SABATO 13 MAGGIO 2017, 000:48, IN TERRIS

"Maria, sorgente di speranza per i popoli", la messa di Parolin nella notte del centenario di Fatima

Testo completo dell'omelia del cardinale Segretario di Stato, Pietro Paroli, celebrata al Santuario della Cova de Iria

MATTIA SHERIDAN
"Maria, sorgente di speranza per i popoli", la messa di Parolin nella notte del centenario di Fatima
"Questa sera, rendiamo grazie e lode alla Santissima Trinità per l’adesione di tanti uomini e donne a questa missione di pace affidata alla Vergine Madre. Dall’oriente all’occidente, l’amore del Cuore Immacolato di Maria ha conquistato un posto nel cuore dei popoli come sorgente di speranza e consolazione". Sono le parole del cardinale Segretario di Stato, mons. Pietro Parolin, che nella notte della vigilia del centenario delle apparizioni della Madonna a Fatima, celebra la Santa Messa sul sagrato del Santuario, dove poco prima era stato pregato il rosario alla presenza di Papa Francesco. Di seguito riportiamo il testo integrale dell'omelia.

Omelia del cardinal Parolin


"Carissimi pellegrini di Fatima,
lieti e riconoscenti, ci siamo radunati in questo Santuario che custodisce la memoria delle Apparizioni della Madonna ai tre Pastorelli, aggiungendoci alla folla di pellegrini che, nel corso di questi cento anni, qui è accorsa per testimoniare la fiducia nella Madre del Cielo. In onore del suo Cuore Immacolato, celebriamo questa Eucaristia. Nella prima Lettura, abbiamo sentito il popolo esclamare: «Ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio» (Gdt 13,20). Sono parole di lode e gratitudine della città di Betùlia a Giuditta, sua eroina, che «il Signore Dio, che ha creato i cieli e la terra, [...] ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici» (Gdt 13,18). Tuttavia queste parole acquistano il loro pieno significato nell’Immacolata Vergine Maria, che, grazie alla sua discendenza – Cristo Signore – ha potuto “schiacciare la testa” (cfr Gen 3,15) del «serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, il quale [...] si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12,9.17).

Come mamma preoccupata per le tribolazioni dei figli, Ella è apparsa qui con un messaggio di consolazione e di speranza per l’umanità in guerra e per la Chiesa sofferente: «Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà» (Apparizione di luglio 1917). E in altre parole: «Abbiate fiducia! Alla fine, vinceranno l’amore e la pace, perché la misericordia di Dio è più forte della potenza del male. Ciò che sembra impossibile agli uomini, è possibile a Dio». E la Madonna ci invita ad arruolarci in questa lotta del suo Figlio divino, in particolare con la recita quotidiana del Rosario per la pace nel mondo. Poiché, anche se tutto dipende da Dio e dalla sua grazia, bisogna agire come se tutto dipendesse da noi, chiedendo alla Vergine Maria che il cuore delle persone, il focolare delle famiglie, il cammino dei popoli e l’anima fraterna dell’intera umanità siano a lei consacrati e posti sotto la sua protezione e guida. Lei vuole gente che le si affidi! «Se faranno quel che io vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace» (Apparizione del luglio 1917). Alla fine, quello che dovrà vincere la guerra è un cuore: il Cuore della Madre otterrà la vittoria, alla testa di milioni di suoi figli e figlie.

Questa sera, rendiamo grazie e lode alla Santissima Trinità per l’adesione di tanti uomini e donne a questa missione di pace affidata alla Vergine Madre. Dall’oriente all’occidente, l’amore del Cuore Immacolato di Maria ha conquistato un posto nel cuore dei popoli come sorgente di speranza e consolazione. Si è radunato il Concilio Ecumenico Vaticano II per rinnovare il volto della Chiesa, presentandosi sostanzialmente come il Concilio dell'amore. La gente, i vescovi, il Papa non rimasero sordi alle richieste della Madre di Dio e degli uomini: a Lei è stato consacrato il mondo intero. Ovunque si formano gruppi e comunità credenti che, risvegliandosi dall’apatia di ieri, si adoperano adesso per manifestare al mondo il vero volto del cristianesimo.

