VENERDÌ 12 GIUGNO 2015, 000:15, IN TERRIS

MERS, IL NUOVO EBOLA TERRORIZZA IL MONDO

FRANCESCO VOLPI
MERS, IL NUOVO EBOLA TERRORIZZA IL MONDO
MERS, IL NUOVO EBOLA TERRORIZZA IL MONDO
Una nuova minaccia si diffonde in estremo oriente. Un killer invisibile, imprevedibile e poco conosciuto che ha già mietuto le sue prima vittime. Proprio nei giorni in cui in Sierra Leone e Guinea tornano pericolosamente a crescere i casi di Ebola in Corea del Sud scoppia l'epidemia di Mers. Almeno 122 sono le persone contagiate sino a ora e oltre 3mila e 800 quelle messe in isolamento in via preventiva, quanto basta far scattare l'allarme nel Paese e non solo, con l'Oms già pronta a intervenire per scongiurare il diffondersi della malattia. Dieci, sinora, le vittime: l'ultima è un uomo di 65 anni, infettato in ospedale, dove si trovava per sottoporsi a una terapia per un tumore ai polmoni. Lo scenario sembra quello del 2003, quando in 299 morirono di Sars nella sola Hong Kong. E c'era chi parlava di una nuova "influenza spagnola", come quella che falcidiò l'Europa durante gli anni della prima guerra mondiale. A far scattare l'allarme è proprio la similitudine con la Sindrome acuta respiratoria grave, visto che attacca i polmoni ed è originata da un coronavirus, il Mers-Cov. L'acronimo significa Sindrome respiratoria acuta mediorientale, visto che il primo caso è stato riscontrato nel 2012 in Arabia Saudita. Gli organismi ospiti sarebbero i cammelli, animali tra i più diffusi in quelle aree geografiche, ma la maggior parte dei quasi 2mila contagi avvenuti in tali zone è avvenuto per contatto diretto da uomo a uomo. Il virus ha dunque "fatto il salto": per evitare la patologia non è più sufficiente stare lontani dai quadrupedi con la gobba.

Venticinque sono i Paesi in cui è stato registrato almeno un caso, tra questi, oltre a quelli mediorientali, ci sono anche Usa, Filppine, Malesia, Grecia e addirittura l'Italia. La crisi più imponente si registra, però, fra Cina e Corea, dove l'allerta è ai massimi livelli. Il paziente zero con cui Seul ha dovuto fare i conti è stato un uomo di 68 anni tornato da poco da un viaggio nella penisola araba. L'uomo si è sentito male dopo il rientro nel paese e ha visitato diversi ospedali e cliniche, prima che il contagio gli fosse diagnosticato. Quindi, potrebbe essere venuto in contatto con molta gente e gli ospedali, in questo momento, sono visti come i più pericolosi luoghi di contagio. Nonostante il numero delle persone decedute sia ancora basso il tasso di mortalità riscontrato è di circa il 37%, dunque più alto di quello stimato per la Sars (che si aggirava intorno al 15%). I sintomi sono facilmente confondibili con quelli dell'influenza classica: febbre, tosse, difficoltà respiratorie che possono degenerare in polmonite, ma anche, nei casi più gravi, disturbi gastrointestinali e insufficienza renale. Ma in alcune circostanze la malattia si è presentata senza segni specifici: il paziente è morto senza preavviso.

Le persone più a rischio sono gli anziani, gli immunodepressi, i malati cronici. Il vero problema però è un altro: della Mers si sa poco o niente. Non c'è un vaccino, una profilassi: la sopravvivenza dipende dalla resistenza fisica e da cure immediate. Così come non è noto l'esatto meccanismo di trasmissione: sembra quasi certo che non avvenga per via aerea, bensì per contatto diretto. Dunque la prevenzione può essere un'arma importante per evitare una diffusione incontrollata. Igiene, utilizzo di mascherine e adeguate procedure di disinfezione - specie per gli operatori sanitari - sono le pratiche consigliate. In Medio Oriente l'Oms si è spinta a diffidare la popolazione, in particolare quella povera, a bere urina di cammello per dissetarsi.

Se non è la mortalità è proprio il giallo legato a cause e diffusione della Mers a fare più paura. Hong Kong, ancora scottata per il caso Sars, ha sconsigliato i viaggi non necessari in Corea del Sud. Misura che l'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha tuttavia considerato eccessiva. Ieri un'area vicino a una clinica dentro una stazione della metro del territorio semiautonomo cinese è stato chiuso perché una donna, di ritorno dalla Sud Corea, mostrava sintomi d'influenza. Taiwan e Giappone hanno previsto limitazioni per le persone che arrivino dalla Corea del Sud e presentino sintomi. Le autorità sudcoreane stanno cercando di limitare l'allarmismo. Ma la presidente Park Geun-hye è stata costretta a cancellare il viaggio di stato negli Stati Uniti, previsto tra il 14 e il 18 giugno. A questo si è aggiunta la chiusura di circa 2mila scuole del Paese.

Ma i danni non sono solo sociali, è anche l'economia a soffrire per il contagio. Le esportazioni hanno subito un duro colpo, tanto da spingere la Banca di Corea a tagliare il tasso di riferimento al minimo record dell'1,5 per cento. "L'impatto complessivo della Mers è ancora incerto - ha detto il presidente dell'istituto - ma noi pensiamo che sia meglio agire preventivamente per contrastare il suo impatto negativo sull'economia". Senza contare l'impatto sul turismo, con oltre 54mila visite cancellate. Tutto per un piccolo, mortale, e misterioso nemico.
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