Maternità surrogata, le reazioni alla sentenza della Consulta

Alfredo Mantovano (Centro studi Livatino): "Consulta intervenuta in due direzioni". Gandolfini (Family Day): "Si scuotano le coscienze di tutti"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:43
Maternità surrogata Consulta

La Corte Costituzionale non offre sponde ai sostenitori dell’utero in affitto e dell’eterologa per coppie dello stesso sesso. La Consulta, dopo la lunga riunione ieri in camera di consiglio, ha dichiarato inammissibile sia il ricorso di due donne che chiedono di essere entrambe riconosciute come madri di un figlio ottenuto con eterologa eseguita all’estero, sia il ricorso di due uomini che vogliono ottenere lo status di genitori di un bambino generato tramite maternità surrogata sempre eseguita in un altro Paese.

In altre parole il massimo organo giurisprudenziale italiano reputa che la norma impugnata è giusta, anzi ha piena legittimità costituzionale, e che quindi non si può procedere alle trascrizioni anagrafiche come su nulla fosse. Allo stesso tempo però i giudici richiamano il legislatore affinché intervenga per la tutela degli interessi del bambino che, secondo i giudici, non sarebbero tutelati dall’attuale quadro giuridico.

“La Corte ha ritenuto di non poter intervenire – si legge nel comunicato della Consulta – nel doveroso rispetto della discrezionalità legislativa, ma anche affermato la necessità di un intervento del legislatore”.

Parlando ad Interris, il magistrato e vice-presidente del centro studi Rosario Livatino, Alfredo Mantovano, ritiene che il parlamento può cogliere il richiamo della Corte per cercare un punto di equilibrio ma resta completamente autonomo nel tipo di scelta da compiere. Oltretutto a differenza del pronunciamento sull’eutanasia, fa notare ancor Mantovano, la Corte stavolta non ha fissato limiti di tempo oltre i quali si riserva di intervenire con una sua iniziativa. Il magistrato osserva quindi che la Consulta è intervenuta in due direzioni: ristabilendo l’inammissibilità di questa pratica eseguita all’estero e sollevando la questione della sorte dei bambini ormai giunti in Italia.

Per i movimenti pro-family e pro life italiani è una vittoria parziale. Il leader del Family Day Gandolfini in comunicato ricorda che la barbara pratica dell’utero in affitto è già normata dalla legge 40 che la sanziona penalmente in Italia e che, nel dicembre 2017, la stessa Consulta affermò, in una sentenza, che la surrogazione di maternità offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane, ricordando poi come il nostro ordinamento le attribuisca un “elevato grado di disvalore”.

Per questo motivo il Family Day ha rilanciato un appello a tutti i parlamentari a discutere il prima possibile i disegni di legge Meloni – Carfagna – Pillon che rendono perseguibile questa pratica anche se usufruita all’estero e con divieto di trascrizione di atti di nascita di genitori non biologici. “L’approvazione di questi ddl – è scritto nel comunicato del Family Day – aiuterebbe l’azione globale contro questo mercimonio di corpi e di bambini, sostenuta da molti ambienti culturali e da diversi governi”. Di fatto solo 18 Paesi, su un totale di 206, consentono questa pratica e recentemente molti governi l’hanno vietata in Stati dove prima era legale, come in India, Nepal, Messico e Thailandia, dopo aver registrato numerose violazioni dei paletti posti dalle varie normative.

Gandolfini ritiene quindi che “le recenti immagini dei neonati lasciati in un albergo di Kiev, in attesa dei ricchi acquirenti bloccati dalla pandemia, devono scuotere la coscienza di tutti e in primis del legislatore”. Per il leader del Family Day, la questione sollevata dalla Corte della sorte dei bambini ormai giunti in Italia non può in alcun modo portare a soluzioni che legittimino pratiche di vera e propria eugenetica, con gameti scelti in base alle caratteristiche somatiche del venditore, donne povere gestanti minacciate da contratti capestro che in alcuni casi obbligano persino all’aborto e bambini strappati dal seno delle madri un minuto dopo dal parto. “Tutto questo non ha niente a che fare con l’interesse dei minori ma solo con i desideri degli adulti”.

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