Proteste, l’appello di mons. Raspanti: “Non si lasci la rabbia in mano alla malavita”

Il vicepresidente della Cei invita l'Italia a non spaccarsi: "Non sempre c'è stato ma un dialogo è Improcrastinabile"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:40

“Spero non aumenti dal punto di vista della violenza ma certamente aumenterà dal punto di vista del malumore, del sentirsi costretti, del distacco dalle istituzioni. Non c’è tempo da perdere ed è improcrastinabile un dialogo serio con il paese”. Così il vicepresidente della Cei, monsignor Antonino Raspanti, sull’ondata di protesta contro il nuovo Dpcm che sta interessando le maggiori città italiane. Il vescovo di Acireale ha rivolto un messaggio ai manifestanti, invitando a non lasciar infiltrare frange estremiste nella loro protesta: “Dal ministero dell’Interno apprendiamo che ci sono anche frange che protestano al di fuori della legge. Questo lo disapproviamo perché ciò che è fuori dalla legge va condannato”. A ogni modo, precisa Raspanti, “non credo però ci siano solo facinorosi, ‘Ndrangheta, camorra o, al nord black bloc, o destre estreme. Io credo ci siano persone arrabbiate che danno voce quasi sempre ad un disagio, ad un oggettivo problema di quelle fasce che normalmente lavorano e sono oggettivamente colpite dai provvedimenti del governo. Credo che disagio e amarezza cresceranno”.

Raspanti: “Sbagliato spaccarsi”

Il vescovo, ricalcando le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto sapere che “è sbagliato spaccarsi. La questione delicata è che chiudo alcune attività e altre le lascio. Di fatto, già comincio a spaccare”. Il che non è comunque un’accusa al governo: “Capisco pure la situazione in cui si trova Conte ecco perché dico: abbiamo vigilato abbastanza sulle regole minime? Perché io vedo che non sempre c’è stata una accurata vigilanza delle regole più leggere. Regole che, poiché non sono state osservate, siamo dovuti andare in chiusure anche maggiori, facendo piangere migliaia di persone”. Riferendosi alla sua regione, la Sicilia, Raspanti ricorda come non sia possibile “andare avanti a colpi di cassa integrazione. Io non ci credo, anche perché nel migliore dei casi partite Iva e commercianti dicono di avere ricevuto ben poco. Non perché il governo è tirchio ma perché abbiamo tanti debiti e le provvidenze creano sempre disparità e ulteriore debito. Non è questa la strada, ma il tentativo di lavorare, anche a marcia più lenta, laddove è possibile, vigilando moltissimo sulle regole minime”.

L’appello del vescovo

L’invito del vicepresidente della Cei è a non lasciare la rabbia nelle mani della malavita ma ad aprire di più e meglio le porte del dialogo. “Proposi a marzo gli Stati Generali, non come li ha fatti il governo, in maniera breve e veloce. Io penso che continui a mancare ma è improcrastinabile un serio dialogo con il Paese per avere una visione generale perché ancora una volta una ondata del genere non fa altro che esigere – con necessità assoluta – un ripensare al modello Paese. Non lo possono tirare fuori un Comitato tecnico scientifico o task force, è opportuno dialogare a più livelli per guardare avanti. Non c’è tempo da perdere”. E sulle proteste conclude: “È il sistema totale che rischia di andare in crisi… Ciò che fa girare la macchina sociale è la fiducia o la paura, il terrore e il blocco. Non accuso il governo ma se siamo terrorizzati ci sono conseguenze sociali gravi. Io resto fiducioso ma non è scontato: la malavita può sempre pescare nel torbido, come è accaduto in altri momenti della storia”.

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