Omicidio Khashoggi, la fidanzata: “Nessuno può perdonare i killer”

Lo scorso 20 marzo, la Procura generale di Istanbul ha chiesto l’ergastolo aggravato per 18 sospetti sauditi accusati di aver ucciso Khashoggi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:00
Jamal Khashoggi (sx) e Hatice Cengiz (dx)

La famiglia del giornalista saudita Jamal Khashoggi ucciso e fatto a pezzi nell’ottobre 2018 nel consolato d’Arabia Saudita a Istanbul, ha affermato in un tweet di “perdonare” i suoi assassini. “Noi figli del martire Jamal Khashoggi annunciamo di perdonare coloro che hanno ucciso nostro padre”, ha postato sul social network il figlio dell’editorialista del Washington Post, Salah Khashoggi. “In questa notte benedetta del mese benedetto (Ramadan) ricordiamo quello che dice Dio – dichiara Jamal – ovvero che se una persona perdona e si riconcilia, sarà ricompensato da Allah. Pertanto noi figli del martire Jamal Khashoggi annunciamo di perdonare coloro che hanno ucciso nostro padre confidando nella ricompensa di Dio onnipotente”.

La reazione della fidanzata

“Nessuno ha il diritto di perdonare gli assassini” di Jamal Khashoggi. Lo ha scritto su Twitter Hatice Cengiz, la fidanzata turca del reporter, in risposta all’annuncio di “perdono” da parte del figlio Salah e della sua famiglia.

Il giornalista Jamal Khashoggi

Ergastolo

Lo scorso 20 marzo, la Procura generale di Istanbul ha chiesto la condanna all’ergastolo aggravato, una sorta di 41 bis, per 18 sospetti sauditi accusati di aver “ucciso Jamal Khashoggi in modo premeditato, facendo uso di metodi barbari” nel consolato di Riad della metropoli sul Bosforo il 2 ottobre 2018. Tra questi figura Salah Mohammed al-Tubaigy, il capo dell’unità forense incaricato di fare a pezzi dopo il delitto il corpo del reporter, i cui resti non sono mai stati ritrovati. Per altre due persone, accusate di aver ordinato il delitto, sono state chieste pene minori. Entrambi sono figure vicine al principe ereditario Mohammed bin Salman. Sono: il suo ex consigliere e responsabile della comunicazione Saud al-Qahtani e l’ex numero due dei servizi segreti Ahmed al-Assiri. Sono accusati di aver “deliberatamente e crudelmente istigati gli assassini a un omicidio di primo grado”, nonostante nessuno dei due imputati si trovasse in Turchia quel giorno.

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