“Conflitti e cambiamenti climatici le radici della fame nel mondo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:30

Fame e flussi migratori sono in relazioni tra di loro. Compito della società civile non è “solo garantire la produzione necessaria e una equa distribuzione dei frutti della terra, che dovrebbero essere scontati, ma garantire il diritto di ogni essere umano ad alimentarsi secondo le proprie necessità”. E' questo l'”obiettivo sul quale si gioca la credibilità di tutto il sistema internazionale”. E' quanto afferma Papa Francesco nel suo discorso alla Fao di Roma, dove si è recato questa mattina in occasione della Giornata Mondiale dell'alimentazione, che quest'anno ha come tema “Cambiare il futuro della migrazione. Investire nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale“. Il Pontefice esorta la società civile ad andare oltre le “emergenze” e ad affrontare i problemi di denutrizione e fame indotti dai “conflitti e dal cambiamento climatico”: “la radice del problema”.

Alimentazione, diritto di ogni essere umano

Nel suo discorso, pronunciato in spagnolo, il Santo Padre rivolge un appello per una “maggiore responsabilità a tutti i livelli, non solo per garantire la produzione necessaria o la equa distribuzione dei frutti della terra – questo dovrebbe darsi per scontato – ma soprattutto per garantire il diritto di ogni essere umano ad alimentarsi secondo le proprie necessità, prendendo parte alle decisioni che lo riguardano e alla realizzazione delle proprie aspirazioni, senza essere costretto a separarsi dai suoi cari”. “La celebrazione di questa Giornata dell’alimentazione – esordisce Francesco, salutando i ministri dell’Agricoltura del G7 presenti in sala – ci ricorda quella del 16 ottobre del 1945 quando i governi, decisi ad eliminare la fame del mondo mediante lo sviluppo del settore agricolo, istituirono la Fao. Era quello un periodo di grave insicurezza alimentare e di grandi spostamenti della popolazione, con milioni di persone in cerca di un salario per sopravvivere alla miseria e alle avversità causate dalla guerra”. “Riflettere sula sicurezza alimentare nella mobilità umana significa tornare all’impegno con cui è nata la Fao, per rinnovarlo”.

Nuove strade per debellare la fame

Una sfida, dunque, dove “è in gioco la credibilità dell’intero sistema internazionale“. Davanti al rischio di rimanere indifferenti nell'ascoltare, quotidianamente, notizie di morte “per fame”, è urgente “trovare nuove strade, per trasformare le possibilità di cui disponiamo in una garanzia che consenta ad ogni persona di guardare al futuro con fondata fiducia e non solo con qualche desiderio”. Ma se la scienza e la tecnica propongono “propongono soluzioni adeguate” alla grande problematica della fame, questi “nuovi traguardi” non riescono a raggiungere la “gran parte della popolazione mondiale: quante sono le vittime della malnutrizione, delle guerre, dei cambiamenti climatici?” “Valorizzare la tecnologia al servizio dello sviluppo è certamente una strada da percorrere – prosegue il Papa -, purché si arrivi ad azioni concrete per diminuire gli affamati o per governare il fenomeno delle migrazioni forzate”.

L'impegno per il disarmo

Secondo Bergoglio, “i conflitti e i cambiamenti climatici” sono le cause della fame nel mondo e dei grandi flussi migratori. “Cosa fare per superare le guerre?”, si domanda il Pontefice. La risposta, per il Santo Padre, è nel “diritto internazionale”, che “ci indica i mezzi per prevenirli o risolverli rapidamente, evitando che si prolunghino e producano carestie e la distruzione del tessuto sociale“. Dunque, è necessario “un impegno totale a favore del disarmo graduale e sistematico previsto dalla Carta delle Nazioni Unite, come per rimediare alla funesta piaga del traffico di armi“.

Follia uscire dall'accordo di Parigi

Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, invece, “ne vediamo tutti i giorni le conseguenze“. Anche in questo caso, grazie alle “conoscenze scientifiche, sappiamo come i problemi vanno affrontati; e la comunità internazionale è andata elaborando anche strumenti giuridici necessari, come per esempio l’Accordo di Parigi, dal quale, però, alcuni si stanno allontanando”. Uscire dalla Cop21 è sintomo di “noncuranza verso i delicati equilibri degli ecosistemi”. “E’ pertanto necessario lo sforzo per un consenso concreto e fattivo se si vogliono evitare effetti più tragici – sottolinea il Papa -, che continueranno a gravare sulle persone più povere e indifese“. Non possiamo rassegnarci a dire: “ci penserà qualcun altro”. Al contrario, “siamo chiamati a proporre un cambiamento negli stili di vita, nell’uso delle risorse, nei criteri di produzione, fino ai consumi che, per quanto riguarda gli alimenti, vedono perdite e sprechi crescenti“.

