Papa, Urbi et Orbi: “Il mondo sta soffrendo, non è più il tempo di egoismi e divisioni”

L'appello del Santo Padre nel giorno della Pasqua: "Cessino la fabbricazione e il traffico delle armi"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:40

Celebra in San Pietro Papa Francesco, ma all’interno della Basilica. La Santa Messa della Domenica di Pasqua si svolge nel silenzio del luogo simbolo della cristianità, nel quale risuona l’eco della lettura evangelica, del Gloria e dell’organo che accompagna la liturgia senza Resurrexit e senza omelia. Il Santo Padre ha scelto ancora una volta la meditazione, prima di svestire i paramenti liturgici e impartire la benedizione Urbi et Orbi, in una Pasqua di Resurrezione vissuta nel tempo del coronavirus: “Come una fiamma nuova questa Buona Notizia si è accesa nella notte: la notte di un mondo già alle prese con sfide epocali ed ora oppresso dalla pandemia, che mette a dura prova la nostra grande famiglia umana”.

La benedizione

Una voce, ha spiegato il Papa, “è risuonata la voce della Chiesa: ‘Cristo, mia speranza, è risorto!’. È un altro ‘contagio’, che si trasmette da cuore a cuore – perché ogni cuore umano attende questa Buona Notizia. È il contagio della speranza”. Ma la Risurrezione di Cristo “non è una formula magica”: si tratta della “vittoria dell’amore sulla radice del male, una vittoria che non ‘scavalca’ la sofferenza e la morte, ma le attraversa aprendo una strada nell’abisso, trasformando il male in bene: marchio esclusivo del potere di Dio. Il Risorto è il Crocifisso, non un altro. Nel suo corpo glorioso porta indelebili le piaghe: ferite diventate feritoie di speranza”. Ed è al Crocifisso che il Santo Padre invita a volgere lo sguardo, affinché “sani le ferite dell’umanità afflitta”.

La consolazione del Risorto

Rivolge il suo pensiero “a quanti sono stati colpiti direttamente dal coronavirus“, Papa Francesco. “Ai malati, a coloro che sono morti e ai familiari che piangono per la scomparsa dei loro cari, ai quali a volte non sono riusciti a dare neanche l’estremo saluto. Il Signore della vita accolga con sé nel suo regno i defunti e doni conforto e speranza a chi è ancora nella prova, specialmente agli anziani e alle persone sole”. E, allo stesso tempo, “non faccia mancare la sua consolazione e gli aiuti necessari a chi si trova in condizioni di particolare vulnerabilità, come chi lavora nelle case di cura, o vive nelle caserme e nelle carceri”. Per molti, ha ricordato, è una Pasqua di solitudine, vissuta nel lutto e nel disagio provocati dalla pandemia, compresa l’impossibilità di “attingere di persona alla consolazione che sgorga dai Sacramenti“. Ma il Signore, ha spiegato, non ci ha lasciati soli: “Gesù, nostra Pasqua, dia forza e speranza ai medici e agli infermieri, che ovunque offrono una testimonianza di cura e amore al prossimo fino allo stremo delle forze e non di rado al sacrificio della propria salute. A loro, come pure a chi lavora assiduamente per garantire i servizi essenziali necessari alla convivenza civile, alle forze dell’ordine e ai militari che in molti Paesi hanno contribuito ad alleviare le difficoltà e le sofferenze della popolazione, va il nostro pensiero affettuoso con la nostra gratitudine“.

