Volontario italiano del Vis in stato di fermo in Etiopia

Alberto Livoni, cinquantenne di origini emiliane, in Etiopia lavora per l’emergenza nel Tigray (Etiopia) occupandosi di bambini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:59
Etiopia
La regione autonoma del Tigrè, in Etiopia

C’è anche un italiano, il volontario cinquantenne Alberto Livoni, in stato di fermo in Etiopia dove nelle ultime settimane decine di dipendenti locali delle Nazioni Unite sono stati arrestati durante le operazioni contro i ribelli del Tigrè nell’ambito dello stato di emergenza in vigore nel Paese nordafricano. Il cinquantenne – scrive Tody.it – lavora per il Vis, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo.

Da sabato 6 novembre sono in stato di fermo ad Addis Abeba tre operatori VIS, Alberto Livoni, Coordinatore Paese e due operatori dello staff locale, impegnati nel sostenere la popolazione etiope attraverso progetti di sviluppo e aiuto umanitario. Siamo in costante contatto con l’Ambasciata Italiana in loco che ha immediatamente avviato tutte le procedure previste per il loro rilascio e sta seguendo costantemente il caso. Per tutelare la sicurezza dei nostri operatori riteniamo opportuno seguire le indicazioni di riservatezza concordate con l’Ambasciata”, scrive oggi il Vis sul proprio sito.

La notizia, anticipata dal quotidiano La Repubblica, viene confermata dall’ANSA da fonti informate. “La situazione è delicata”, fanno sapere le stesse fonti, che sottolineano che, se di norma uno stato di fermo dura 72 ore, in Etiopia a causa dell’attuale stato di emergenza il normale funzionamento delle regole è sospeso.

Livoni è stato arrestato il 6 novembre scorso in Etiopia. Stando a quanto riportato oggi da Repubblica, non ci sono ancora conferme ufficiali sulle motivazione del fermo del cittadino italiano che lavora per il Vis. Il nostro consolato e la nostra ambasciata si sono messi in contatto con le autorità etiopiche per trovare una soluzione al fermo del volontario.

Il giorno prima del fermo di Livoni – scrive Today.it – le forze di sicurezza etiopiche sono entrate in un centro gestito dai missionari salesiani nella zona di Gottera, ad Addis Abeba, arrestando 17 persone, tra sacerdoti e dipendenti, di nazionalità etiopica ed eritrea. “Tutti presi senza ragione e deportati in un luogo sconosciuto”, ha riferito Fides, l’organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie.

“In un clima di generale caos e incertezza – scriveva Fides lo scorso 9 novembre – desta notevole preoccupazione la notizia, confermata a Fides da fonti locali, dell’incursione compiuta il 5 novembre da forze militari governative in un centro gestito dai Salesiani nella zona di Gottera, Addis Abeba, con il conseguente arresto di 17 tra sacerdoti, fratelli religiosi e impiegati nel Centro, tutti presi senza ragione e deportati in un luogo sconosciuto. Scossi dall’evento, i Salesiani in Etiopia, in un messaggio inviato a Fides, invitano a “pregare per la pace e l’unità del paese

A inizio mese, il governo federale ha dichiarato lo stato di emergenza in risposta all’avanzata sulla capitale delle forze del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) e dell’Esercito di liberazione Oromo (Ola). Il Tigray è una regione è isolata da oltre un anno: lo scorso novembre ha subìto l’offensiva dell’esercito, che da allora ostacola i rifornimenti di cibo e medicine. Poi il contrattacco tigrino ha inflitto una dura sconfitta alle truppe governative. Nei giorni scorsi le autorità etiopiche hanno anche arrestato diversi dipendenti delle Nazioni Unite.

Da mesi le ambasciate occidentali hanno cominciato a ridurre al minimo il personale in Etiopia e molte aziende straniere stanno rimpatriando i loro dipendenti. Livoni, cinquantenne di origini emiliane, studi in Svizzera e una lunga esperienza nella cooperazione, sarebbe ancora detenuto. In Etiopia lavora proprio per l’emergenza nel Tigray, si occupa di progetti allestiti nelle scuole dove sono stipati migliaia di bambini, tutti profughi in fuga.

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