Papa Francesco ai giovani: “Tuffatevi, come Pietro, per andare incontro a Gesù”

Prima del discorso del pontefice, le narrazioni di quattro adolescenti, due ragazze e due ragazzi, durante l'incontro di preghiera #Seguimi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:09

Nella cornice promosso dell’incontro di preghiera promosso dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) #Seguimi, che ha portato in piazza San Pietro 80mila giovani, Dopo la lettura del Vangelo di Giovanni, introdotti dall’attore teatrale Michele La Ginestra, due ragazze e due ragazze, hanno raccontato i loro “momenti bui”, soprattutto in tempo di pandemia, e come è tornata la luce nelle loro vite. A seguire, il Santo Padre ha pronunciato il suo discorso.

La malattia di Samuele

“Io ho avuto un momento veramente buio, intorno ai 13 anni; mi sono dovuto operare per una malattia molto grave al cuore. Ero arrabbiato, scontroso e non me ne fregava niente della fede. Ma mia madre non mollava, ogni sera ed ogni mattina mi costringeva a pregare, io lo facevo controvoglia, non ne capivo il significato. Però, mi rendo conto oggi, che come i discepoli del vangelo quando hanno buttato la rete sulla parte destra, pur senza capirlo, l’ho fatto”, ha raccontato Michele. “Poi ho subito questa operazione importante, un trapianto, e pian piano mi è tornata la voglia di ricominciare a vivere“, ha continuato il ragazzo. “Ho preso consapevolezza del fatto che qualcuno, terminando il suo percorso terreno, aveva donato a me la possibilità di continuare il mio di percorso, che quelle preghiere fatte contro voglia avevano prodotto un frutto e per questo ora, mi piace mettere a disposizione degli altri, quello che ho imparato”.

Voglia di vivere

E’ stata poi la volta di Sofia: “Dopo il Covid ho avuto un momento di vero sconforto, di apatia, non avevo voglia di vivere. Ogni tanto mi ritrovavo a frequentare gli amici della parrocchia, ma non mi interessava, mi annoiavo, non riuscivo a smuovermi”. Poi, il cambiamento: “Un giorno ho incontrato un ragazzo, che non frequentava l’ambiente, ma aveva una gran voglia di vivere, e mi ha donato speranza con poche semplici parole. Mi ha aiutato a veder le cose da una prospettiva diversa, a vedere il bicchiere mezzo pieno, invece che mezzo vuoto”.

La nonna di Alice

Alice ha raccontato dell’impatto della perdita di sua nonna, una presenza importante nella sua vita e di come ha capito che può “renderla ancora viva”. “Ho avuto un momento veramente buio quando è morta mia nonna. Lei è sempre stata presente, nella mia vita è stata un punto di riferimento importante, ed all’improvviso è scomparsa, lasciando un vuoto enorme dentro di me. Io avevo degli impegni come educatrice, ma ho trovato difficile svolgere il mio ruolo con i ragazzi del catechismo, non riuscivo ad essere più allegra, comunicativa, gioiosa”. “Poi, pian piano”, ha proseguito, “ho compreso quanto sia stato importante per me ricevere da nonna il suo conforto, il suo sorriso, la sua dolcezza ed ho deciso di mettercela tutta per donare agli altri quello che avevo ricevuto da lei…ora è come se, attraverso il mio modo di fare, possa renderla ancora viva”.

Il rapporto con l’altro

Samuele ha ammesso di essere “sempre stato timido e chiuso“. “Non ho grande interesse a manifestarmi con gli altri. Il rapporto colla fede è altalenante, mi distraggo facilmente, e tante volte non capisco come mettere in pratica, nella vita di tutti i giorni, i precetti cristiani. Ultimamente, però, sono riuscito ad uscire da guscio”, ha raccontato, “ed a frequentare altri ragazzi, e questa cosa mi ha permesso di respirare una nuova aria, ho capito che non posso trovare la soluzione dei miei problemi cercando solo dentro di me, ma aprendomi nel rapporto con gli altri…ecco, forse nell’altro, negli amici, trovo ora un qualcosa di più che mi riesce a fare stare bene“.

