Epatocarcinoma: nuovo approccio terapeutico per il tumore al fegato

L'epatocarcinoma è al secondo posto tra le cause di morte correlate a tumori ed è caratterizzato da un tasso di sopravvivenza a 5 anni del 20%

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:09

Il carcinoma epatocellulare è un tumore primitivo del fegato con scarse possibilità di cura ed elevata mortalità. Uno studio coordinato dall’Università di Trieste (UniTs) svela che la 5-azacitidina – un farmaco autorizzato per la cura di alcune malattie del sangue e in fase di studio contro alcuni tumori solidi – blocca la crescita e la migrazione delle cellule tumorali, ponendo solide basi per una nuova terapia nell’uomo. Lo studio, pubblicato su Cancers, ha chiarito, per la prima volta, alcuni dettagli del meccanismo molecolare di azione del farmaco nelle cellule del carcinoma epatico (o carcinoma epatocellulare, HCC).

Lo studio UniTs

UniTs ha coordinato gruppi di ricerca nazionali (Università Federico II di Napoli, di Pavia, di Padova, CRO di Aviano) e internazionali (istituti di Lubiana, Slovenia; Brno, Cechia; Ho Chi Minh city, Vietnam; Toronto, Canada). “Non esiste un trattamento farmacologico sufficientemente efficace per contrastare il carcinoma epatico in fase avanzata – ha sottolineato il prof. Gabriele Grassi docente di Biochimica clinica di UniTs, coordinatore dello studio, su Ansa -. Per questo, la comunità scientifica è alla ricerca di nuove strategie terapeutiche. La 5-azacitidina o suoi derivati, in futuro, potrebbero essere una di queste e offrire nuove speranze ai pazienti”.

L’epatocarcinoma e la 5-azacitidina

L’epatocarcinoma è al secondo posto tra le cause di morte correlate a tumori ed è caratterizzato da un tasso netto di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi basso, dell’ordine del 20% circa. In Italia in un anno vengono diagnosticati 9.000 tumori primitivi del fegato negli uomini e 4.000 nelle donne; il numero di decessi annuale è circa 7.800 (5.400 uomini e 2.400 donne). L’incidenza dell’epatocarcinoma cresce con l’età, soprattutto dopo i 50 anni.

La 5-azacitidina è un farmaco “demetilante”, ossia in grado di ridurre la quantità di particolari gruppi chimici aggiunti alla sequenza di base del DNA dalle cellule stesse, a scopo regolatorio: un processo noto come metilazione del DNA. In molte cellule tumorali, la metilazione del DNA avviene in modo anomalo e ciò permette alle cellule di acquisire più capacità di moltiplicarsi e muoversi nei tessuti sani, colonizzandoli con nuovi foci tumorali o metastasi. La 5-azacitidina negli Stati Uniti e in Europa è utilizzata per il trattamento di sindromi mielodisplasiche.

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