DOMENICA 28 GIUGNO 2015, 15:13, IN TERRIS

IN EUROPA UN ALTRO MURO: LO ALZA CAMERON

CLAUDIA GENNARI
IN EUROPA UN ALTRO MURO: LO ALZA CAMERON
IN EUROPA UN ALTRO MURO: LO ALZA CAMERON
Mentre in tutta Europa si cerca di affrontare la crisi umanitaria dei circa 40.000 profughi sbarcati sulle coste principalmente di Italia e Grecia, mentre tutti i più alti vertici della politica discutono se attuare un meno un programma di quote, in modo da poter affrontare l’emergenza insieme, per far sì che nessuno Stato venga schiacciato e sia lasciato solo ad affrontare la questione. Ma c’è di più. Mentre gli sguardi di tutto il mondo sono concentrati sulle missioni in mare per salvare migliaia di persone da morte certa, mentre tutte le dita sono puntate a Ventimiglia, per condannare una Francia che ha chiuso le frontiere, o sull’Ungheria, che è stata convinta a desistere da Austria e Europa dal costruire un muro. Mentre negli altri Paesi accade questo, il Regno Unito decide di essere una voce fuori dal coro.

Per arginare l’assalto dei migranti alla Gran Bretagna, il governo Cameron ha deciso di alzare le sue “difese” sul suolo francese, inviando quasi 4km di una barriera alta 3 metri al terminal camion di Coquelles a Calais, dove i disperati tentano in ogni modo di salire sui mezzi pesanti per attraversare la Manica. Ad annunciarlo è stato il responsabile per l’immigrazione, James Brockshire al Daily Telegraph, specificando che si tratta di barriere sofisticate e solide, le stesse usate alle olimpiadi di Londra e al summit Nato dello scorso settembre in Galles.

Sembra davvero anacronistico, nel villaggio globale che è il mondo di oggi costruire ancora “muri” quando sempre più si va sulla strada di cercare “ponti”. Ma c’è di più. Il muro ricorda un po’ quell’antico protezionismo medievale, è una metafora della violenza, della chiusura, purchè il proprio feudo resti protetto. E invece di muri è pieno il mondo. Un altro esempio celebre è quello a Melilla, enclave spagnola sulla costa del Marocco, fatto di tre reti d’acciaio parallele, alte 6 metri e piene di filo spinato. Questa l’accoglienza della porta d’Europa per migliaia di migranti africani che cercano ogni giorno di forzare, respinti brutalmente sotto gli occhi indifferenti di golfisti che giocano nel soffice green adiacente. L’ennesimo muro di ipocrisia, di violenza, di corruzione che rendono questo posto, come Lampedusa, Calais, il fiume Evros (tra Turchia e Grecia) l’emblema dell’atteggiamento dell’Occidente verso le masse di popolazioni povere e perseguitate che bussano ai suoi confini.
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