VENERDÌ 24 APRILE 2015, 19:00, IN TERRIS

CARD. PAROLIN: "LE RELIGIONI COOPERINO ALLA COSTRUZIONE DELLA PACE"

Il Segretario di Stato Vaticano ha tenuto stamane la prolusione per i dieci anni della Facoltà teologica del Triveneto sul tema "Papa Francesco. Visione e teologia di un mondo aperto"

DON MARCO MONDELCI
CARD. PAROLIN:
CARD. PAROLIN: "LE RELIGIONI COOPERINO ALLA COSTRUZIONE DELLA PACE"
La Facoltà teologica del Triveneto compie dieci anni di vita e ha festeggiato questa ricorrenza stamane nell’aula magna della sede a Padova. Per l’occasione è stata affidata la prolusione al Segretario di Stato, card. Pietro Parolin, che è intervenuto sul tema: "Papa Francesco. Visione e teologia di un mondo aperto". Prima di lui il saluto di mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova e vice gran cancelliere della facoltà e gli interventi di mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia e gran cancelliere della facoltà, e del preside, mons. Roberto Tommasi, che ha presentato la relazione sulla vita accademica.

"Il decennale è una ricorrenza che stiamo vivendo in quest’anno accademico con semplicità, impegnandoci a una verifica del cammino fatto e, soprattutto, a rinnovare lo sguardo sulla missione della Facoltà teologica oggi, una realtà accademica che conta 2.552 studenti iscritti in tutto il Triveneto e 403 docenti" afferma il preside, mons. Roberto Tommasi. "Nella Evangelii gaudium papa Francesco ci ricorda come "andate" di Gesù presenta gli scenari e le sfide sempre nuove della missione evangelizzatrice della chiesa. Esso chiede un discernimento continuo che fa uscire dalle nostre comodità e trovare il coraggio di aprirci a tutti i mondi, in modo particolare alle periferie fisiche ed esistenziali che hanno bisogno della luce del vangelo. In ciò mi sembra indicato anche l’orizzonte entro il quale la Facoltà teologica può interrogarsi sulla propria missione. Le parole del papa ci propongono di lavorare per una cultura dell’incontro e impegnano tutte le componenti della facoltà, docenti, studenti e personale, a essere espressione di una “chiesa in uscita”. Il card. Pietro Parolin potrà dirci una parola importante per indirizzare il nostro cammino negli ambiti che ci caratterizzano: la cura della qualità dell’educazione offerta agli studenti e della ricerca teologica; l’apertura al dialogo con i saperi, la cultura e la società contemporanea".

Quella del cardinale Segretario di Stato Parolin è stata una sostanziosa lectio magistralis che ha esposto con analitica chiarezza i punti cardine della visione ecclesiale ed ecclesiologia del Papa, offrendo l'immagine di una Chiesa che non si concepisce come universo parallelo e chiuso rispetto al mondo. Piuttosto ne ha ribadito la sua "identità aperta che non innalza muri" perchè la Chiesa è chiamata a camminare in un mondo fatto di molteplici identità. Secondo Parolin, è proprio in questa chiave dialogica che oggi bisogna compiere lo "sforzo per la promozione dei diritti e dei doveri di tutte le regioni". "Deve essere compiuto anche in situazioni molto critiche, in particolare nelle situazioni di conflitto in cui le cause vengono attribuite al fattore religioso anche se esso è presente il più delle volte solo nominalmente". I muri sembrano quasi voler affermare che il dialogo è impossibile, che le differenze di credo sono incompatibili, dimenticando che una condizione di pace e il rispetto della vita sono elementi fondamentali per garantire una convivenza rispettosa della dignità di ogni persona, della sicurezza dei diversi popoli e dello statuto di ogni religione. E se nei fondamentalismi, siano essi culturali, religiosi o teologici, esiste un pericolo grave per l’ordine pubblico perché produce violenze, "tocca alle religioni interrogarsi e partecipare alla costruzione della pace", ribadisce il Segretario di Stato. È quanto specificava il Papa in Turchia: "Per raggiungere una meta tanto alta e urgente, un contributo importante può venire dal dialogo interrelgioso e interculturale, così da bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione".

La "Ubris", termine che indica l'arroganza di chi vuole equipararsi a Dio, è stato più volte evocato dal prelato nel capitolo dedicato al tema dell'eutanasia. Egli ha ribadito che: "Su questa volontà della ragione umana di intervenire in uno dei processi fondamentali della vita, il rispetto dei tempi della vita e della morte" è necessario "interrogarsi non solo con i principi e le argomentazioni della morale" ma anche con tutte le persone che intendono la libertà umana come "un potere illimitato" che può "giunge a rifiutare ogni apertura" nei confronti della vita. "Di fronte a questo vuoto esistenziale, di fronte a questa grande ubris, manchiamo forse anche della più piccola speranza che vada oltre la ragione per aprirci alla relazione, alla solidarietà, all'amore invece di rinchiuderci nella morte".

La mattinata si è poi conclusa con un momento musicale proposto dall’Ensemble barocco del conservatorio Cesare Pollini di Padova, diretto dal maestro Emanuele M. Pasqualin.
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