LUNEDÌ 20 GENNAIO 2020, 13:55, IN TERRIS

MONITO PAPALE

“Condannare fermamente ogni forma di antisemitismo”

Il Papa al Centro Simon Wiesenthal: "La memoria dell’Olocausto per non annientare il futuro"

GIACOMO GALEAZZI
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Il Papa in visita alla sinagoga di Roma
Il Papa in visita alla sinagoga di Roma
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l Papa ha ricevuto stamattina in udienza una delegazione del “Centro Simon Wiesenthal”, impegnato da anni a combattere ogni forza di razzismo e odio delle minoranze. Il Pontefice ha esortato a "seminare pace, coltivare insieme il terreno della fraternità soprattutto dinanzi alle barbare recrudescenze di antisemitismo”. E ha precisato: "Il vostro Centro, attivo in tutto il mondo, si propone di combattere ogni forma di antisemitismo, razzismo e odio delle minoranze: ormai da decenni esistono contatti con la Santa Sede: ci accomuna il desiderio di rendere il mondo un luogo migliore nel rispetto della dignità umana, una dignità che spetta a ciascuno in ugual misura indipendentemente dall’origine, dalla religione e dallo status sociale". Inoltre, evdienzia il Papa, è "tanto importante educare alla tolleranza e alla comprensione reciproca, alla libertà di religione e alla promozione della pace sociale. Voi contribuite in modo particolare a mantenere viva la memoria dell’Olocausto". Tra una settimana, il 27 gennaio, "si ricorderà il 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau". Lì, "nel 2016, sostai per interiorizzare, per pregare in silenzio. Oggi, assorbiti nel vortice delle cose, fatichiamo a fermarci, a guardarci dentro, a fare silenzio per ascoltare il grido dell’umanità sofferente", racconta il Pontefice. 


Custodire la memoria

"Il consumismo odierno è anche verbale: quante parole inutili, quanto tempo sprecato a contestare e accusare, quante offese urlate, senza curarsi di quel che si dice. Il silenzio, invece, aiuta a custodire la memoria. Se perdiamo la memoria, annientiamo il futuro- afferma Jorge Mario Bergoglio-.L’anniversario dell’indicibile crudeltà che l’umanità scoprì settantacinque anni fa sia un richiamo a fermarci, a stare in silenzio e fare memoria. Ci serve, per non diventare indifferenti". Preoccupa il Pontifice l’aumento, in tante parti del mondo, di "un’indifferenza egoista, per cui interessa solo quello che fa comodo a sé stessi: la vita va bene se va bene a me e quando qualcosa non va, si scatenano rabbia e cattiveria". Così, avverte il Papa,  "si preparano terreni fertili ai particolarismi e ai populismi, che vediamo attorno a noi: su questi terreni cresce rapido l’odio".


Emarginazione

"Ancora recentemente abbiamo assistito  a barbare recrudescenze di antisemitismo: non mi stanco di condannare fermamente ogni forma di antisemitismo- sostiene Francesco-. Per affrontare il problema alla radice, dobbiamo però impegnarci anche a dissodare il terreno su cui cresce l’odio, seminandovi pace". È, infatti, "attraverso l’integrazione, la ricerca e la comprensione dell’altro che tuteliamo maggiormente noi stessi". Perciò è urgente "reintegrare chi è emarginato, tendere la mano a chi è lontano, sostenere chi è scartato perché non ha mezzi e denaro, aiutare chi è vittima di intolleranza e discriminazione".


Soluzioni di forza

"La Dichiarazione Nostra aetate sottolineava che noi, ebrei e cristiani, abbiamo un ricco patrimonio spirituale comune che dovremmo scoprire sempre più per metterlo al servizio di tutti- afferma il Pontefice-. Sento che, oggi in particolare, siamo chiamati proprio noi, per primi, a questo servizio: non a prendere le distanze ed escludere, ma a farci vicini e includere; non ad assecondare soluzioni di forza, ma a avviare percorsi di prossimità". E, aggiunge il papa, "se non lo facciamo noi, che crediamo in Colui che, dall’alto dei cieli, si è ricordato di noi e ha preso a cuore le nostre debolezze, chi lo farà?". E, spiega il Papa, gli tornano alla mente quelle parole del libro dell’Esodo: "Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero". Quindi, raccomanda, "anche noi ricordiamoci del passato e prendiamo a cuore le condizioni di chi soffre: così coltiveremo il terreno della fraternità". E concldue: "Cari amici, vi ringrazio per il vostro impegno in questo e vi incoraggio a intensificare la nostra collaborazione a difesa dei più deboli. Ci aiuti l’Altissimo a rispettarci e volerci bene sempre di più, e a rendere la terra un luogo migliore, seminando pace. Shalom!"

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