MERCOLEDÌ 19 AGOSTO 2015, 000:03, IN TERRIS

SANGUE E ARENA

FABRIZIO GENTILE
SANGUE E ARENA
SANGUE E ARENA
Spesso ci si ubriaca prima di gettarsi sulla strada del pericolo. Il rischio di finire male esiste, ed è alto, va anestetizzato in qualche modo. Ma è proprio per questo che lo si fa: per sentire scorrere l’adrenalina dentro al corpo, per provare il brivido della morte.

L’essere umano ha sempre sfidato la natura, cercato di superare i propri limiti ma il più delle volte lo ha fatto per uno scopo: raggiungere vette, scoprire mondi nuovi, esplorare lo spazio, ampliare le proprie conoscenze. Tutto ciò che di aulico c’era in questo atteggiamento lo abbiamo ormai perso nei secoli, trasformato in parchi giochi che però almeno mettono la sicurezza come tassello fondamentale per esistere.

TORI2Ma c’è chi non si accontenta dell’emozione, vuole rischiare davvero, per far passare nel corpo quella scarica elettrica necessaria (e su questo bisognerebbe riflettere…) per farci sentire vivi. Almeno fino a che la morte non decida di diventare lei la protagonista.

Accade più spesso di quanto non si pensi, sia a livello singolo che collettivo, dal banjie jumping alla corrida, fino all’inseguimento con i tori per le strette strade delle città.

Sanfermines 2013 festival in PamplonaNei giorni scorsi altre tre persone sono morte dopo essere state colpite da cornate negli encierros organizzati in diverse parti della Spagna attorno a Ferragosto. Dall'inizio dell'anno sono sei le vittime, fra cui un turista francese, nelle popolari corse con i tori che si svolgono ogni estate in tutto il Paese. Un uomo è deceduto sabato a Penafiel, vicino a Valldolid. José Alberto Penas Lopez, 36 anni, precisa El Pais, era consigliere comunale del vicino comune di Traspinedo. Altre due persone sono morte durante gli encierros di Museros, vicino a Valencia, e a Blanca, vicino a Murcia. in Spagna. I più noti sono quelli di San Firmin a Pamplona, resi celebri in tutto il mondo da Ernest Hemingway.

Ma fuori dalle pagine dei romanzi resta il sangue per terra. Come quello del torero Saul Jimenez Fortes, colpito da una cornata al collo domenica durante una corrida a Vitigudino, vicino a Salamanca. Il matador è stato operato per quattro ore, fino alle tre del mattino, nell'Ospedale di Salamanca. E' ricoverato nell'Unità di cure intensive. Era in ginocchio per eseguire una mossa di virtuosità tecnica davanti al toro, quando l'animale lo ha colpito al collo trascinandolo verso la parete dell'arena. "E' stata una cornata tremenda" ha detto a Efe il suo portavoce Nemesio Matias "che è entrata dal collo e ha colpito la lingua, la regione del naso, il palato ed è arrivata fino alla base del cranio”.

Un altro noto matador, Francisco Rivera Ordonez, detto 'Paquirri', è stato gravemente ferito da una cornata al basso ventre a Huesca la settimana scorsa. Dopo un lungo intervento, è stato trasferito all'ospedale San Jorge di Saragozza, specializzato nelle cure ai toreri feriti.

Dopo millenni l’uomo non ha ancora capito che mettersi contro la natura, nelle sue varie forme, non porta nulla di buono. Tanto più se lo si fa per mero divertimento, il cui scopo principale è aspettare che accada qualcosa di brutto. Perché alla fine - diciamolo - di questo si tratta.

 
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