IL PAPA AD HOLGUIN: “NON FERMATEVI AL POLITICAMENTE CORRETTO”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:59

“Lo sguardo di Gesù genera un’attività missionaria, di servizio, di dedizione. Il suo amore guarisce le nostre miopie e ci stimola a guardare oltre, a non fermarci alle apparenze o al politicamente corretto”. E’ questo un passaggio dell’omelia di Papa Francesco durante la Messa celebrata nella festa liturgica di San Matteo in Plaza de la Revolución “Calixto García Iñíguez” di Holguín. Il vescovo di Roma ha incentrato la sua meditazione proprio sulla figura dell’apostolo ed evangelista “pubblicano”. “Un giorno come qualunque altro – ha spiegato – mentre era seduto al banco della riscossione delle imposte, Gesù passò e lo vide, si avvicinò e gli disse: ‘Seguimi’. Ed egli si alzò, lo seguì”. Questo sguardo, ha continuato, “aprì il suo cuore, lo rese libero, lo guarì, gli diede una speranza, una nuova vita, come a Zaccheo, a Bartimeo, a Maria Maddalena, a Pietro e anche a ciascuno di noi. Anche se noi non osiamo alzare gli occhi al Signore, Lui ci guarda per primo”. “Lasciamoci guardare da Gesù – ha esortato – lasciamo che il suo sguardo percorra le nostre strade, lasciamo che il suo sguardo ci riporti la gioia, la speranza”.

Il successore di Pietro ha constatato che “Gesù va avanti, ci precede, apre la strada e ci invita a seguirlo. Ci invita ad andare lentamente superando i nostri pregiudizi, le nostre resistenze al cambiamento degli altri e anche di noi stessi. Ci sfida giorno per giorno con la domanda: credi?”. “Credi che sia possibile – ha affermato – che un esattore si trasformi in un servitore? Pensi che sia possibile che un traditore diventi un amico? Pensi che sia possibile che il figlio di un falegname sia il Figlio di Dio?”. Secondo il Santo Padre è importante imparare a guardare come il Signore guarda noi. “Condividiamo la sua tenerezza e la sua misericordia – ha aggiunto – con i malati, i carcerati, gli anziani e le famiglie in difficoltà”. Tra i “piccoli segni della presenza di Dio” tra la gente di Cuba Francesco ha ricordato “le cosiddette ‘case di missione’, che, data la scarsità di chiese e sacerdoti, consentono a molte persone di avere un luogo per la preghiera, l’ascolto della Parola, la catechesi e la vita comunitaria”.

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