Riforma del Diritto Canonico, Papa: “Criteri oggettivi per l’individuazione della pena appropriata”

Introdotte nuove sanzioni delittuose e migliore per alcuni aspetti fondamentali del diritto penale come prescrizione, diritto di difesa e criteri oggettivi per ridurre la discrezionalità dell'autorità. Il Pontefice: "Un padre si impegni anche a raddrizzare ciò che talvolta diventa storto"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:32
Fonte Vatican News

Presentato oggi nella Sala stampa vaticana il nuovo Libro VI del Codice di Diritto canonico. Con la Costituzione apostolica Pascite Gregem Dei il Pontefice prosegue nel processo di riforma delle sanzioni penali nella Chiesa iniziato con Benedetto XVI nel 2007, che impegnò esperti di Diritto canonico, conferenze episcopali e dicasteri della Curia romana. La revisione della disciplina penale entrerà in vigore dal prossimo 8 dicembre, scrive Vatican News.

Risposta adeguata

“Per rispondere adeguatamente alle esigenze della Chiesa in tutto il mondo appariva evidente la necessità di sottoporre a revisione anche la disciplina penale promulgata da San Giovanni Paolo II, il 25 gennaio 1983, nel Codice di Diritto Canonico, e che occorreva modificarla in modo da permettere ai Pastori di utilizzarla come più agile strumento salvifico e correttivo, da impiegare tempestivamente e con carità pastorale ad evitare più gravi mali e lenire le ferite provocate dall’umana debolezza”, spiega Francesco. Lo riporta Vatican News.

“Il nuovo testo – afferma il Papa – introduce modifiche di vario genere al diritto vigente e sanziona alcune nuove figure delittuose”. È stato anche migliorato, scrive ancora Vatican News, “dal punto di vista tecnico, soprattutto per quanto concerne aspetti fondamentali del diritto penale, quali ad esempio il diritto di difesa, la prescrizione dell’azione penale, una più precisa determinazione delle pene” offrendo “criteri oggettivi nella individuazione della sanzione più appropriata da applicare nel caso concreto”, riducendo la discrezionalità da parte dell’autorità, così da favorire nell’applicazione delle pene l’unità ecclesiale, “specie per delitti che maggiore danno e scandalo provocano nella comunità”.

“Raddrizzare ciò che diventa storto”

Francesco osserva che la Chiesa, lungo i secoli, si è data regole di condotta “che rendono unito il Popolo di Dio e della cui osservanza sono responsabili i Vescovi” e sottolinea che “la carità e la misericordia richiedono che un Padre si impegni anche a raddrizzare ciò che talvolta diventa storto”, riferisce Vatican News.

Si tratta di un compito – spiega – “che va portato a compimento come concreta ed irrinunciabile esigenza di carità non solo nei confronti della Chiesa, della comunità cristiana e delle eventuali vittime, ma anche nei confronti di chi ha commesso un delitto, che ha bisogno all’un tempo della misericordia che della correzione da parte della Chiesa. In passato, ha causato molti danni la mancata percezione dell’intimo rapporto esistente nella Chiesa tra l’esercizio della carità e il ricorso – ove le circostanze e la giustizia lo richiedano – alla disciplina sanzionatoria”, scrive Vatican News.

I tre fini del sistema penale ecclesiale

“La negligenza di un Pastore nel ricorrere al sistema penale rende manifesto che egli non adempie rettamente e fedelmente la sua funzione”. Infatti, “la carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino delle esigenze della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali”.

 

 

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