«Se faranno quello che io vi dirò, avranno pace». E’ vero che, cento anni dopo le Apparizioni, «se, per molti – come dice Papa Francesco –, oggi la pace sembra, in qualche modo, un bene scontato, quasi un diritto acquisito a cui non si presta più molta attenzione, per troppi essa è ancora soltanto un lontano miraggio. Milioni di persone vivono tuttora al centro di conflitti insensati. Anche in luoghi un tempo considerati sicuri, si avverte un senso generale di paura. Siamo frequentemente sopraffatti da immagini di morte, dal dolore di innocenti che implorano aiuto e consolazione, dal lutto di chi piange una persona cara a causa dell’odio e della violenza, dal dramma dei profughi che sfuggono alla guerra o dei migranti che periscono tragicamente». In mezzo a tutta questa preoccupazione e incertezza riguardo al futuro, che cosa ci chiede Fatima? La perseveranza nella consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, vissuta ogni giorno con la recita del Rosario. E se, nonostante la preghiera, persisteranno le guerre? Anche se non si vedranno risultati immediati, perseveriamo nella preghiera; questa non è mai inutile. Prima o poi darà i suoi frutti. La preghiera è un capitale che si trova nelle mani di Dio e che Egli fa fruttare secondo i suoi tempi e i suoi disegni, molto diversi dai nostri.

Come Salmo responsoriale, abbiamo avuto il cantico del Magnificat, dove spicca il contrasto fra la “grande” storia delle nazioni e dei loro conflitti, la storia dei grandi e dei potenti con la sua stessa cronologia e geografia del potere, e la “piccola” storia dei poveri, degli umili e dei deboli. Questi sono chiamati a intervenire a favore della pace con un’altra forza, con altri mezzi apparentemente inutili o inefficaci quali la conversione, la preghiera riparatrice, l’affidamento. È un invito a fermare l’avanzata del male entrando nell’oceano dell’Amore divino come resistenza – e non resa – alla banalità e fatalità del male.

Come dobbiamo fare? Permettetemi di spiegarvelo con un esempio: se riceviamo una banconota falsa, una reazione spontanea, e persino ritenuta logica, sarebbe di passarla a qualcun altro. In questo si vede come siamo tutti inclini a cadere in una logica perversa che ci domina e spinge a propagare il male. Se mi comporto secondo questa logica, la mia situazione cambia: io ero vittima innocente quando ho ricevuto la banconota contraffatta; il male degli altri è caduto su di me. Nel momento, però, in cui coscientemente passo la banconota falsa a un altro, io non sono più innocente: sono stato vinto dalla forza e dalla seduzione del male, provocando una nuova vittima; mi sono fatto trasmettitore del male, sono diventato responsabile e colpevole. L’alternativa è quella di fermare l’avanzata del male; ma ciò è possibile solo pagando un prezzo, restando cioè io con la banconota falsa e liberando così l’altro dall’avanzata del male.

Questa reazione è l’unica che può fermare il male e vincerlo. Gli esseri umani ottengono questa vittoria quando sono capaci di un sacrificio che diventa riparazione; Cristo la compie, manifestando che il suo modo di amare è misericordia. Un tale eccesso d’amore lo possiamo vedere nella croce di Gesù: Egli si fa carico dell’odio e della violenza che cadono su di Lui, senza insultare né minacciare vendetta, ma perdonando, dimostrando che c’è un amore più grande. Solo Lui può fare questo, caricandosi – per così dire – la “banconota falsa”. La sua morte è stata una vittoria ottenuta sul male scatenato dai suoi aguzzini, che siamo tutti noi: Gesù crocifisso e risorto è la nostra pace e riconciliazione (cfr Ef 2,14; 2 Cor 5,18).

«Ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio»: preghiamo noi, in questa notte di veglia, come un immenso popolo in marcia sulle orme di Gesù Cristo risorto, illuminandoci a vicenda, l’uno trascinando l’altro, appoggiandoci sulla fede in Cristo Gesù. Riguardo a Maria, hanno scritto i santi Padri che Ella concepì Gesù prima nella fede e dopo nella carne, quando disse “sì” all’invito che Dio Le rivolse mediante l’Angelo. Ma ciò che è avvenuto in modo unico nella Vergine Madre, si verifica spiritualmente in noi ogni volta che ascoltiamo la Parola di Dio e la mettiamo in pratica, come chiedeva il Vangelo (cfr Lc 11,28). Con la generosità e il coraggio di Maria, offriamo a Gesù il nostro corpo affinché Egli possa continuare ad abitare fra gli uomini; offriamogli le nostre mani per accarezzare i piccoli e i poveri; i nostri piedi per andare incontro ai fratelli; le nostre braccia per sostenere coloro che sono deboli e lavorare nella vigna del Signore; la nostra mente per pensare e fare progetti alla luce del Vangelo; e soprattutto il nostro cuore per amare e prendere decisioni secondo la volontà di Dio.

Così ci formi la Vergine Madre, stringendoci al suo Cuore Immacolato, come ha fatto con Lucia e i Beati Francesco e Giacinta Marto. In questo centenario delle apparizioni, riconoscenti per il dono che l’evento, il messaggio e il santuario di Fatima sono stati nel corso di questo secolo, uniamo la nostra voce a quella della Vergine Santa: «L'anima mia magnifica il Signore, [...] perché ha guardato l’umiltà della sua serva [...]; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1,46-50)".
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