Duplice omicidio a Lecce, ascoltato un uomo in Procura ma nessun fermo

Le vittime, l'arbitro Daniele De Santis e la sua fidanzata Eleonora, sono stati assassinati a colpi di coltello

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:24

Un uomo di 37 anni sarebbe stato ascoltato in Procura a Lecce, in merito al duplice omicidio dell’arbitro salentino, Daniele De Santis (33 anni), e della sua fidanzata, Eleonora Manta (30). Secondo quanto riferito, l’uomo sarebbe un edicolante del posto e si chiamerebbe Andrea. Lo stesso nome che alcuni avrebbero udito gridare alla donna poco prima di essere uccisa, implorandolo di fermarsi. De Santis, direttore di gara in Serie C, è stato ucciso a colpi di coltello assieme alla fidanzata, con la quale conviveva in Via Montello, nel Rione Rudiae. Stando alle testimonianze, a ucciderli sarebbe stato un uomo, visto allontanarsi con un cappuccio calato sulla testa e con indosso guanti neri e uno zaino giallo.

Orrore a Lecce

Del 37enne che sarebbe stato ascoltato in relazione al caso non si hanno ulteriori dettagli. E, del resto, dalla Procura hanno specificato che “non c’è nessun fermo e né in Procura né in caserma c’è attività di interrogatorio”. Al momento, gli unici elementi emersi dalle indagini parlano di un duplice omicidio commesso con estrema violenza. Secondo il racconto dei vicini di casa, i due fidanzati erano una coppia molto unita. I primi rilevamenti hanno portato a ipotizzare che, forse, le vittime conoscessero il loro assassino, al quale avrebbero aperto la porta. La prima autopsia, svolta sul corpo della ragazza, conferma la ferocia. Quella con la quale la giovane è stata colpita dai fendenti e uccisa, prima che l’omicida facesse lo stesso con il suo fidanzato.

Le vittime

De Santis era noto nel mondo del calcio delle serie inferiori e, per la stagione prossima, aspirava a diventare alla direzione delle gare di Serie B. Accanto alla professione arbitrale, svolgeva quella di amministratore di condominio, che esercitava proprio all’interno dello stabile dove viveva con la fidanzata. La quale invece, laureata in Giurisprudenza, aveva da poco iniziato a lavorare all’Inps. Sarebbe stata proprio lei la prima a essere vittima dalla furia omicida del suo assassino, sul pianerottolo di casa.

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