Ministero: “Migliora la copertura dei vaccini, ma in under 2 sotto il 95%”

Nel 2021 si osserva un miglioramento generale delle coperture di gran parte delle vaccinazioni raccomandate nei primi anni di età

bambino

Grazie allo sforzo fatto per recuperare le vaccinazioni perse nel 2020 a causa della pandemia Covid, nel 2021 “si osserva un miglioramento generale delle coperture di gran parte delle vaccinazioni raccomandate nei primi anni di età” rispetto all’anno precedente. Tuttavia, le coperture per polio e per morbillo, a 24 mesi, non raggiungono il valore del 95%, raccomandato per ottenere la cosiddetta ‘immunità di gregge’. A indicarlo sono i nuovi dati pubblicati dal ministero della Salute sulle coperture vaccinali. Lo riporta Ansa.

La copertura vaccinale

In particolare, le coperture a 24 mesi raggiungono il 94% per l’esavalente (che oltre alla polio forniscono protezione contro difterite, tetano, pertosse, epatite B e Haemophilus influenzae tipo b). Sempre per bimbi sotto i due anni, le coperture raggiungono il 93,8% per morbillo, parotite e rosolia, il 92% per la varicella, il 91,2% per lo pneumococco; nettamente più basse quelle per il meningococco B e C rispettivamente a 79,7% e 73,4%.

All’età di 36 mesi e 48 mesi “si riscontra un recupero sulle coperture” in particolare con il superamento della soglia del 95% per l’esavalente e morbillo a 48 mesi. Rimangono invece “subottimali i valori delle coperture per i richiami” che andrebbero eseguiti a 5-6 anni e in adolescenza. I nuovi dati, ricorda il ministero, “rispecchiano il recente sforzo da parte delle Regioni, che hanno implementato le attività di catch-up a seguito del calo delle coperture dovuto all’impatto della emergenza Covid sulle attività vaccinali di routine”.

Covid, Simg: “Con hub smantellati essenziali i medici famiglia”

I medici di famiglia si preparano ad affrontare un inverno impegnativo, che oltre alla gestione delle cronicità e dell’influenza, li vedrà in prima linea per fronteggiare le nuove ondate di SarsCoV2. Un lavoro che, per la Simg (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie), diventa ancora più “strategico” oggi che molti hub vaccinali sono stati chiusi. “Gli hub vaccinali sono stati in gran parte smantellati – dichiara Alessandro Rossi, responsabile area Malattie Infettive Simg -, pertanto spetta a noi farci carico delle dosi booster di vaccino bivalente e dovremo attrezzare i nostri studi a dovere.

In secondo luogo, siamo alla vigilia della campagna vaccinale contro l’influenza, che coinvolgerà circa 10 milioni di persone, che sono prevalentemente quegli stessi soggetti fragili a cui andrebbe somministrato anche il richiamo contro il Covid: dovremo quindi comunicare ai pazienti l’opportunità della cosomministrazione dei due vaccini, anche nella stessa seduta”. Per Rossi bisogna anche tenere conto che “il nuovo carico di contagi non implica una particolare gravità clinica, ma alcuni pazienti (anziani, immunodepressi, affetti da comorbidità) devono essere attenzionati e avviati in tempi rapidi alle terapie antivirali. Ogni paziente poi deve essere monitorato e assistito con certificati, tamponi di guarigione e ogni altra necessità.

Infine, bisogna affrontare i numerosi casi di Long Covid”. Per la Simg la medicina generale può farsi carico di questa domanda assistenziale. Anzi, può acquisire un ruolo determinante nella gestione anche di altre malattie infettive, come Hiv, Epatite C ed Epatite Delta. Tutto questo, però, “non lo possiamo fare da soli: servono una sensibilizzazione dei pazienti, una rete con gli specialisti, il supporto delle istituzioni”, osserva il presidente Claudio Cricelli. “In questo percorso dovremo anche disegnare un nuovo modello di formazione”. Servono infine, per il presidente Simg, “coraggiose riforme del sistema”.