle forze più moderate di Al-Azhar, affinché permettano anche a fedeli di altre religioni a studiare nell’ateneo.

Le imputazioni verso i cristiani sono antiche – “siamo accusati di essere infedeli”, spiega il Patriarca – ma anche recenti e strettamente legate all’attualità politica: “Ci accusano di aver appoggiato al-Sisi e di essere quindi responsabili del tramonto dei Fratelli Musulmani”. E osserva laconico: “Non ce lo perdoneranno mai”.

Le conversioni al Cristianesimo

Al contrario, i cristiani sono avvezzi al perdono, così come al martirio. Si tratta di due loro punti di forza. Nessuno in Egitto, al di là della propria appartenenza religiosa, resta indifferente alla “grande fede che dimostrano le comunità vittime degli attacchi”.

Dopo gli attentati la Domenica delle Palme ad Alessandria e a Tanta e del 26 maggio contro pellegrini cristiani a Minya, il Patriarca ha detto che “ci sono state conversioni dall’Islam al Cristianesimo”. Si tratta di casi che prevalentemente “non vengono resi noti” per ragioni di sicurezza dei diretti interessati.

Isis e Hamas

Sicurezza, per i cristiani, minata ancor più dalla presenza di miliziani affiliati all’Isisin Egitto. Sollecitato da una domanda di In Terris, Sidrak ha spiegato che gli adepti del Califfato “si muovono per soldi. Se hanno finito il lavoro in Siria e Iraq, saranno impiegati altrove” da chi li manovra per interessi economici.

L’ingresso di miliziani jihadisti avviene dal confine con la Libia e dal Sinai, “che è la parte più difficile da controllare per via della presenza di Hamas a nord, nella Striscia di Gaza”. A proposito del recente accordo tra Hamas e al-Fatah, riguardo al controllo della Striscia, il Patriarca si mostra diffidente: “Spero possa essere positivo, ma non so…”, chiosa sibillino con un’espressione del volto che mostra tutto il suo scetticismo.

Il sostegno ai cristiani in Egitto

Volto che si distende quando parla del sostegno che i cristiani egiziani ricevono. A tal proposito ricorda la visita del Papa, nell’aprile scorso. “Ha fatto bene a non annullarla o spostarla dopo gli attentati: si è dimostrato un amico vero”, spiega. E poi c’è il contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che dà voce alla sofferenza dei cristiani e finanzia progetti nel Paese per oltre 4milioni di euro.

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