Libia, Tripoli lancia l’allarme: caccia russi a sostegno di Haftar

Il ministro dell'Interno di Sarraj annuncia la mobilitazione di jet dalla Siria a Tobruk: risale la tensione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:30

Torna a salire la tensione in Libia, dove il capo delle forze aeree dell’autoproclamato esercito nazionale libico (Lna) del generale Haftar, Saqr al-Jaroushi, ha fatto sapere di aver avviato la “più vasta campagna aerea nella storia della Libia, per colpire interessi turchi e forze del governo di Tripoli in tutte le città libiche”. Un annuncio che, di fatto, coincide con una ripresa dell’escalation in un contesto come quello libico che, a ben vedere, nemmeno durante la pandemia ha visto sgonfiare la propria intensità. Le parole di al-Jaroushi, riportate dal Libya Observer, fanno lievitare la preoccupazione della Comunità internazionale, per forza di cose distratta dall’emergenza coronavirus e ora costretta a volgere nuovamente lo sguardo non solo al Medio Oriente, dove sono tornate a crescere le tensioni fra Israele e Autorità palestinese, ma ora anche sul Nord Africa.

Processo politico

Tensioni che, stando a quanto riferito da 218 Tv, avrebbero portato immediate conseguenze a Zintan, dove sono state segnalate forti esplosioni in mattinata, molto probabilmente legate a un raid dell’esercito libico sulla città. Nel frattempo, il ministro dell’Interno del Governo di Tripoli, Fathi Bishaga, ha fatto sapere di una mobilitazione di aerei russi dalla Siria in Libia (nello specifico due Sukhoi 24 e sei Mig 29) tutti atterrati negli aeroporti controllati da Khalifa Haftar, soprattutto Tobruk. Il tutto in un momento in cui entrambi i ministri degli Esteri di Turchia e Russia, Mevlut Cavusoglu e Sergjej Lavrov, lanciano un auspicio comune alla fine di un cessate il fuoco in Libia, tornando a parlare di quel processo di dialogo fallito in autunno. I ministri parlano di “un processo politico sotto l’egida dell’Onu con la partecipazione obbligatoria delle fazioni libiche con l’obiettivo di risolvere la crisi in base alle decisioni prese nella conferenza di Berlino, che sono state approvate da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu“.

Il nodo iraniano

Il filo rosso della tensione, intanto, arriva a coinvolgere anche l’Iran, accusato dall’inviato israeliano delle Nazioni Unite, Danny Danon, di aver inviato dispositivi militari anti-tank alle forze guidate dal generale Haftar. Il diplomatico ha riferito in una missiva datata 8 maggio di avere elementi riferibili alla mobilitazione iraniana in favore del leader dell’esercito risalenti al novembre scorso, e come questi rappresentino “la presenza di sistemi avanzati di fabbricazione iraniana sul suolo libico rappresentano un’altra grave violazione della Risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di sicurezza, che vieta ‘il rifornimento, la vendita o il trasferimento di armi o munizioni dall’Iran'”.

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