Molotov contro la caserma di Pergine Valdarno: arrestato 18enne

Il giovane è indagato per il reato di "scoppio di ordigno al fine di incutere pubblico timore e di attentare alla sicurezza pubblica"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:16
I danni alla caserma dei Carabinieri

Un diciottenne è stato arrestato stamani dai carabinieri in esecuzione di una misura di custodia cautelare per l’attentato contro la stazione dell’Arma di Pergine Valdarno, in provincia di Arezzo, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio scorsi. Il diciottenne è ritenuto l’autore del lancio di una molotov che causò l’incendio di un’auto di servizio e danni alla facciata della caserma. Il giovane è indagato in ordine ai reati di “incendio”, “fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da guerra” nonché di “scoppio di ordigno al fine di incutere pubblico timore e di attentare alla sicurezza pubblica”.

La ricostruzione

Da quanto spiegato dagli stessi carabinieri che hanno condotto le indagini, la misura cautelare costituisce l’esito delle complesse indagini condotte dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Arezzo, sotto la costante direzione della Procura della Repubblica, a seguito del grave attentato avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio scorso quando un individuo, dal retro della Stazione Carabinieri di Pergine Valdarno, lanciava una bottiglia “molotov” contro il muro perimetrale della Caserma provocando l’incendio di un’autovettura di servizio con i colori d’Istituto dell’Arma dei Carabinieri, causandone la completa distruzione nonché danni alla facciata della Caserma stessa. Nella circostanza il fuoco, provocato dal lancio della molotov, divampava irrefrenabilmente, in vaste proporzioni, con fiamme che si sono propagate con potenza distruttrice, in modo da porre in pericolo la pubblica incolumità, pericolo dalle conseguenze potenzialmente ben più gravi, scongiurato solo dal tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco.

Immagini di videosorveglianza

Le laboriose indagini, sviluppate anche attraverso attività tecniche, hanno consentito di accertare che il giovane, poche ore prima dell’attentato, aveva effettuato un sopralluogo per adottare le contromisure più opportune per neutralizzare il sistema di videosorveglianza, per scegliere il punto migliore dove far impattare l’ordigno incendiario ed individuare il luogo ove posizionarsi al momento del lancio. Per rendere meno sospetto il sopralluogo, il ragazzo aveva anche effettuato una lunga telefonata dal suo cellulare verso il numero “119” (servizio clienti Tim), escamotage che gli consentiva di dare meno nell’occhio mentre transitava nei pressi della caserma, in modo di poter osservare con maggiore attenzione la posizione delle telecamere. È risultato, inoltre, che l’odierno arrestato aveva raggiunto, con la propria motocicletta, un distributore di carburante poco distante, privo di videosorveglianza, dove acquistava la benzina con cui riempiva una piccola tanica che avrebbe portato a casa ed il cui liquido sarebbe stato successivamente utilizzato per la bottiglia “molotov”.

Intercettazioni

Le attività d’intercettazione hanno poi fornito ulteriori elementi a sostegno della tesi accusatoria evidenziando un mutamento nell’atteggiamento dei congiunti dell’indagato i quali, a seguito della presa di coscienza del fatto che il giovane fosse l’autore del gesto criminoso, adottavano una strategia di reticenze o di sviamenti volta a tutelarlo. Lo stesso indagato confessava a conoscenti di famiglia le proprie responsabilità in ordine alla commissione del reato e da allora i suoi familiari hanno manifestato di continuo il timore che i conoscenti potessero riferire agli inquirenti il racconto e la paura che la sua reità potesse emergere da intercettazioni compromettenti di alcune conversazioni intercorse all’interno della famiglia.

Motivazioni

A quanto spiegato dagli stessi carabinieri che hanno condotto le indagini, le motivazioni dell’azione sarebbero riconducibili al “forte risentimento” che il giovane avrebbe avuto nei confronti dell’Arma, in particolare dei militari di Pergine Valdarno, perché lo avrebbero denunciato più volte per atti di teppismo commessi fin da quando era minorenne.

 

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