UNA TOGA D’ONORE
IN MEZZO ALLA GENTE

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La maggior parte delle persone dice: “Io non voglio aver nulla a che fare, mi isolo. E vado avanti tranquillo. Io invece nel sociale mi ci sono sempre trovato a mio agio, io ci vivo da sempre. Correndo dei rischi, ma rimanendo moralmente integro”. Può sembrare una frase come tante, ma se a dirla è un avvocato che ha fatto di Napoli e dei suoi problemi il trampolino di lancio di una luminosa carriera quelle parole assumono un significato molto più profondo. Parliamo di Maurizio De Tilla, un “principe del foro” come si usa dire nel linguaggio delle aule di Tribunale.

Il suo curriculum mette soggezione: presidente dal 1997 al 2007 della Cassa Nazionale di Previdenza Forense e presidente negli anni 2006-2007 della Federazione degli Ordini Forensi d’Europa con sedi a Barcellona e Strasburgo. Presiede dal 1998 l’Adepp (Associazione degli Enti previdenziali privati), promotore del Movimento per la libertà e indipendenza delle professioni. Eletto nel dicembre 2008 Presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana, presiede dall’aprile 2008 l’Eurelpro (Associazione Europea delle Casse professionali). È stato Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e dell’Istituto Italiano di cultura forense, nonché della Commissione Europea degli Ordini forensi del Mediterraneo. Consigliere di Amministrazione di Finmeccanica dal 1999. Presidente dell’Organismo di vigilanza. E poi membro dell’Ordine dei Giornalisti nonché presidente dell’Anai, Associazione nazionale degli Avvocati italiani. Consigliere di Amministrazione di Alleanza Assicurazioni, Componente del Consiglio Generale delle Assicurazioni Generali.
Racconta chi lo conosce che una volta al villaggio Coppola, a Napoli, un tizio mise sul tavolo una rivoltella. Lui rispose: “Me la mangio ‘sta pistola”.

Insomma, Napoli è una bella palestra per un avvocato…
“E non solo per gli avvocati; le racconto un detto che rende bene l’idea. Esistono 4 categorie di sindaco: quello eletto dalla camorra, il sindaco che ne è complice, il sindaco che viene a patti e il sindaco che combatte la camorra. E badi bene, per tutti gli altri non è diverso.

De Magistris a che categoria appartiene?
Lui certo non ha a che fare con la camorra. Sul piano dell’integrità è inattaccabile, ma se c’è una manifestazione lui si mette a fianco della gente, magari mentre bruciano le auto, contestando tutto il sistema. Gesto di grande vicinanza umana, ma non lo può fare un sindaco”.

Ricorda i suoi inizi da avvocato?
Negli anni ’60 non c’erano le cause “verdi”, le questioni ambientali non avevano riconoscimento per cui non esisteva proprio. E invece furono le mie prime attività importanti: contro l’Italsider, la Cementir, ho fatto dei processi incredibili, avversario Acquarone. Lui ebbe cento milioni di compenso, io zero lire: sei mesi di lavoro gratis. Facevamo le riunioni a studio con 100 operai, e per farmi sentire da tutti salivo in piedi su una sedia… altri tempi. Alla fine la città ha capito che un’industria inquinante non può stare in una città. C’erano degli abitanti che aprivano la finestra ed entrava la polvere. Bambini tutti con malattie respiratorie, 20-30% di tumori in più che nel resto d’Italia, e parliamo di circa 50 anni fa. Come l’Ilva di Taranto, che solo oggi è al centro dell’attenzione.

Come vede la società odierna dal suo punto di vista privilegiato?
Il problema è che l’onestà, la rettitudine, la coerenza, per dirla in una parola il bene, è diventata la linea secondaria di questa società. La linea primaria è altro, e lo stesso papa Francesco che ci richiama costantemente a questi valori, è in minoranza; lui lo sa, e infatti chiede costantemente ‘pregate per me’. Anche Ratzinger una volta mi disse: ‘Avvocato, siamo attaccati tutti i giorni”.

