VENERDÌ 25 AGOSTO 2017, 14:59, IN TERRIS

Il comandante delle Guardie Svizzere: "Attentati a Roma? Possibile ma siamo pronti"

Christoph Graf non sottovaluta le minacce dell'Isis. Prolungato l'addestramento iniziale

ANDREA ACALI
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Il comandante delle Guardie Svizzere:
Il comandante delle Guardie Svizzere: "Attentati a Roma? Possibile ma siamo pronti"
"Può essere solo una questione di tempo prima che un attacco (come quello di Barcellona, ndr) avvenga a Roma. Ma noi siamo preparati" a difendere il Papa. Il comandante delle Guardie Svizzere, Christoph Graf, 56 anni, lo ha detto senza mezzi termini in un'intervista rilasciata al portale cattolico svizzero Cath.ch in occasione della 27^ Assemblea Generale che si è svolta a Soletta il 19 e il 20 agosto. Il colonnello Graf, in carica dal 2015, originario di Pfaffnau, nel corpo dal 1987, sposato e padre di due figli, ha sottolineato che le Guardie papali non sono solo un soggetto fotografico per i turisti che si recano in Vaticano con le loro uniformi pittoresche, gli elmi e le alabarde. Sono davvero un Corpo di protezione addestrato nelle tecniche più moderne. Per questo la Scuola iniziale di reclutamento, ha sottolineato il comandante, è stata portata da due a quattro mesi ed è svolta in collaborazione con la polizia cantonale ticinese. Argomenti come l'addestramento al tiro, la sicurezza personale, la protezione antincendio, il pronto soccorso o questioni giuridiche sono nel programma. In realtà Graf non fa altro che ribadire quanto più volte dichiarato fin dal suo insediamento: già in un'intervista del 2015 ebbe modo di dichiarare, di fronte alle ripetute minacce terroristiche dell'Isis, che "siamo sempre pronti a intervenire. Il nostro compito è la sicurezza e siamo ben organizzati come i gendarmi. Anche loro sono pronti se succede qualcosa". E proprio la collaborazione con la Gendarmeria comandata da Domenico Giani è un altro dei punti di forza della sicurezza vaticana.

Una storia secolare


La Guardia Svizzera nacque ufficialmente oltre 500 anni fa, il 22 gennaio 1506, giorno in cui 150 Svizzeri dal Canton Uri entrarono, sotto il comando del Capitano Kaspar von Silenen, dalla “Porta del Popolo” per la prima volta nel Vaticano, chiamati da Papa Giulio II che li benedisse. Da allora la Guardia ha sempre vigilato sulla sicurezza del Pontefice regnante. Celebre il sacrificio del 6 maggio 1527, durante il tristemente famoso Sacco di Roma, quando il corpo difese la fuga di Clemente VII a Castel S. Angelo attraverso il "Passetto", il corridoio che collega S. Pietro alla fortezza. Di 189 soldati se ne salvarono 42, quelli che accompagnarono il Papa. Gli altri furono massacrati dai lanzichenecchi sui gradini dell'altare di San Pietro mentre il comandante Kaspar Roist, ferito, sarà trucidato dagli spagnoli a casa sua sotto gli occhi della moglie. In ricordo di quei drammatici eventi, il 6 maggio di ogni anno avviene il giuramento delle nuove reclute.

La formazione spirituale


Nell'intervista al portale svizzero il comandante Graf sottolinea anche che in una società sempre più secolarizzata la formazione religiosa e spirituale delle Guardie diventa sempre più importante ai suoi occhi. Si può anche parlare di un "effetto Papa Francesco". Christophe Graf è contento del fatto che durante il servizio presso la Guardia Svizzera siano sorte diverse vocazioni sacerdotali e religiose. Molti giovani che si arruolano, infatti, secondo il comandante cercano la loro direzione di vita e non hanno solo un interesse per l'aspetto militare o di sicurezza.

Foto Ansa
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