MERCOLEDÌ 08 AGOSTO 2018, 16:08, IN TERRIS


LINEA DELLA FERMEZZA

Francesco scrive ai vescovi cileni

Il sito della Conferenza episcopale diffonde la lettera del papa diretta al presidente Retamales

REDAZIONE
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Papa Francesco tra i vescovi cileni
Papa Francesco tra i vescovi cileni
E'

 stata diffusa una lettera scritta dal papa ed indirizzata alla Conferenza episcopale cilena. Francesco scrive in merito alle ultime decisioni prese dai vescovi del Paese sudamericano sulla vicenda degli abusi. L'assemblea plenaria della Cech aveva dato il via libera ad una piena collaborazione con il potere giudiziario sui casi di abusi.


Il contesto

Nella lettera, il papa scrive: "Sono colpito dal lavoro di riflessione, discernimento e dalle decisioni che avete preso". Le ultime decisioni prese dalla Cech vengono definite "realistiche e concrete". I presuli hanno promesso di firmare un accordo formale con l'ufficio del procuratore nazionale per garantire una piena collaborazione e condividere ogni informazione in loro possesso. Ogni vescovo si è impegnato ad aiutare le indagini che riguardano i casi accaduti sul territorio delle rispettive diocesi. L'assemblea ha poi deliberato di aumentare i compiti del comitato di revisione nazionale alla cui guida sarà indicato un avvocato non religioso. E sarà sempre una laica a guidare il nuovo Dipartimento per la prevenzione degli abusi istituito nella Cech. Una linea della trasparenza che denota la volontà della Chiesa cilena di andare a fondo ed agevolare le indagini.


Il contenuto

Nella lettera, Francesco scrive: “Sono sicuro che [queste decisioni] aiuteranno in modo deciso in tutto questo processo. Ma, soprattutto, mi ha colpito l'esempio di una comunità episcopale unita nella pastorale del sacro popolo di Dio. Grazie per questo esempio edificante… perché edifica la Chiesa”. Una lettera, quella del Santo Padre, molto diversa sia per contenuto che per forma rispetto a quella inviata l'8 aprile scorso in cui, in merito agli scandali scoppiati nel Paese sudamericano aveva parlato di “ferite che non smettono di sanguinare nell’insieme della società cilena”. Sempre in quell'occasione, il Santo Padre aveva comunicato di voler convocare a Roma tutti i vescovi cileni:“Intendo convocarvi a Roma – aveva scritto Francesco - per dialogare sulle conclusioni della suddetta visita e sulle mie conclusioni. Ho pensato a questo incontro come a un momento fraterno, senza pregiudizi né idee preconcette, con il solo scopo di far risplendere la verità nelle nostre vite.” Il papa aveva detto che erano “incorso in gravi errori di valutazione e percezione della situazione, in particolare per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate.” In quest'occasione i vescovi cileni avevano preso la clamorosa decisione di rimettere in blocco i loro mandati nelle mani del Santo Padre.


La lettera

La missiva diffusa oggi dal sito della Conferenza episcopale cilena è scritta a mano, datata 4 agosto evdiretta a mons. Santiago Silva Retamales, presidente dell'assemblea. Arriva a ridosso del documento prodotto dalla Cech e in cui i presuli facevano 'mea culpa' sul comportamento adottato, scrivendo “riconosciamo con umiltà che abbiamo fallito nei nostri doveri di pastori poiché non abbiamo saputo ascoltare, credere, partecipare o assistere le vittime di gravi peccati e ingiustizie commesse da sacerdoti e religiosi. A volte non abbiamo saputo reagire tempestivamente di fronte agli abusi sessuali dolorosi, di potere e di autorità e, pertanto, chiediamo perdono in primo luogo alle vittime e ai sopravvissuti”.

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