Due italiani liberati in Mali: sono Nicola Chiacchio e padre Pierluigi Maccalli

Lo riferisce un portavoce del governo di Bamako. Assieme ai due connazionali, sarebbero stati rilasciati anche una cooperante francese e l'ex ministro Cissé

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:42

Due ostaggi italiani sono stati liberati in Mali. A renderlo noto, un portavoce del governo di Bamako, che ha riferito come i due siano stati rilasciati assieme alla cooperante francese Sophie Petronin e all’ex ministro delle Finanze Soumaila Cissé. I connazionali in questione sarebbero Nicola Chiacchio e padre Pierluigi Maccalli, entrambi rapiti in Niger nel 2018. Il missionario originario della Diocesi di Crema e appartenente alla Società delle Missioni africane (Sma), era scomparso nella notte fra il 17 e il 18 settembre 2018, probabilmente per mano di un gruppo di jihadisti. Al momento del rapimento, operava nella diocesi di Niamey, nel Niger.

Il filmato

Anche di Nicola Chiacchio si erano perse le tracce in Niger, probabilmente durante una vacanza. Anche se il rapimento vero e proprio potrebbe essere avvenuto in Mali. Lo scorso aprile, un video diffuso dal giornale online Air Info Agadez, aveva mostrato le immagini di due ostaggi italiani nelle mani di rapitori jihadisti. I due sono identificati come padre Maccalli e Nicola Chiacchio, come confermato anche dalla brevissima presentazione che entrambi avevano fatto.

La missione di padre Maccalli

Padre Maccalli, al momento del rapimento, era da poco rientrato in Niger, dopo aver trascorso una breve vacanza in Italia. Accanto alla missione umanitaria al fianco delle popolazioni più indigenti della fascia del Sahel, il sacerdote si era adoperato nel cercare di far desistere quei villaggi da pratiche tribali estremamente cruente, come l’escissione. Come spiegato dalla Farnesina, la liberazione dei due ostaggi è avvenuta grazie a un intenso lavoro di Intelligence, in collaborazione con autorità e servizi maliani. “Il buon esito dell’operazione, oltre a mettere in luce la professionalità, le capacità operative e di relazione dell’intelligence, ha evidenziato anche l’eccellente opera investigativa dell’Autorità giudiziaria italiana. Ed il prezioso lavoro svolto dalle donne e degli uomini del ministero degli Affari Esteri e dell’intera Unità di Crisi della Farnesina”.

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