GIOVEDÌ 20 AGOSTO 2015, 005:30, IN TERRIS

EGITTO, LA CHIESA CATTOLICA APPOGGIA LE LEGGI ANTITERRORISMO

Il Cairo approva un nuovo pacchetto di lege con pene più severe per chi finanzia o sostiene i terroristi

EDITH DRISCOLL
EGITTO, LA CHIESA CATTOLICA APPOGGIA LE LEGGI ANTITERRORISMO
EGITTO, LA CHIESA CATTOLICA APPOGGIA LE LEGGI ANTITERRORISMO
L’Egitto “è in guerra contro il terrorismo e queste nuove leggi sono molto buone e necessarie”. E' quanto afferma padre Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, sul nuovo pacchetto di leggi approvato dal presidente egiziano Abdul Fattah as-Sisi. Secondo il governo, questi provvedimenti saranno utili per la lotta contro la crescente insurrezione jihadista. Per alcuni gruppi di difesa dei diritti umani invece, le autorità egiziane le useranno per mettere a tacere il dissenso politico. Le norme prevedono la creazione di speciali tribunali, dove verranno processati i sospetti militanti per direttissima. Inoltre, offre un ulteriore scudo legale a polizia ed esercito in caso di uso eccessivo della forza.

Tutti quelli che saranno trovati a far parte di un'organizzazione terroristica rischiano una pena fino a 10 anni di carcere. Chiunque sostiene o finanzia le milizie dell'Isis potrà essere condannato fino a 25 addi di prigione. L’incitamento alla violenza o la creazione di siti web per diffondere la propaganda terroristica prevedono una pena dai 5 ai 7 anni di prigione. I giornalisti che non riporteranno i fatti legati ad atti terroristici citando le fonti ufficiali possono essere sanzionati con una multa che varia dai 200 mila ai 500 mila pound egiziani (cioè tra i 25 mila e i 64 mila dollari). All'inizio, il ddl prevedeva la reclusione di 2 anni per i giornalisti che non seguivano le fonti ufficiali. Questa norma ha ricevuto moltissime critiche, anche a livello internazionale. Alla fine, il governo si è deciso a ridurre la pena. Tuttavia, per gli attivisti dei diritti umani le nuove norme restano “pericolose”, perché limitano l’azione dei media.

Padre Greiche è contrario a queste critiche. “Credo stiano esagerando perché quando sei in guerra con il terrorismo, o quando sei in guerra in generale, devi essere accurato nel riportare i fatti e nel dare le notizie. I media in Egitto sono stati molto leggeri nel trattare certi argomenti. Oggi ci sentiamo più sicuri. Non direi del tutto sicuri, perché a volte i Fratelli musulmani o altri gruppi terroristi mettono una bomba, e i cittadini sono stanchi di sentire queste minacce. Tuttavia, nel complesso ci sentiamo più sicuri”. La preoccupazione principale per il governo egiziano rimane la forte presenza di militanti jihadisti attivi nella penisola del Sinai. La milizia più attiva è quella che si fa chiamare Sinai Province (prima conosciuta come Ansar Bait al-Maqdis) e che ha dichiarato la propria affiliazione allo Stato islamico (SI). Ibrahim Negm, consigliere del muftì d’Egitto, ha dichiarato: “Obiettivo di questa conferenza è unire il messaggio dei muftì alla luce delle sfide affrontate dalla regione e dal mondo, nella forma delle fatwa estremiste e dei gruppi radicali che parlano in nome della religione”. La conferenza potrebbe decidere di formare un segretariato generale per i muftì della regione, oltre a centri per controllare e respingere le fatwa estremiste, formare aspiranti muftì.

 
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