Foto © Vatican Media

Non è il tempo dell’indifferenza

Il coronavirus ha cambiato la vita di milioni di persone, costringendo a restare in casa e riflettere, rallentando i frenetici ritmi della vita: “Per tanti però è anche un tempo di preoccupazione per l’avvenire che si presenta incerto, per il lavoro che si rischia di perdere e per le altre conseguenze che l’attuale crisi porta con sé. Incoraggio quanti hanno responsabilità politiche ad adoperarsi attivamente in favore del bene comune dei cittadini, fornendo i mezzi e gli strumenti necessari per consentire a tutti di condurre una vita dignitosa e favorire, quando le circostanze lo permetteranno, la ripresa delle consuete attività quotidiane”. Non è questo, infatti, “il tempo dell’indifferenza, perché tutto il mondo sta soffrendo e deve ritrovarsi unito nell’affrontare la pandemia. Gesù risorto doni speranza a tutti i poveri, a quanti vivono nelle periferie, ai profughi e ai senza tetto. Non siano lasciati soli questi fratelli e sorelle più deboli, che popolano le città e le periferie di ogni parte del mondo. Non facciamo loro mancare i beni di prima necessità, più difficili da reperire ora che molte attività sono chiuse, come pure le medicine e, soprattutto, la possibilità di adeguata assistenza sanitaria”.

Appello all’Europa

L’invito, viste le circostanze, è anche ad allentare “le sanzioni internazionali che inibiscono la possibilità dei Paesi che ne sono destinatari di fornire adeguato sostegno ai propri cittadini e si mettano in condizione tutti gli Stati di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri”. E c’è un monito forte del Santo Padre, rivolto a tutti coloro che hanno la responsabilità di fronteggiare l’emergenza dando risposte concrete: “Non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone. Tra le tante aree del mondo colpite dal coronavirus, rivolgo uno speciale pensiero all’Europa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, questo amato continente è potuto risorgere grazie a un concreto spirito di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato. È quanto mai urgente, soprattutto nelle circostanze odierne, che tali rivalità non riprendano vigore, ma che tutti si riconoscano parte di un’unica famiglia e si sostengano a vicenda”.

Stop al traffico di armi

Oggi, ha spiegato ancora il Santo Padre, “l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni. Non è questo il tempo delle divisioni”. E rivolge un altro appello, affinché vi sia “un cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo. Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbe essere usati per curare le persone e salvare vite”. Sia invece, si augura, “il tempo in cui porre finalmente termine alla lunga guerra che ha insanguinato la Siria, al conflitto in Yemen e alle tensioni in Iraq, come pure in Libano. Sia questo il tempo in cui Israeliani e Palestinesi riprendano il dialogo, per trovare una soluzione stabile e duratura che permetta ad entrambi di vivere in pace. Cessino le sofferenze della popolazione che vive nelle regioni orientali dell’Ucraina. Si ponga fine agli attacchi terroristici perpetrati contro tante persone innocenti in diversi Paesi dell’Africa. Non è questo il tempo della dimenticanza. La crisi che stiamo affrontando non ci faccia dimenticare tante altre emergenze che portano con sé i patimenti di molte persone”.

Bandire le parole deleterie

Il pensiero di Papa Francesco va alle popolazioni “in Asia e in Africa“, che affrontano quotidianamente “gravi crisi umanitarie, come nella Regione di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico”. Il Signore, è la preghiera del Pontefice, “riscaldi il cuore delle tante persone rifugiate e sfollate, a causa di guerre, siccità e carestia. Doni protezione ai tanti migranti e rifugiati, molti dei quali sono bambini, che vivono in condizioni insopportabili, specialmente in Libia e al confine tra Grecia e Turchia”. Permetta inoltre in Venezuela “di giungere a soluzioni concrete e immediate, volte a consentire l’aiuto internazionale alla popolazione che soffre a causa della grave congiuntura politica, socio-economica e sanitaria”. L’indifferenza e l’egoismo, ha concluso, così come la divisione e la dimenticanza rappresentano l’antitesi di ciò di cui il mondo ha oggi bisogno: “Esse sembrano prevalere quando in noi vincono la paura e la morte, cioè quando non lasciamo vincere il Signore Gesù nel nostro cuore e nella nostra vita. Egli, che ha già sconfitto la morte aprendoci la strada dell’eterna salvezza, disperda le tenebre della nostra povera umanità e ci introduca nel suo giorno glorioso che non conosce tramonto”.

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