MERCOLEDÌ 14 SETTEMBRE 2016, 13:08, IN TERRIS

BERGOGLIO: "GESU' NON ERA UN PRINCIPE, NON LO SIANO NEANCHE I SUOI PASTORI"

Il Pontefice all'udienza generale: "Il giogo che portano i poveri e gli oppressi è lo stesso che ha portato Cristo"

REDAZIONE
BERGOGLIO:
BERGOGLIO: "GESU' NON ERA UN PRINCIPE, NON LO SIANO NEANCHE I SUOI PASTORI"
Gesù può parlare in modo credibile "perché si è fatto tutto a tutti, vicino a tutti, era un pastore che era vicino alla sua gente, ai poveri, lavorava tutto il giorno con loro, Gesù non era un principe ed è brutto per la Chiesa quando i pastori diventano principi, allontanati dalla gente, allontanati dai più poveri, quello non è lo spirito di Gesù, questi pastori Gesù li rimproverava e di questi pastori diceva alla gente 'fate quello che loro dicono ma non quello che fanno'". Lo ha detto Papa Francesco nell'udienza generale in piazza San Pietro.

"Cari fratelli e sorelle - ha proseguito il Pontefice - anche per noi ci sono momenti di stanchezza e di delusione, allora ricordiamoci di queste parole del Signore che ci danno tanta consolazione e ci fanno capire se stiamo mettendo le nostre forze al servizio del bene, a volte la nostra stanchezza è causata da non aver posto fiducia nelle cose essenziali, dall'esserci allontanati da ciò che conta davvero nella vita. Siamo chiamati a imparare da Gesù cosa significa vivere di misericordia per essere strumenti di misericordia".

Nella catechesi dell'udienza generale Bergoglio ha sviluppato tre punti principali, l'invito di Gesù a seguirlo, invito indirizzato principalmente agli "sfiduciati della vita", "persone semplici e gravate da una vita difficile, persone che hanno tanti bisogni"; l'invito a prendere il suo "giogo"; l'invito a "imparare da Gesù". Tutti e tre questi inviti, ha osservato papa Francesco, sono rivolti "in forma imperativa". "Magari tutti i leader del mondo possano dire questo", ha commentato papa Francesco, dopo aver citato il triplice invito di Cristo "venite a me, prendete il mio giogo, imparate da me. I poveri e i piccoli, si tratta di quanti non possono contare su mezzi propri né su amicizie importanti, essi possono solo confidare in Dio, consapevoli della propria umile condizione sanno di dipendere dalla misericordia del Signore attendendo da lui l'unico aiuto possibile, trovano risposta alla loro attesa nell'invito di Gesù diventando suo discepoli ricevono la promessa di trovare ristoro per tutta la vita, promessa - ha rimarcato - estesa a tutte le genti".

In tutto questo, ha spiegato, c'è anche il senso del Giubileo: "accogliendo l'invito a celebrare il giubileo, i pellegrini varcano la porta nelle cattedrali, negli ospedali, nelle carceri, ma perché varcano questa porta? Per trovare Gesù, l'amicizia di Gesù". A proposito del "giogo", il Papa ha ricordato che "la tradizione utilizza l'immagine per indicare il legame tra il popolo e Dio, e la sottomissione del popolo alla volontà di Dio espressa dalla legge". Ma "in polemica con scribi e dottori della legge - ha ricordato papa Bergoglio -, Gesù vuole insegnare loro che scoprano la volontà di Dio mediante la sua persona, non mediante leggi e prescrizioni fredde, che lo stesso Gesù condanna, e per questo possiamo leggere il capitolo 23simo di Matteo. Per salvare l'umanità Gesù non ha percorso una strada facile, al contrario suo cammino è stato dolore e difficile", e "il giogo che i poveri e gli oppressi portano è lo stesso giogo che lui ha portato prima di loro, per questo è un giogo leggero, perché lui si è caricato il pesi della intera umanità".
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