VENERDÌ 04 NOVEMBRE 2016, 000:56, IN TERRIS

Bangladesh, templi e fedeli indù attaccati per una foto “che insulta l’islam”

Un leader religioso indù, rimasto ferito nell’attacco: "È stato orribile"

MILENA CASTIGLI
Bangladesh, templi e fedeli indù attaccati per una foto “che insulta l’islam”
Bangladesh, templi e fedeli indù attaccati per una foto “che insulta l’islam”
In Bangladesh 15 musulmani sono stati arrestati con l'accusa di aver incendiato templi e colpito con violenza i fedeli indù della zona di Nasirnagar, nel distretto di Brahmanbaria, nella parte centro-orientale del Paese indiano. L’aggressione settaria è stata scatenata da una falsa foto pubblicata sul profilo Facebook di un giovane indù, con contenuti - a detta degli accusatori - di “insulto contro l’islam”.

Il fatto è avvenuto lo scorso 29 ottobre quando un indù di nome Rasuraj Das avrebbe diffuso sul suo account personale una foto del dio Shiva mentre troneggiava sulla Kaaba della Mecca, il luogo più sacro per la religione islamica.

Ancor prima che venissero verificati i fatti dalle forze dell'ordine, nell’area si è scatenata la reazione violenta dei membri di due gruppi islamici, Touhidi Janata e Ahle Sunnat Wal Jamaat che hanno organizzato manifestazioni di protesta contro il commento che “offende il sentimento religioso degli islamici”. A quel punto, riferisce Adesh Chandra Dev, presidente locale dell’Hindu Buddhist Christian Unity, la situazione è degenerata: “La manifestazione ha incitato l’attacco contro la nostra comunità. Sono stati assaltati 15 templi e centinaia di case; svaligiate le proprietà”.

Sankar Gopal Das, sacerdote indù, ha aggiunto che la polizia era presente durante gli assalti, ma non è riuscita a bloccare il grande numero di aggressori. Il leader religioso, rimasto ferito nell’attacco, ha poi commentato: “È stato orribile. Gli islamici hanno sfondato porte e finestre alla ricerca degli indù che si erano rifugiati nelle case. Molti sono stati feriti”.

Dopo gli scontri, diverse organizzazioni di attivisti hanno condannato le violenze e chiesto alle autorità di condurre una inchiesta rapida e imparziale. Da parte sua, il giovane indù - anch’egli arrestato dalla polizia insieme ai 15 facinorosi - ha respinto ogni accusa e ha affermato che il suo profilo era stato preso di mira dagli hacker.
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