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Indi Gregory, respinto il ricorso: lunedì il distacco delle macchine

Il giudice inglese ha rigettato l’appello dei genitori di Indi Gregory. Il distacco dei supporti vitali è fissato per lunedì. Il governo italiano si appella all’articolo 32 della Convenzione dell’Aia. La famiglia Gregory: “Trasferitela in Italia”.

Indi Gregory, respinto l’appello

L’Appello dei genitori di Indi Gregory per impedire il distacco delle macchine che la tengono in vita è stato rifiutato. Lo hanno deciso i giudici inglesi al termine dell’udienza di oggi. Il termine per il distacco dei supporti vitali è fissato a lunedì. La notizia arriva da Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, e dall’avvocato Simone Pillon, che stanno seguendo gli sviluppi del lato italiano della vicenda in contatto con i legali inglesi e la famiglia della piccola.

L’Italia si appella alla Convenzione Aia

Il governo si è appellato alla Gran Bretagna per il trasferimento di Indi Gregory in Italia in nome della Convenzione dell’Aia del 1996. A quanto si apprende, ieri la premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera al Lord cancelliere e segretario di Stato per la Giustizia del Regno Unito “al fine di sensibilizzare le autorità giudiziarie” inglesi per rendere possibile alla bimba “accedere al protocollo sanitario di un ospedale pediatrico italiano”. La lettera mira a sbloccare la situazione “in tempo utile perché Indi possa accedere a questa possibilità nello spirito di collaborazione che da sempre contraddistingue i due Paesi”. Nella sua lettera, Meloni fa riferimento all’articolo 32 della Convenzione dell’Aia sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori.

Cosa prevede

“Su richiesta motivata dell’Autorità centrale o di un’altra autorità competente di uno Stato contraente col quale il minore abbia uno stretto legame – si legge nella disposizione -, l’Autorità centrale dello Stato contraente in cui il minore ha la sua residenza abituale e in cui si trova può, o direttamente o tramite autorità pubbliche o altri enti: a) fornire un rapporto sulla situazione del minore; b) chiedere all’autorità competente del suo Stato di esaminare l’opportunità di adottare misure volte alla protezione della persona o dei beni del minore”.

Il parere del giudice inglese

Il giudice inglese Peter Jackson ha definito l’intervento italiano per il caso di Indi Gregory ai sensi della Convenzione dell’Aia, “non nello spirito della Convenzione“. I giudici hanno inoltre affermato che i tribunali inglesi sono nella posizione migliore per valutare “l’interesse superiore” della bambina, quindi non è necessario un tribunale italiano. Lo rendono noto Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, e l’avvocato Simone Pillon, che stanno seguendo gli sviluppi del lato italiano della vicenda in contatto con i legali inglesi e la famiglia Gregory.

I legali: “Valutare altri percorsi”

Come hanno spiegato i legali, è stato possibile fare passi in avanti dopo che il giudice competente italiano si è messo in contatto con quello inglese e gli atti sono stati trasmessi alla Corte d’Appello. Inoltre, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha scritto al ministero della Giustizia britannico come previsto dalla Convenzione dell’Aia. Sempre oggi, mentre la madre della piccola, Claire Staniforth, restava con la figlia all’ospedale di Nottingham, il padre, Dean Gregory, si rivolgeva direttamente ai media italiani per lanciare i suoi appelli. “Pensiamo che sia nel miglior interesse di Indi venire in Italia per ricevere le cure che potrebbero aiutarla a respirare, aprendo una valvola attraverso l’impianto di uno stent, per poi poterci concentrare sulla sua malattia mitocondriale che può essere trattata con queste terapie. Sappiamo che Indi è una combattente, lei vuole vivere, e non merita di morire”, ha dichiarato il genitore.

I legali della famiglia Gregory fanno sapere che, dopo la pronuncia di oggi, si lavora ad altri percorsi, che valuteranno da qui fino a lunedì, data fissata dal giudice inglese per il distacco delle macchine che tengono in vita la piccola Indi Gregory. Lo rendono noto Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, e l’avvocato Simone Pillon, che stanno seguendo gli sviluppi del lato italiano della vicenda in contatto con i legali inglesi e la famiglia della piccola.

Fonte: Ansa

redazione

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