VENERDÌ 26 MAGGIO 2017, 11:58, IN TERRIS

Il saluto di mons. De Donatis nuovo Vicario di Roma: "Chiedo a Dio di saper ascoltare sempre"

AUTORE OSPITE
Il saluto di mons. De Donatis nuovo Vicario di Roma:
Il saluto di mons. De Donatis nuovo Vicario di Roma: "Chiedo a Dio di saper ascoltare sempre"
Monsignor Angelo De Donatis è il nuovo Vicario della diocesi di Roma e succederà al 77enne cardinale Agostino Vallini. Il futuro ex vicario ha compiuto da due anni l'età canonica delle dimissioni, ovvero 75 anni, ma ad ottobre Papa Francesco aveva chiesto al cardinale di rimanere, rinnovandogli la fiducia oltre la normale scadenza.

Chi è monsignor Angelo De Donatis


Monsignor Angelo De Donatis è nato il 4 gennaio 1954 a Casarano, provincia di Lecce e diocesi di Nardò-Gallipoli. Alunno prima del Seminario di Taranto e quindi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, ha compiuto gli studi filosofici alla Pontificia Università Lateranense e quelli teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la Licenza in Teologia Morale. È stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1980 per la diocesi di Nardò-Gallipoli e dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma. Nominato vescovo titolare di Mottola il 14 settembre 2015, è stato ordinato vescovo il 9 novembre 2015 in San Giovanni in Laterano, per l'imposizione delle mani del Santo Padre Papa Francesco, co-ordinanti il Cardinal Vicario Agostino Vallini e il Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero.

Gli incarichi svolti


Dal 1983 al 1988 è stato vicario parrocchiale nella chiesa di San Saturnino, al quartiere Trieste; dal 1988 al 1990, addetto alla Segreteria generale del Vicariato come collaboratore dell'Arcivescovo Giovanni Marra e vicario parrocchiale nella parrocchia Santissima Annunziata a Grottaperfetta; dal 1989 al 1991, archivista della Segreteria del Collegio Cardinalizio; dal 1990 al 1996, direttore dell’Ufficio Clero del Vicariato di Roma; dal 1990 al 2003, direttore spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore; dal 2003, parroco a San Marco Evangelista al Campidoglio e assistente per la diocesi di Roma dell’Associazione Nazionale Familiari del Clero.

Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere; è Cappellano di Sua Santità dal 10 aprile 1990. Nella Quaresima del 2014 ha tenuto le meditazioni per gli Esercizi Spirituali della Curia Romana.

Il saluto


Mons. De Donatis, che inizierà il suo mandato il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni dell'Urbe, ha iniziato il suo discorso citando una frase degli Atti degli Apostoli, rivolta a S. Paolo, tratta dall'odierna liturgia: "Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso". Poi ha aggiunto: "Iniziare questa giornata con questa Parola è stato proprio liberante. L’ho sentita piena di Spirito Santo. All’inizio del mio mandato desidero salutarvi con molto affetto. Sento il bisogno di condividere con tutti i fedeli e il presbiterio della nostra diocesi i sentimenti che ho nel cuore - ha proseguito - Vorrei prima di tutto ringraziare il cardinale Agostino Vallini. Ho ancora nel cuore l’abbraccio che egli mi ha dato, è un dono che conservo insieme alla benedizione ricevuta dal Papa. A lui il mio grande grazie per come mi sono sentito accompagnato e nutrito dal suo Magistero in questi quattro anni. Papa Francesco ha detto scherzosamente una volta: “Solo se si hanno seri problemi psichiatrici si può aspirare a diventare Papa!” Ecco… riguardo al diventare vicario di Roma, vi assicuro che io non ho mai avuto di questi problemi psichiatrici!

Nelle mani di Dio


"Accolgo questa chiamata del Signore e della Chiesa con umiltà profonda e sincera, consapevole dei miei peccati e dei miei limiti, e mi metto nelle sue mani - ha aggiunto mons. De Donatis -  Solo il suo amore fedele e il suo perdono, sempre generoso, sono il motivo per cui si può dire di sì e conservare la fiducia, nonostante tutto, nonostante se stessi. So che mi è chiesto (ancora di più) di essere padre. Chiedo a Dio il dono di esserlo sempre, di esserlo con tutti. Il mio servizio sarà annunciare la Misericordia di Dio, con la parola e con la vita. È la Misericordia la Pentecoste dei nostri giorni, la nuova e perenne Effusione dello Spirito Santo! Ritengo di non sapere altro che “Cristo e questi crocifisso”, sacramento della Misericordia di Dio per tutti.

Sempre in ascolto


"Chiedo al Signore di ascoltare sempre… - ha detto il nuovo vicario - Sono chiamato in particolare a custodire e promuovere la comunione ecclesiale. Questa comunione è il frutto più bello della misericordia. Possiamo riscoprirci figli amati da sempre da Dio, fratelli che hanno in comune l’esperienza della debolezza e della Grazia. Siamo e saremo sempre dei misericordiati! È questa la sorgente della nostra gioia, della dolce gioia di stare insieme e di evangelizzare! In questi anni, dal mio punto di osservazione, che è quello di chi ha accompagnato nel cammino tanti fratelli, soprattutto preti, ho avuto la possibilità di contemplare i grandi miracoli di cui è capace la Grazia. Il Signore è fedele e agisce! Per questo possiamo non perdere la speranza, possiamo sempre avere la fiducia di ritrovarci tra le braccia del Padre, accanto a Cristo, a Maria e a tutti i nostri fratelli. Guidati dal nostro vescovo, Papa Francesco, stretti intorno a lui, seguiamo il Signore. Egli ci inviterà ancora una volta a prendere il largo, a farci vicini, amici e solidali con tutti gli abitanti di questa città di Roma. Un biglietto che recentemente ho ricevuto, esattamente per la Pasqua di quest’anno, mi ricordava che per un vescovo due sono le cose da tenere bene a mente: l’autorevolezza consiste nell’amore, la forza di persuasione nel martirio.

Una famiglia da amare


Sono convinto che ci custodirà la preghiera del cardinale Vallini, espressione della sua paternità, del suo aiuto e della sua disponibilità, la preghiera del Papa emerito Benedetto XVI e del cardinale Camillo Ruini. Chiedo fin d’ora la preghiera di tutti voi. Chiedo dal cielo la preghiera d’intercessione di tutti quei vescovi, preti, consacrate e laici che hanno reso bella la vita della nostra diocesi. E non posso non sentire in questo momento dal cielo tutta la benedizione di san Giovanni Paolo II, che ho avuto tante volte la gioia di incontrare da vicino, e anche la paternità, l’amicizia e l’affetto del cardinale Ugo Poletti che mi ha accompagnato per tanti anni e del quale ho detto spesso una frase che mi ripeteva: “Angelo, ricordati che la diocesi, la nostra diocesi, non è una macchina da far camminare ma una famiglia da amare!”. Chiedo in particolare la protezione di Maria, Salus Populi Romani, Madre della Fiducia, Madre della Perseveranza, dei Santi Pietro e Paolo, non a caso ci sarà il passaggio in questa festa, e naturalmente di san Filippo Neri. Lunedì scorso il Papa ci ha detto alla Cei che noi vescovi siamo tutti un po’ bravi e un po’ stupidi! Chiedo fin da adesso perdono per la mia stupidità. Assicuro a tutti la mia preghiera».

L’arcivescovo De Donatis ha quindi concluso il suo intervento invitando tutti i presenti a recitare insieme a lui una preghiera mariana scritta da don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma ucciso nel 2006 in Turchia.


 
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