Giornata Mondiale dei disturbi alimentari: il dramma dell’anoressia (AUDIO)

L'emergenza cure durante il covid-19. Intervista alla professoressa Laura Dalla Ragione psichiatra e psicoterapeuta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:12
Il due giugno è la giornata mondiale dedicata ai disturbi alimentari. Mai come quest’anno è importante ricordare quanto siano presenti queste patologie sul territori, soprattutto alla luce dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 che sta riguardando il mondo intero. In questi ultimi due mesi, infatti, il Sistema Sanitario Nazionale si è concentrato sull’emergenza della pandemia da Covid-19. Interi ospedali hanno interrotto qualsiasi tipo di attività per essere dedicati esclusivamente alla cura del Covid-19, gli ambulatori sono stati chiusi, molti trattamenti sospesi. Proprio per questa emergenza, le persone che soffrivano di una malattia o un disturbo possono essersi aggravate, aver avuto ricadute, o addirittura essere aumentate. Questa è la preoccupazione del Ministero della Salute nei confronti delle persone che soffrono di Disturbi Alimentari (DA): Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Binge Eating, ma anche altre tipologie di disturbi. L’improvviso lockdown e il conseguente isolamento nelle proprie case, infatti, sembra aver fatto riscoprire a molti italiani la passione per la cucina, ma per altri può essere stato l’inizio o il peggioramento di un incubo.

Nell’audio la Professoressa Laura Dalla Ragione racconta le difficoltà assistenziali per i disturbi alimentari che si sono presentate durante l’emergenza Covid

Cosa ha causato il lockdown

Le persone in cura per DA, che magari hanno impiegato mesi per trovare il coraggio di chiedere aiuto e intraprendere un percorso, o hanno aspettato mesi per un ricovero, si sono trovate a dover interrompere il trattamento o non poterlo iniziare, aumentando il rischio di aggravamento, cronicizzazione o ricaduta del disturbo. Purtroppo non è possibile, per ora, quantificare l’incremento dell’incidenza dei DA causato dalla pandemia, ma è atteso dagli specialisti. In Italia, il Ministero della salute ci conferma che sono 3.200000 persone ammalate di disturbi del comportamento alimentare, diffuse in modo omogeneo in tutte le regioni italiane.

Il progetto messo in campo dal Ministero della Salute

Per questo motivo Il Ministero della Salute ha promosso, e sta portando avanti anche in questo periodo di emergenza, un’azione Centrale – Progetto CCM dedicato ai Disturbi del Comportamento Alimentare, dal titolo “PIATTAFORMA PER IL CONTRASTO ALLA MALNUTRIZIONE IN TUTTE LE SUE FORME (TRIPLO BURDEN: MALNUTRIZIONE PER DIFETTO, PER ECCESSO E DA MICRONUTRIENTI)”. Interris.it ne ha parlato con la Professoressa Laura Dalla Ragione Psichiatra e Psicoterapeuta, Presidente SIRIDAP – Società Italiana Riabilitazione Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso, Direttore Rete Disturbi Comportamento Alimentare Usl 1 dell ‘Umbria e Docente Università Campus Bio-Medico di Roma

