Ustica, associazione a Conte: “Divulgare atti rimasti segreti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:09

La presidente della associazione per la “Verità su Ustica”, Giuliana Cavazza De Faveri, si è rivolta formalmente al premier Giuseppe Conte per avere accesso agli atti e per la loro divulgazione a 40 anni dalla tragedia che il 27 giugno 1980 costò la vita a 81 persone che erano a bordo del Dc9 Itavia in volo da Bologna a Palermo.

Segreto di Stato

Cavazza ricorda come, su richiesta della presidenza della Commissione di inchiesta sul sequestro e sulla morte di Aldo Moro, parlamentari membri della Commissione poterono avere accesso il 30 marzo 2015 presso la sede del Dis, a documenti, messi a disposizione dell’Aisi, relativi agli anni 1979-1980, ai quali era stato tolto o era decaduto dopo trent’ anni il segreto di Stato, ai sensi della legge 124 del 2007. Sulla base della stessa legge (art. 42), sono stati riclassificati segretissimo, segreto, riservatissimo o riservato: il comma 5 fissa in un massimo di ulteriori dieci anni il divieto di divulgazione degli stessi. I parlamentari hanno potuto prendere visione e annotare i documenti relativi al carteggio tra l’ambasciata italiana a Beirut e il nostro governo, dal 7 ottobre 1979, data del sequestro di missili terra aria a Ortona a un Gruppo di Autonomi e Palestinesi provenienti da Bologna, sino al mattino del 27 giugno 1980. Di straordinario interesse sembrerebbero esser – continua Cavazza – i documenti del 13, 14, 16, 20 e 21 novembre 1979, 18 dicembre 1979, 2 febbraio, 10 marzo, 14 aprile, 12 e 21 maggio 1980, e mattino del 27 giugno 1980. Cavazza sottolinea nella lettera che sulla base della legge per i documenti, gli atti, le attività, le cose ed i luoghi sopracitati è ormai cessato ogni vincolo di classifica, e chiede pertanto di aver accesso ai documenti con facoltà di divulgazione, avendo un interesse qualificato e specifico alla loro conoscenza non soltanto come presidente dell’associazione, ma anche avendo perso la madre nel disastro aereo.

Mattarella

La presidente conclude citando un intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella , a cui la lettera è stata inviata in copia, che il 9 maggio scorso, riferendosi alle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese, ha detto che “la verità rimane un diritto oltre che un dovere per le istituzioni. Terrorismo ed eversione sono stati battuti con gli strumenti della democrazia e della Costituzione: la ricerca della verità dunque deve continuare laddove persistono lacune e punti oscuri”.

La strage

La strage di Ustica fu un incidente aereo, avvenuto alle 20:59 del 27 giugno 1980 sopra il braccio di mare compreso tra le isole italiane di Ponza e Ustica. Vi fu coinvolto il volo di linea IH870, partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi, operato dall’aeromobile Douglas DC-9 della compagnia aerea Itavia, il quale perse il contatto radio con l’aeroporto di Roma-Ciampino, responsabile del controllo del traffico aereo in quel settore, si destrutturò e cadde nel mar Tirreno. Nell’incidente morirono tutti gli 81 occupanti dell’aeromobile, tra passeggeri ed equipaggio. A diversi decenni di distanza, vari aspetti dell’incidente non sono ancora chiariti in maniera compiuta, a partire dalla dinamica stessa. Varie ipotesi sono state formulate nel corso degli anni riguardo alla natura, alla dinamica e alle cause dell’incidente: una delle più battute, e pertanto accettata con valenza in sede penale e risarcitoria, riguarda un coinvolgimento internazionale, segnatamente francese, libico e statunitense, con il DC-9 che si sarebbe trovato sulla linea di fuoco di un combattimento aereo, venendo infine bersagliato per errore da un missile (sparato segnatamente da un caccia Nato contro un MIG dell’aviazione dello stato nordafricano). Altre ipotesi, tuttavia meno accreditate e, alla prova dei fatti, rivelatesi inconsistenti, parlarono di cedimento strutturale o di attentato terroristico (un ordigno esplosivo nella toilette del velivolo), ipotesi tuttavia smentita dalla scoperta di varie parti integre della fusoliera, quali vani carrelli e bagagliaio, che suggerivano che non vi fosse stata alcuna esplosione interna.

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