Papa Francesco: “La speranza, un’àncora verso la gioia eterna”

Il Santo Padre celebra la Messa della Commemorazione dei defunti nel Cimitero Teutonico: "La speranza è un dono gratuito che ci attira verso la vita"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:40

“La certezza, nel momento quasi finito della vita, è la speranza cristiana ed è un dono che dobbiamo chiedere”. Papa Francesco celebra la Messa per i defunti nella Chiesa del cimitero Teutonico in Vaticano, nel giorno della Commemorazione del 2 novembre. E, a braccio, pronuncia la sua omelia, in un giorno in cui si ricorda chi non c’è più, ma anche un momento in cui riconsiderare la vera essenza della fede. Consapevoli che “la speranza cristiana non delude mai”. Il Santo Padre ricorda che “tante cose brutte ci portano a disperare, a credere che tutto sarà una sconfitta, che dopo la morte non c’è nulla. La voce di Giobbe torna: io so che il mio redentore è vivo e io lo vedrò con questi occhi”. Ma “la speranza non delude, ci ha detto Paolo e ci dà senso alla vita”.

La speranza, un dono gratuito

La speranza, ha spiegato il Pontefice, “è un dono gratuito che noi non meritiamo mai: è dato, è donato. E’ grazia”. E il suo fine è “andare da Gesù”. E’ lui “che ci riceve là, dove c’è l’ancora. La vita in speranza è vivere così: aggrappati, con la corda in mano, forte, sapendo che l’ancora è laggiù”. Un dono che non delude perché “è il dono di Dio che ci attira verso la vita, verso la gioia eterna. La speranza è un’ancora che noi abbiamo dall’altra parte: noi, aggrappati alla corda, ci sosteniamo. Io so che il mio Redentore è vivo e io lo vedrò. E questo, ripeterlo nei momenti di gioia e nei momenti brutti, nei momenti di morte”.

Una virtù

Oggi, nel giorno della Commemorazione dei defunti, del pensiero “di tanti fratelli e sorelle che se ne sono andati”, il Santo Padre spiega che “ci farà bene guardare i cimiteri e guardare su e ripetere” le parole di Giobbe. “E questa è la forza che ci dà la speranza, questo dono gratuito che è la virtù della speranza. Che il Signore ce la dia a tutti noi”.

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