Il Papa

“Carissimi ragazzi e ragazze, benvenuti! Grazie di essere qui! Questa piazza attendeva da tempo di riempirsi della vostra presenza, dei vostri volti, del vostro entusiasmo. Due anni fa, il 27 marzo, venni qui da solo per presentare al Signore la supplica del mondo colpito dalla pandemia. Forse quella sera eravate anche voi nelle vostre case davanti al televisore a pregare insieme alle vostre famiglie. Sono passati due anni con la piazza vuota e alla piazza è successo come succede a noi quando facciamo digiuno: abbiamo voglia di mangiare e, quando andiamo a mangiare dopo il digiuno, mangiamo di più; per questo si è riempita di più: anche la piazza ha sofferto il digiuno e adesso è piena di voi! Oggi, tutti voi, siete insieme, venuti dall’Italia, nell’abbraccio di questa piazza e nella gioia della Pasqua che abbiamo appena celebrato. Gesù ha vinto le tenebre della morte. Purtroppo, sono ancora dense le nubi che oscurano il nostro tempo. Oltre alla pandemia, l’Europa sta vivendo una guerra tremenda, mentre continuano in tante regioni della Terra ingiustizie e violenze che distruggono l’uomo e il pianeta. Spesso sono proprio i vostri coetanei a pagare il prezzo più alto: non solo la loro esistenza è compromessa e resa insicura, ma i loro sogni per il futuro sono calpestati. Tanti fratelli e sorelle attendono ancora la luce della Pasqua. Il racconto del Vangelo che abbiamo ascoltato inizia proprio nel buio della notte. Pietro e gli altri prendono le barche e vanno a pescare – e non pescano nulla. Che delusione! Quando mettiamo
tante energie per realizzare i nostri sogni, quando investiamo tante cose, come gli apostoli, e non risulta nulla…Ma succede qualcosa di sorprendente: allo spuntare del giorno, appare sulla riva un uomo, che era Gesù. Li stava aspettando. E Gesù dice loro: “Lì, alla destra ci sono i pesci”. E avviene il miracolo di tanti pesci: le reti si riempiono di pesci. Questo può aiutarci a pensare ad alcuni momenti della nostra vita. La vita alle volte ci mette
a dura prova, ci fa toccare con mano le nostre fragilità, ci fa sentire nudi, inermi, soli. Quante volte in questo periodo vi siete sentiti soli, lontani dai vostri amici? Quante volte avete avuto paura? Non bisogna vergognarsi di dire: “Ho paura del buio!” Tutti noi abbiamo paura del buio. Le paure vanno dette, le paure si devono esprimere per poterle così cacciare via. Ricordate questo: le paure vanno dette. A chi? Al papà, alla mamma, all’amico, all’amica, alla persona che può aiutarvi. Vanno messe alla luce. E quando le paure, che sono nelle tenebre, vanno nella luce, scoppia la verità. Non scoraggiatevi: se avete paura, mettetela alla luce e vi farà bene! Il buio ci mette in crisi; ma il problema è come io gestisco questa crisi: se la tengo solo per me, per il mio cuore, e non ne parlo con nessuno, non va. Nelle crisi si deve parlare, parlare con l’amico che mi può aiutare, con papà, mamma, nonno, nonna, con la persona che può aiutarmi. Le crisi vanno illuminate per vincerle. Cari ragazzi e ragazze, voi non avete l’esperienza dei grandi, ma avete una cosa che noi grandi alle volte abbiamo perduto. Per esempio: con gli anni, noi grandi abbiamo bisogno degli occhiali perché abbiamo perduto la vista o alle volte diventiamo un po’ sordi, abbiamo perduto l’udito…O, tante volte, l’abitudine della vita ci fa perdere “il fiuto”; voi avete “il fiuto”. E questo non perdetelo, per favore! Voi avete il fiuto della realtà, ed è una cosa grande. Il fiuto che aveva Giovanni: appena visto lì quel signore che diceva: “Buttate le reti a destra”, il fiuto gli ha detto: “È il Signore!”. Era il più giovane degli apostoli. Voi avete il fiuto: non perdetelo! Il fiuto di dire “questo è vero – questo non è vero – questo non va bene”; il fiuto di trovare il Signore, il fiuto della verità. Vi auguro di avere il fiuto di Giovanni, ma anche il coraggio di Pietro. Pietro era un po’ “speciale”: ha rinnegato tre volte Gesù, ma appena Giovanni, il più giovane, dice: “È il Signore!”, si butta in acqua per trovare Gesù. Non vergognatevi dei vostri slanci di generosità: il fiuto vi porti alla generosità. Buttatevi nella vita. “Eh, Padre, ma io non so nuotare, ho paura della vita!”: avete chi vi accompagna, cercate qualcuno che vi accompagni. Ma non abbiate paura della vita, per favore! Abbiate paura della morte, della morte dell’anima, della morte del futuro, della chiusura del cuore: di questo abbiate paura. Ma della vita, no: la vita è bella, la vita è per viverla e per darla agli altri, la vita è per condividerla con gli altri, non per chiuderla in sé stessa. Io non vorrei dilungarmi tanto, soltanto vorrei dire che è importante che voi andiate avanti. Le paure? Illuminarle, dirle. Lo scoraggiamento? Vincerlo con il coraggio, con qualcuno che vi dia una mano. E il fiuto della vita: non perderlo, perché è una cosa bella. E, nei momenti di difficoltà, i bambini chiamano la mamma. Anche noi chiamiamo la nostra mamma, Maria. Lei – state attenti –aveva quasi la vostra età quando accolse la sua vocazione straordinaria di essere mamma di Gesù. Bello: la vostra età, più o meno…Vi aiuti lei a rispondere con fiducia il vostro “Eccomi!” al Signore: “Sono qui, Signore: cosa devo fare? Sono qui per fare del bene, per crescere bene, per aiutare con il mio fiuto gli altri”. Che la Madonna, la mamma che aveva quasi la vostra età quando ha ricevuto l’annuncio dell’angelo ed è rimasta incinta, che lei vi insegni a dire: “Eccomi!”. E a non avere paura. Coraggio, e avanti”!

Dopo la benedizione

Gesù risorto sia la forza della vostra vita: andate in pace e siate felici, tutti voi: in pace e con gioia!

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