Oggi quanto pesano nella società queste patologie?
“Il due giugno è la giornata per il contrasto dei disturbi alimentari in particolare per l’anoressia, ed è molto importante ricordarlo perché c’è ancora molta sottovalutazione nei confronti di questo gravissimo problema. Ancora oggi porta alla morte di molti giovani e riguarda milioni di persone nel mondo, solo in Italia si contano circa 3 milioni di ragazzi e ragazze, ma anche bambini e persone adulte. Abbiamo fasce di bambini tra gli 8 e i 10 anni e persone che si ammalano per la prima volta da adulte e poi ci sono i maschi che sono una nuova emergenza perché fino a dieci anni fa erano l’1% mentre oggi nella fascia tra i 12 e i 17 anni sono il 20%, quindi probabilmente tra dieci anni questo non sarà più un disturbo di genere. Comunque è un grande problema sottovalutato e confuso con mode culturali, ma che in realtà è una patologia psichiatrica molto grave”.
Un malattia che si sta evolvendo quindi, abbracciando fasce di popolazione sempre più ampie?
“Storicamente i disturbi alimentari riguardavano il mondo femminile con il 99% dei casi, oggi però il quadro è cambiato. Nei maschi la malattia ha sicuramente delle caratteristiche diverse perché il sottopeso viene raggiunto con attività fisica, con ore ed ore di estenuanti allenamenti finalizzate ad ottenere un corpo magro, ma allo stesso tempo anche muscoloso. Nelle ragazze, invece, si manifesta con la restrizione alimentare. Le pazienti non si alimentano, oppure se sono in bulimia mangiano e vomitano quindi il sottopeso viene raggiunto attraverso queste tecniche, senza dimenticare l’iperattività che serve appunto per consumare quante più calorie possibili. In più il mondo delle palestre è molto pericoloso perché è fatto di troppi allenatori che a volte si comportano come medici suggerendo diete iper proteiche, con prodotti anabolizzanti e di conseguenza molto pericolosi. Bisogna stare molto attenti nell’affidarsi alle persone giuste quando si tratta di salute”.
Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo da Binge Eating, ma ci sono anche altre tipologie di disturbi: quali sono i più diffusi?!
“La famiglia comprende le tre grandi categorie dell’anoressia nervosa che comprende la perdita di peso importante ottenuta principalmente attraverso la restrizione, mentre la bulimia nervosa non è il contrario dell’anoressia perché anche in questo caso si raggiunge il dimagrimento, solo che il metodo è diverso. Qui le pazienti si abbuffano e poi usano metodi di compenso, vomitano o usano lassativi, diuretici, quindi metodi comunque molto pericolosi per la salute. Il binge eating desorder italiano, invece, è il disturbo di alimentazione incontrollata e vuol dire che le persone si abbuffano tantissimo senza metodi di compenso, questo disturbo porta all’aumento di peso esagerato. Poi ci sono anche dei disturbi nuovi che si stanno manifestando da poco e sono l’ortoressia, l’ossessione per il mangiare sano, con persone che cominciano ad essere ossessionate dal mangiare solo cose biologiche e sane, restringono la gamma dei cibi e provocando gravi danni di salute. Un altro disturbo che si sta diffondendo sempre di più è anche la pregoressia che riguarda le donne in gravidanza che cercano di perdere peso invece di acquistarlo. Deriva, infatti, pregency (gravidanza in inglese) e indica quelle donne che hanno paura di prendere peso, arrivando a fare delle diete drastiche, tanto da rischiare di mettere in pericolo la salute propria e del bambino che portano in grembo”.
Oggi il mercato offre un vasta gamma di prodotti dimagranti, ci si può fidare?
“L’alimentazione naturale è sempre la migliore, poi c’è un mondo di prodotti dimagranti, fatto di integratori e beveroni. Questa è una fetta di mercato assolutamente fuori controllo. Teniamo conto che questi prodotti sono i secondi più venduti anche nelle farmacie dopo le aspirine. L‘industria della dieta, infatti, è potentissima in tutto il mondo. Direi che questi prodotti ad ogni modo sono da scartare a meno che non ci sia una forte patologia in atto come l’obesità, un quadro metabolico importante. Ad ogni modo bisogna sempre assumerli sotto il controllo di un medico nutrizionista, mai usarli da soli. Il rischio è soprattutto per gli adolescenti e per le persone più fragili che rischiano di scatenare un meccanismo ossessivo compulsivo che porti a perseverare una magrezza patologica”.
Il covid e la quarantena come hanno cambiato questa situazione già allarmante?
“Oggi la situazione è cambiata, l’assistenza si è ridotta. Oltre la metà dei centri italiani hanno dovuto chiudere o ridurre l’assistenza diretta, quindi questo ha determinato che moltissimi pazienti non avessero la possibilità di accedere alle cure. Poi lo stare chiusi in casa, senza relazioni sociali, spesso con i genitori con cui il rapporto non è sempre idilliaco ha determinato un aumento di stress e tensione, mi riferisco in particolare a bambini e pre adolescenti. Il covid ha prodotto un aumento della patologia, soprattutto nelle regioni dove l’assistenza era già scarsa. Purtroppo in Italia l’assistenza per questi disturbi è un po’ a macchia di leopardo. Ci sono regioni dove i servizi sono presenti, ma anche altre regioni dove non ci sono servizi, quindi il quadro è stato sicuramente allarmante e ha prodotto un aumento della patologia”.
Non si muore di anoressia e bulimia, ma per mancanza di cure quindi. C’è bisogno di una maggiore medicina territoriale?
“Esattamente, è la parola giusta. Non si muore di anoressia perché è una patologia che si cura esattamente come altre, quindi in questo momento chi arriva alle cure e le affronta tempestivamente ha probabilità pari al 99% di guarire e tornare allo stato normale. Purtroppo si muore perché non ci si è curati di anoressia, dato che a tantissime persone non arrivano le cure perché nella regione dove abitano non ci siano le strutture specializzate o perché troppo spesso il disturbo è sottovalutato. Magari i genitori o anche i medici di famiglia o pediatri, rischiano di sottovalutare il disturbo. Si aggiunge che troppe volte i ragazzi e le ragazze non chiedono aiuto così facilmente, anzi nascondono il problema, qui c’è bisogno di un maggiore lavoro degli adulti che devono prestare maggiore e particolare attenzione a questi ragazzi”.
Se si vuole chiedere aiuto e non si sa come fare o si ha vergogna nel manifestare queste proprie debolezze come si può fare?
“Esiste un numero verde della Presidenza del Consiglio, è un numero sos per i disturbi alimentari al quale rispondono persone specializzate che possono ascoltare e dare indicazioni sulle strutture più vicine a cui rivolgersi. Il numero è attivo dal lunedì al venerdì per 12 ore al giorno, basta chiamare il numero 800180969“.
Oggi come viene ricordata la giornata?
“Oggi molte associazioni fanno degli incontri on line. In Campania c’è Giuseppe Rauso, presidente dell’associazione Consulta Noi, che raccoglie tutti i familiari delle persone che soffrono di queste patologie, che ha organizzato uno di questi incontri perché confrontarsi, bisogna parlarne per diffondere conoscenza e far si che le persone non abbiano vergogna di manifestare i propri disagi alimentari“.

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