Al via una ricerca su Pio XII e i mass media

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Sessant'anni fa Pio XII pubblicava “Miranda Prorsus“, la prima enciclica che si occupava in modo organico dei moderni mezzi di comunicazione. Un documento che apriva la strada ad un nuovo approccio e che è stato analizzato nel convegno “La Santa Sede nell’età della comunicazione di massa” organizzato dalla Segreteria per la Comunicazione del Vaticano in collaborazione con la Scuola Normale di Pisa. Un convegno che è stato anche l'occasione per annunciare una collaborazione scientifica tra le due istituzioni, finalizzata a recuperare e valorizzare il patrimonio audiovisivo su Pio XII. 

Ad illustrare l’iniziativa mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione, e il professor Vincenzo Barone, direttore della Scuola Normale Superiore, che hanno spiegato come l’accordo prende le mosse dalla ricerca “Santa Sede e cinema sotto il pontificato di Pio XII”, attivata nel 2016 con un assegno di studio presso la Scuola Normale Superiore, con il supporto della Fondazione Ente dello Spettacolo. Alla base dell’intesa c’è la convinzione che l’insieme del patrimonio storico audiovisivo relativo alla Chiesa del Novecento, oggi scollegato e dislocato in sedi non sempre facilmente accessibili, opportunamente organizzato e valorizzato, possa costituire una risorsa storico-culturale di eccezionale valore per comprendere un tassello importante della storia globale del secolo scorso.

Come ha sottolineato il professor Daniele Menozzi, che ha moderato l'incontro, fin “dall'inizio del Novecento c'è stata una particolare attenzione della S. Sede ai mezzi di comunicazione di massa” considerati come strumenti “utili per la diffusione del messaggio di salvezza”. Ma se all'inizio l'approccio era “difensivo“, per tentare una “moralizzazione” di cinema, radio e poi tv, con l'enciclica di Pio XII “inizia un ripensamento” un lento cambiamento che porta a vedere i media come “canali attraverso cui contribuire allo sviluppo della persona e alla dignità umana”. Un cammino che ha fatto ulteriori progressi con il Concilio Vaticano II fino “al profondo rinnovamento attuale” con quella che è una “rivoluzione digitale” che procede speditamente, come dimostrano le novità annunciate in questi giorni dalla Segreteria per la Comunicazione.

Temi approfonditi da quattro ricercatori: Giovanni Vian, professore di Storia del cristianesimo e delle chiese dell’Università Ca’ Foscari di Venezia; Raffaella Perin, docente di storia del cristianesimo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Gianluca della Maggiore, assegnista di ricerca in storia contemporanea alla Normale; Federico Ruozzi, ricercatore in storia del cristianesimo presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e presso la Fondazione per le Scienze religiose di Bologna. Ognuno per i settori di competenza, gli studiosi hanno messo in luce come Pio XII, estremamente sensibile e interessato al progresso tecnologico, abbia avuto ben presenti le potenzialità e i rischi dei mezzi di comunicazione, sapendone sfruttare le opportunità (ad esempio durante la Seconda Guerra mondiale). In particolare, in Papa Pacelli da una parte era evidente la preoccupazione per un orientamento ideologico e per un possibile utilizzo arbitrario dei media, come ad esempio l'uso distorto al servizio della propaganda nazista o comunista oppure la veicolazione di sistemi di valori del modello americano lontani dalla visione cristiana; dall'altra, era altrettanto profonda la convinzione che radio, cinema e televisione potessero rappresentare formidabili strumenti di apostolato. Un percorso che continua ancora oggi.

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