Turismo, la Grecia apre all’Italia ma con test per chi arriva da 4 Regioni

Atene dà il via libera ai turisti italiani ma resta la quarantena obbligatoria per chi arriva da Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. Zaia: "Non ci vedranno più"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:34

La Grecia riapre parzialmente agli italiani ma in un modo che rischia di aumentare i dissapori, piuttosto che rallentarli. Dopo aver inizialmente annunciato la chiusura ai turisti del nostro Paese per la stagione estiva, Atene rivede la decisione consentendo ai voli provenienti dall’Italia di atterrare negli aeroporti greci ma, qualora provengano dalle aree cosiddette “ad alto rischio” (nello specifico, in relazione all’Italia, da Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia), i passeggeri saranno sottoposti a un test. Ma, sia in caso di negatività che di positività, la quarantena resta: 7 giorni nel primo caso, 14 nel secondo. Direttive rilasciate dall’ambasciata greca e che, naturalmente, non riguardano solo il nostro Paese: nella black-list rientrano anche Parigi e la sua area, il Belgio (tutto) e altri luoghi strategici per il turismo globale come gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’area di Madrid: “Se il viaggio è stato effettuato da uno degli aeroporti dell’elenco delle aree colpite, i passeggeri verranno invece sottoposti a test all’arrivo ed è richiesto il soggiorno di una notte in un albergo designato in attesa dei risultati”.

Veneto stizzito: “La Grecia ci mette al bando”

La soluzione adottata dalla Grecia sugli arrivi internazionali si articolerà in un via libera nei soli aeroporti di Atene e Salonicco a partire dal 15 giugno fino al 30 del mese, per poi aprire anche agli altri scali del Paese dall’1 luglio in poi. Con gli accorgimenti suddetti per chi arriva dalle zone considerate a rischio. Il che, inevitabilmente, qualche malumore lo ha prodotto: “La Grecia che mette al bando il Veneto – ha detto il governatore Luca Zaia – mi pare allucinante. Mi chiedo cosa pensino i loro operatori, sono i nostri turisti che vanno lì. Sappiano che non ci vedono più”. Un risentimento che, a ogni modo, non porta il presidente a una chiusura totale: “Siamo a disposizione della comunità greca in maniera costruttiva per mostrare le ‘carte’. Se poi vogliono anche, chiamiamo il prof. Crisanti, per fare un giro di tamponi a casa loro”.

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