Lei ha studi legali al Nord come al Sud. Quali differenze?
La società napoletana ha molti difetti, ma paradossalmente è più facile essere onesti, perché la differenza tra bene e male è più netta, più marcata. Al nord invece sei inserito in un meccanismo in cui nessuno fa niente per niente, a tutti i livelli. La visione che hanno della persona sottintende sempre un interesse economico alla base di un’azione, e si vive nella diffidenza.

E’ più pericolosa l’attività della criminalità o l’inattività dello Stato?
Attenzione: le due cose sono concatenate, perché se lo Stato è inattivo la maggior parte delle volte non è per una casualità ma perché è complice. Se io ho un potere di vigilanza, controllo e iniziativa, e vivo nel territorio, so che ci sono dei fatti illegali, se non intervengo è perché ho fatto una scelta. C’è una bella frase di Cantone (Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ndr) che io condivido: ‘La maggior parte dei controllori sono nominati dai controllati’. L’imprenditore che corrompe non lo fa con un estraneo, ma con uno che è già suo, affiliato. E purtroppo in tutta Italia è così”.

Lei si è occupato di fallimenti, un argomento purtroppo di stretta attualità…
Una volta era un mondo torbido. Pensi che segnalai che c’era un giudice fallimentare da anni allo stesso posto; ogni asta le stesse persone, gli stessi risultati. Ma com’è possibile, mi chiesi? Ci sarà un accordo, non so di quale natura ma comunque qualcosa di poco chiaro… Beh, alla fine cambiarono tutti i giudici, ma nessuno finì sotto inchiesta. E sa perché? Perché in quella posizione aveva fatto favori a tutti, compresi i suoi colleghi… Adesso un po’ è cambiato, perché si muovono i magistrati, cambiano le sedi.

Che futuro vede per il nostro Paese?
C’è una parte dell’Italia che produce, ha inventiva, volontà, positività. Questa è l’Italia.

Una definizione di giustizia?
Ingiustizia. Perché la società è fatta di tanti piccoli pesci e di pochi grandi pesci, che se li mangiano, e la giustizia purtroppo è così: il pesce grande si mangia quello piccolo. Poi un bravo avvocato ogni tanto riesce a sovvertire l’ordine, e questa è la nostra missione: difendere i deboli. Poi se sono due pesci piccoli la giustizia è più facile.

E la politica?
Nella politica si trovano anche personalità schiette e preparate, ma raramente. Tutta la mia vita l’ho impostata sull’onestà e sull’integrità, e dunque non sopporto chi vuole percorrere altre strade; e onestamente non mi faccio fregare da chi ha fatto tutto in un altro modo e poi si dice generoso; non mi importa se sei generoso, mi importa da dove arrivano i tuoi soldi.

Ultima cosa: lei sta seguendo tre progetti molto importanti. Ce li spiega?
Sono progetti che riguardano le professioni, il sociale, i giovani e ovviamente l’ambito forense. Tutto all’insegna della più rigorosa legalità. Ho preparato tre siti internet per poterli veicolare, d’altronde oggi i nuovi media sono un elemento fondamentale della comunicazione.
http://www.associazionenazionaleavvocatiitaliani.it/, una realtà che vuole mettere a sistema le energie di chi fa la professione forense, con particolare riferimento ai giovani. Ad oggi sono già attive 105 sezioni su tutto il territorio nazionale, con più di 5000 iscritti.
http://www.leprofessioniperlitalia.it/. Le Professioni per l’Italia è un movimento politico di professionisti e competenze eccellenti che si mette a disposizione del cittadino per portare al Governo i progetti per attivare l’Italia.
http://www.cupnapoli.it, una Consulta Interprofessionale di Napoli come ente di coordinamento degli Ordini e dei Collegi professionali di Napoli e della Campania. Lo scopo è quello di mettere a sistema le diverse professionalità con l’obiettivo comune di risollevare l’economia nel segno della legalità.

 

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