E’ morta Rossana Rossanda, l’intellettuale che fondò Il Manifesto

Dirigente del Pci, giornalista e figura di riferimento della Sinistra del Novecento, aveva 96 anni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:22

Novantasei anni, giornalista di lungo corso, militante e dirigente del Pci, intellettuale e figura centrale nella storia della Sinistra del Novecento italiano. Un’eredità vasta quella che lascia Rossana Rossanda, fondatrice del giornale Il Manifesto, deceduta nella notte nella sua casa di Roma. Una “ragazza del secolo scorso” si autodefinirà nel 2005, titolando così uno dei suoi ultimi libri. Fu figura critica e analitica di un’intera generazione di cambiamento, dal Dopoguerra alla fase reazionaria della seconda metà del XX secolo. Polese di nascita, quando ancora Pola apparteneva all’Italia, studiò nella Milano di fine anni Trenta, affrontando poi l’Università sotto la guida del filosofo Antonio Banfi, che definirà il suo maestro. Poi la Resistenza, il Pci di Togliatti e l’inizio di una vita di battaglie, politiche prima e giornalistiche poi.

Rossanda, fra politica e giornalismo

Fu proprio Palmiro Togliatti a nominarla responsabile della politica culturale del Pci, che dirigerà dal 1963 al 1966. Deputata, la sua carriera nel Partito comunista fu costellata di grandi battaglie su grandi temi, in un tempo che cambiava in fretta portando con sé importanti stravolgimenti degli equilibri. Sul finire degli anni Sessanta l’aperto contrasto al resto del Partito sull’invasione della Cecoslovacchia, che criticò fortemente. L’anno successivo (1969), la decisione di creare la nuova rivista, assieme a Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri. Della sua esperienza politica, e di quella della Sinistra in generale, ricorderà in seguito il contributo “al processo di democratizzazione della società italiana“.

Il cordoglio

Tanti i messaggi di cordoglio alla famiglia di Rossanda arrivati dal mondo politico. A cominciare dal segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti: “Ci ha insegnato il valore del dissenso e del pensiero critico. Ci lascia una grande eredità: che cultura e politica non possono essere mai disgiunti, che libertà individuale, giustizia sociale e uguaglianza avanzano insieme, e che per questi ideali vale la pena spendere una vita”. Un tweet di cordoglio anche dal ministro delle Politiche Ue, Enzo Amendola: “Grazie per ogni parola scritta che ci ha aiutato sempre a vedere al di là del nostro sguardo”.

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