LUNEDÌ 22 GIUGNO 2015, 000:15, IN TERRIS

IL QUARTO POTERE CHE FA PAURA ALLE MAFIE

LUCA LA MANTIA
IL QUARTO POTERE CHE FA PAURA ALLE MAFIE
IL QUARTO POTERE CHE FA PAURA ALLE MAFIE
Quando la stampa è schierata in prima linea, la criminalità organizzata la teme come teme l'azione di polizia e il giudizio della magistratura. Parola di Pietro Grasso, che ha aperto il convegno "I mezzi d'i informazione a sostegno della legalità" organizzato da Fieg e Fcp e andato in scena giovedì scorso nelle maestose stanze di Palazzo Giustiniani, a Roma. Una comparazione forte, quella fra giornali e diritto, che fa giustizia a una categoria troppo spesso guardata con sospetto dall'opinione pubblica. Le derive populiste da un lato e gli imperdonabili errori e ammiccamenti alla politica di alcuni giornalisti dall'altro hanno trasformato, nell'immaginario collettivo, "il cane da guardia della società civile" in un docile barboncino e il "quarto potere" in una protesi della classe dirigente. Non è così, è bene dirlo. Perché per una persona che sbaglia tante fanno ogni giorno onestamente e diligentemente il proprio lavoro, raccontando, ricercando, sbattendo in faccia ai cittadini drammi, ruberie e ingiustizie. Uomini e donne che per spirito di servizio hanno messo e mettono ogni giorno a repentaglio vita e carriere, troppe volte perdendole. Ed è proprio nella lotta alle mafie e alla corruzione che la stampa può avere un ruolo decisivo. Questo perché, come ha sottolineato il presidente del Senato, molto spesso i media "arrivano prima" di giudici e forze dell'ordine, agevolandone, fra l'altro, l'operato. "Anche dal lato della corruzione - ha proseguito l'ex Procuratore antimafia - il ruolo dei giornali è fondamentale: spesso sono i cronisti a scoprire le irregolarità nei bandi o il taglio sartoriale di alcuni di essi, sono le inchieste giornalistiche ad accendere i riflettori su alcuni scandali e a diventare la base per le successive indagini della magistratura".

Concetti poi ripresi nel successivo intervento di Raffaele Cantone. "La vera democrazia - ha spiegato il presidente dell'Anac - è quella che si basa sul controllo diffuso, ma il controllo per essere reale ha bisogno di informazione corretta e completa. Le ultime leggi, vedi quella sulla trasparenza, ci hanno fatto fare un grande passo avanti. La trasparenza è la vera strada per combattere la corruzione, alimenta il controllo civico e la trasparenza maggiore è quella che arriva dall'informazione". Ma la stampa, per svolgere al meglio il proprio compito, deve muoversi essa stessa nella legalità, evitando eccessi e notizie urlate. Per cui oggi la grande sfida dell'informazione è anche quella di "porsi delle regole e dei limiti". Il tema caldo, anzi bollente, a tal proposito è quello delle intercettazioni. "I cittadini non possono non essere informati sulle indagini - ha chiarito Cantone - ma tante volte delle intercettazioni non sono utili nella prospettive delle indagini, e lì bisogna porre dei limiti, se avesse funzionato una deontologia ferrea la legge non avrebbe senso. Il legislatore dovrà comunque fare una scelta difficilissima, decidere dove finisce la libertà d'informazione e inizia il diritto di privacy".

Ma il problema dell'informazione nel mondo di oggi è anche un'altro. Il web ha raggiunto orizzonti inimmaginabili fino a pochi anni fa e i cittadini vi si rivolgono ogni giorno per sapere cosa accada fuori dalle mura di casa. Eppure nel passaggio dalla carta a internet si è perso inevitabilmente qualcosa. Prima le notizie venivano scremate, selezionate e scritte da professionisti. Oggi il filtro dei media tradizionali è saltato, col risultato che ogni individuo può, a suo modo, intervenire in rete. Ma tra blog, social media e compagnia cantando il rischio di imbattersi in bufale e falsità è elevato. "Occorre evitare - ha notato Cantone - che internet diventi un'occasione per lanciare campagne di fango e odio". O per ledere l'immagine altrui in modo indefinito e perpetuo. E da questo punto di vista è stato importante il riconoscimento del diritto all'oblio che consente la rimozione di articoli dal contenuto potenzialmente o effettivamente dannoso.

Il lato buono della rete è che la sua capillarità consente davvero a tutti di essere informati, dando compimento a un diritto fondamentale dell'individuo riconosciuto anche da Onu e Consiglio d'Europa. Ma perché questo possa avvenire occorre rimuovere alcuni ostacoli, a partire dal digital divide. Cioè dal fatto che esistano in diverse aree geografiche limiti infrastrutturali e culturali, come ha spiegato il responsabile Agcom Antonio Preto, tali da ostare l'accessibilità al web. Bisogna rendersi conto di una cosa: una società non sufficientemente consapevole di quanto avviene intorno ad essa è una società debole, facilmente soggiogabile e quindi non libera. "E' un dovere delle istituzioni mettere mano a questo problema - ha detto Preto - nonostante le cose siano migliorate siamo ancora il fanalino di coda in Europa. E' una questione di libertà, di libertà politica. Democrazia e informazione sono interdipendenti". Recupero del ruolo della stampa, regolamentazione delle nuove piattaforme di comunicazione a abbattimento del digital divide sono dunque la prossima frontiera dei media. Sempre tenendo a mente quanto sosteneva Hegel: "La lettura di un giornale è la preghiera mattutina dell'uomo moderno".
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