La fame non è una malattia incurabile

“Certamente guerre e cambiamenti climatici determinano la fame – rimarca il Pontefice -, evitiamo dunque di presentarla come una malattia incurabile. Le stime recenti fornite dai vostri esperti prevedono un rialzo della produzione globale di cereali, a livelli che consentono di dare maggiore consistenza alle riserve mondiali. Questo lascia ben sperare e fa capire che, se si opera stando attenti ai bisogni e contrastando le speculazioni, i risultati non mancano. Infatti, le risorse alimentari non di rado vengono lasciate in balìa della speculazione, che le misura solamente in funzione della prosperità economica dei grandi produttori o in relazione alla potenzialità di consumo e non alle esigenze reali delle persone. E così si favoriscono i conflitti e gli sprechi, e aumentano le file degli ultimi della terra che cercano un futuro fuori dai loro territori di origine“.

Necessario un cambiamento di rotta

Di fronte a tutto questo possiamo e dobbiamo cambiare rotta“, ammonisce Bergoglio. Da qui l'appello affinché i frutti della terra siano disponibili per tutti”. Mette in guardia poi da chi crede che “basterebbe diminuire il numero delle bocche da sfamare e risolvere così il problema; ma è una falsa soluzione se si pensa ai livelli di spreco di alimenti e a modelli di consumo che sprecano tante risorse. Ridurre è facile, condividere invece impone una conversione, e questo è impegnativo”. Papa Francesco chiede, allora, di introdurre “nel linguaggio della cooperazione internazionale la categoria dell’amore, declinata come gratuità, parità nel trattare, solidarietà, cultura del dono, fraternità, misericordia”. Parole che esprimono “il contenuto pratico del termine 'umanitario', tanto in uso nell’attività internazionale”. “E’ auspicabile che la diplomazia e le Istituzioni multilaterali alimentino e organizzino questa capacità di amare“, aggiunge il Pontefice spiegando che “amare vuol dire contribuire affinché ogni Paese aumenti la produzione e giunga all’autosufficienza alimentare”, ma significa anche “pensare nuovi modelli di sviluppo e di consumo” e “non continuare a dividere la famiglia umana tra chi ha il superfluo e chi manca del necessario“.

I sofismi disonorano la diplomazia

Il Papa ricorda che chi soffre la fame è un “vulnerabile”, ovvero una persona “in condizione di inferiorità e non può difendersi, non ha mezzi, vive cioè una esclusione”. “Qui permettetemi di collegarmi al dibattito sulla vulnerabilità che a livello internazionale divide quando si parla dei migranti”, aggiunge. Questo dibattito, spiega, causa divisioni a livello internazionale quando si parla di immigrati, ma per Bergoglio sono inaccettabili “sofismi linguistici che non fanno onore alla diplomazia, riducendola 'ad arte del possibile' o a un esercizio sterile per giustificare egoismi e inattività”. Il migrante è “vulnerabile”, ammonisce il Pontefice, perché costretto “da violenza, situazioni naturali, o peggio, da indifferenza, intolleranza, o escluso dall'odio”. Il Papa ritiene che “Il Patto mondiale per una migrazione sicura, regolare e ordinata” al quale stanno lavorando le Nazioni Unite richiede “una azione intergovernativa coordinata e sistematica di accordo con le norme internazionali esistenti”, ma “impregnata di amore e intelligenza” e “il suo obiettivo è un incontro dei popoli” “e non l'esclusione né la vulnerabilità”.

L'impegno della Chiesa

“La Chiesa Cattolica, con le sue istituzioni, avendo diretta e concreta conoscenza delle situazioni da affrontare e dei bisogni da colmare – conclude il Papa -, vuole concorrere direttamente in questo sforzo in virtù della sua missione che la porta ad amare tutti e la obbliga anche a ricordare a quanti hanno responsabilità nazionali e internazionali il più ampio dovere di condividere le necessità dei più“. Infine l'augurio affinché “ciascuno scopra, nel silenzio della propria fede o delle proprie convinzioni, le motivazioni, i principi e gli apporti per dare alla Fao e alle altre Istituzioni intergovernative il coraggio di migliorare e perseverare per il bene della famiglia umana“.

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