SABATO 04 LUGLIO 2015, 003:30, IN TERRIS

CRISTIANO ACCUSATO DI BLASFEMIA IN PAKISTAN, LA POLIZIA LO SALVA DAL LINCIAGGIO

Continuano nel Paese musulmano le persecuzioni religiose nei confronti delle minoranze

MILENA CASTIGLI
CRISTIANO ACCUSATO DI BLASFEMIA IN PAKISTAN, LA POLIZIA LO SALVA DAL LINCIAGGIO
CRISTIANO ACCUSATO DI BLASFEMIA IN PAKISTAN, LA POLIZIA LO SALVA DAL LINCIAGGIO
In Pakistan un nuovo caso di accusa di blasfemia a danno di un cristiano è stato risolto solo grazie all’intervento delle forze dell’ordine. La denuncia è scattata nei confronti di Awais Qamar, un giovane residente nella cittadina di Farooqabad, in Punjab, da parte dei vicini di casa che lo avrebbero visto utilizzare un pezzo di tela come tappetino sul pavimento della sua casa. Secondo l’accusa, sulla tela potevano esserci scritti dei versetti del Corano. I vicini hanno informato l’imam della moschea che ha istigato la folla. I musulmani hanno preso con violenza Awais, sua moglie Rukhsanae, sua cognata Farhana, li hanno rasati a zero e hanno dipinto il loro volto di nero, portandoli in corteo per tutto il villaggio. Hanno poi iniziato a percuoterli e solo l’intervento della polizia di Sheikhupura ha evitato il linciaggio. Awais Qamar e sua moglie sono stati presi in consegna dalla polizia e tratti in salvo. La polizia ha anche arrestato l’imam locale che ha tentato di aizzare la folla contro gli stessi agenti e che aveva basato i suoi proclami fanatici su un’accusa infondata e priva di prove.

I casi di calunnia nei confronti della minoranza cristiana in Pakistan (che rappresenta meno del 2% della popolazione totale di religione musulmana, divisa in sunniti 80% e sciiti per il restante 20%) sono quasi all’ordine del giorno. Non vengono risparmiati in questa costante persecuzione religiosa neppure i consacrati, come avvenuto recentemente alle tre suore filippine della Congregazione delle “Religiose della Vergine Maria” che dovranno lasciare il Pakistan poiché l’Alta Corte di Islamabad ha confermato la decisione del Ministero degli Interni di negare alle missionarie l’estensione del visto di permanenza senza specificare una motivazione valida. Maggior scalpore fece, nel maggio scorso, la denuncia di blasfemia sporta da dei vicini contro un disabile mentale. Anche in quel caso il giovane, non del tutto in grado di comprendere cosa stesse accadendo, venne salvato dalla folla inferocita dalle forze dell’ordine ed è attualmente rinchiuso in carcere nonostante le condizioni di salute.
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