Mps, sei anni in primo grado a Fabrizio Viola e Alessandro Profumo

Ribaltate le richieste di archiviazione avanzate dalla Procura: i due, rispettivamente ex ad ed ex presidente, erano accusati di false comunicazioni sociali e aggiotaggio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:57

Sei anni in primo grado per Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato di Mps. I due, sotto processo nel filone d’indagine relativo alla banca senese controllata ora dal Tesoro, erano accusati di false comunicazioni sociali e aggiotaggio, in relazione al bilancio 2012 e alla prima semestrale del 2015 della banca. Disposta anche una multa per 2,5 milioni di euro a testa. Prescrizione o assoluzione perché il fatto non sussiste per gli altri reati. A stabilirlo, i giudici della Seconda sezione del Tribunale di Milano, presieduti da Flores Tanga, con sentenza pronunciata (dopo 4 ore di camera di consiglio) nell’aula allestita all’interno di uno dei padiglioni della Fieramilanocity, per motivi di distanziamento.

Il commento del legale

Un giudizio che ribalta le richieste della Procura di Milano, rappresentata dai pm Stefano Civardi, Mauro Clerici e Giordano Baggio, che per tre volte aveva chiesto l’archiviazione. Una richiesta regolarmente bocciata dai gip che, invece, hanno disposto il rinvio a giudizio. “Leggeremo con attenzione le motivazioni – ha commentato Adriano Raffelli, uno dei legali degli ex manager di Mps, all’esterno del Tribunale – e senz’altro presenteremo appello contro una sentenza che consideriamo sbagliata. Abbiamo sempre creduto nel corretto operato dei nostri assistiti”. Una condanna a 3 anni e 6 mesi è arrivata anche per l’ex presidente del collegio sindacale, Paolo Salvadori. Accusato a sua volta di false comunicazioni sociali.

Il filone del processo Mps

Il processo è stato istituito sulla presunta rappresentazione non corretta dei derivati per 5 miliardi da Alexandria e Santorini. In esame, per l’appunto, i documenti contabili che vanno dal 2012 alla prima semestrale del 2015. Derivati che, secondo la Procura, sarebbero stati sottoscritti per coprire una perdita di 2 miliardi di euro. Sorta a seguito dell’operazione che ha portato all’acquisizione di Antonveneta.

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