Green Pass obbligatorio, pressing dei sindacati sui tamponi gratuiti

Il segretario generale Cgil, Landini, spiega a Repubblica: "Credito di imposta per le spese sostenute dalle imprese per i tamponi, gratuiti per i lavoratori"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:54
Tamponi Green Pass
Foto di PDPics da Pixabay

Sarà un autunno complicato per i lavoratori italiani ancora sprovvisti del Green Pass. E, per esteso, del vaccino anti-Covid. A partire dal 15 ottobre, scatterà infatti la prevista obbligatorietà della certificazione verde, sia per i dipendenti pubblici che privati, con relative sanzioni per le inosservanze. Il che significa sospensione dall’attività lavorativa come dallo stipendio. E, nei casi della aziende con meno di 15 dipendenti, addirittura la possibilità di essere rimpiazzati nel periodo in cui ci si ritroverà in assenza forzata dal proprio posto. Sospensioni che, peraltro, scatteranno fin dal primo giorno di inosservanza, con relative sanzioni anche pecuniarie. Resta però il nodo tamponi.

Green Pass e tamponi gratuiti

L’obbligatorietà ha, di fatto, ha consentito al Governo di evitare l’obbligo diretto sul vaccino, rendendolo comunque necessario al fine di espletare le proprie mansioni. E, quindi, provvedere al proprio fabbisogno quotidiano. Una mossa che, in realtà, prevede un’alternativa, al momento estremamente costosa. I tamponi, infatti, consentono di ottenere un Green Pass provvisorio, a patto che l’esito negativo non sia più vecchio di 48 ore. Comunque un cattivo affare per coloro che, ancora sprovvisti di vaccino, dovranno sostenere il costo dell’esame (mediamente di 20 euro).

La proposta dei sindacati

Un tema sul quale, nelle ultime ore, hanno alzato il pressing le principali sigle sindacali. L’obiettivo è convincere il Governo a rendere gratuito il tampone, in quanto imporre un costo significherebbe, come spiegato a Repubblica dal segretario generale Cgil Maurizio Landini, di fatto pagare per andare a lavorare. Il che, “in un Paese con bassi salari, è sbagliato e rischia di essere controproducente rispetto all’obiettivo dichiarato”. Questo fermo restando che, secondo i sindacati, la soluzione migliore resterebbe quella dell’obbligo vaccinale generalizzato (al momento adottato solo da quattro Paesi). “Ci auguriamo – ha proseguito Landini – che la scelta del governo sul Green Pass spinga le persone a vaccinarsi. Resta, tuttavia, una contraddizione: l’obbligatorietà del certificato verde non vuol dire che sia obbligatorio vaccinarsi, basta presentare il tampone, dunque resta la libertà anche di non vaccinarsi”. Da qui l’incongruenza sui costi. Con l’auspicio che da qui al 15 ottobre “si possa cambiare e tornare al sistema in vigore fino ad agosto: credito di imposta per le spese sostenute dalle imprese per i tamponi, gratuiti per i lavoratori, e la sanificazione degli ambienti di lavoro”.

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