Manovra, il viceministro Morando: “Tagli alla spesa a partire dal 2018”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:51

Non c’è scampo. L’Unione Europea ha chiesto all’Italia di aggiustare i conti con una manovra da 3,4 miliardi di euro e il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, conferma che, almeno per l’anno in corso, si agirà più sulla leva delle entrate che su quella dei tagli alla spesa, possibile, secondo Morando, solo dal prossimo anno. “Date le dimensioni ridotte delle correzioni – ha dichiarato all’Adnkronos – credo che nel prossimo mese, mese e mezzo saremo in grado di varare le misure”.

“A marzo – ha spiegato – il Mef e la presidenza del consiglio avvieranno un confronto con i singoli ministeri per impostare il bilancio 2018-2020. In questo confronto saranno definiti gli obiettivi di risparmio per ogni singola amministrazione da realizzare non solo con interventi legislativi ma anche attraverso modifiche nei comportamenti delle amministrazioni stesse nell’amministrare i capitoli di spesa. Si tratterà di una serie di interventi che avranno un respiro pluriennale con risparmi strutturali della spesa. Un intervento, quindi, che non riguarda la correzione per il 2017 ma che dal 2018 permetterà di sostituire le misure che adotteremo per l’anno in corso e che inevitabilmente avranno un maggior impatto sul versante delle entrate”.

Nel frattempo la spesa dello Stato, nonostante i tagli alle Regioni, è volata oltre quota 600 miliardi, soprattutto per “colpa” di enti terzi. Sulle singole misure da adottare nella manovra correttiva (circolano con insistenza voci di aumenti delle accise su tabacchi e benzina, una ricetta utile in tutte le stagioni ma che ha inevitabilmente un impatto inflattivo) Morando non si sbilancia ma è categorico: “Sia sul versante dei tagli alla spesa che su quello delle entrate individueremo interventi che non abbiano un impatto significativo sulla crescita. E ciò anche perché solo da una miglior andamento del Pil può venire un sollievo ai conti pubblici. Gli ultimi dati sulla crescita – spiega- confortano le nostre ipotesi per il 2017. Riteniamo che l’obiettivo di un incremento del Pil dell’1% sia confortato dall’andamento dell’economia”. Per il resto, aggiunge, “abbiamo un confronto con la Commissione Ue in corso e tutto il tempo per scegliere le misure”. Per Morando, comunque, al di là degli interventi contingenti, il tema di fondo resta quello di ridurre la pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese. “L’obiettivo -sottolinea- resta quello di una riforma organica del fisco che cambi la composizione del prelievo. Occorre mettere in condizione le nostre imprese di competere alla pari con la Germania le cui imprese godono tuttora di una tassazione più bassa. Si tratta quindi di riorganizzare il prelievo alleggerendo lavoro e imprese”.

Ma la posizione espressa da Morando non convince la Cgia di Mestre che chiede di non agire solo sul fronte delle tasse. “Dopo aver approvato in fretta e furia una legge di Bilancio molto generosa sul fronte delle uscite – ha dichiarato il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – ora, dopo la richiesta da parte dell’Ue di correggere i nostri conti pubblici per 3,4 miliardi, il Governo decide di recuperarli agendo soprattutto sul fronte delle entrate. Non sarebbe il caso, invece, di intervenire in misura più aggressiva nei confronti della spesa pubblica improduttiva che risulta avere ancora dimensioni molto preoccupanti ?”. “La nostra spesa pubblica annua – gli fa eco il segretario Renato Mason – ammonta a 830 miliardi di euro circa: i 3,4 miliardi di correzione del deficit richiestoci incidono per lo 0,4%. Un’inezia che auspichiamo possa essere risolta attraverso una contrazione degli sprechi e degli sperperi presenti nella nostra Pubblica amministrazione”. L’ufficio studi della Cgia calcola infatti, sulla base di dati ufficiali, che “tra gli sprechi presenti nella sanità, le misure di contrasto alla povertà percepite, invece, da famiglie abbienti e la quota di spesa pubblica indebita denunciata dalla Guardia di Finanza”, siano “almeno 16 miliardi di euro all’anno le uscite che l’Amministrazione pubblica italiana potrebbe risparmiare se funzionasse con maggiore oculatezza”.

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